La storia di Arnoldo Mondadori | Rolling Stone Italia
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I ricordi dietro la storia dell’editoria italiana

Sono quelli raccontati in 'Storia di mio nonno e altri libri' di Luca Formenton, nipote di Arnoldo Mondadori, editore e presidente della casa editrice Il Saggiatore. E che, insieme, creano uno spaccato socio-culturale del Paese

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Foto: Stephen Phillips su Unsplash

Se Roberto Cerati, storico direttore commerciale e presidente della Einaudi, sosteneva che prima di farli i libri vanno pensati, Luca Formenton, editore de Il Saggiatore, offre un’ulteriore definizione del lavoro editoriale per cui chi i libri li fa, poi libro diventa. E nello specifico si tratta del nonno di Formenton, Arnoldo Mondadori. Colui che non solo ha creato dal nulla un impero editoriale, ma ha segnato nel profondo la società italiana, alfabetizzandola e portando in Italia alcuni tra i più grandi scrittori del Novecento. Storia di mio nonno e di altri libri (in tiratura limitata a 350 copie per le raffinate – ma accessibili – Edizioni Henry Beyle, che propongono per l’occasione anche dieci copertine di diversi colori) è un libro intimo e privato. Il diario pubblico di un editore che fa parte di una delle famiglie più importanti dell’editoria europea e che ripercorre gli anni della propria formazione attraverso i ricordi che lo legano al nonno e ai primi passi in quel mondo che poi sarebbe diventato pienamente anche suo.

Quando Luca Formenton è un bambino, Arnoldo Mondadori vive già del tutto all’interno di un’epica riconosciuta. Quella di chi nacque povero nella dispersa provincia mantovana. In quella pianura Padana allora totalmente agricola in cui Mondadori, figlio di un calzolaio analfabeta diventato oste, s’inventò dal nulla il lavoro di editore passando prima per venditore ambulante e poi per tipografo fino a trasformare definitivamente il proprio nome e cognome in sinonimo di libro. La sede della casa editrice è Milano, mentre Luca Formenton trascorre i primi anni e la giovinezza a Verona, dove nella sua provincia, a Gazzo Veronese, al seguito dell’osteria del padre, Arnoldo Mondadori mosse i suoi primi passi da imprenditore.

Per il nonno e il nipote nulla è meglio di giornali e libri come ponte di collegamento, la lettura diviene da subito lo strumento essenziale per avvicinare e appassionare due generazioni apparentemente lontane tra loro. Quella del nonno, «nato con il sedere nell’ortica» e quella del nipote, «nato con il sedere nella marmellata». Il primo ponte è Topolino (e chissà quanti da allora a oggi hanno trovato in questo meraviglioso settimanale uno spazio di dialogo, una possibilità in più con figli e nipoti), ma poi quello che più segna la memoria di Formenton è Fantomas, letto avidamente tanto dal nonno (sempre per primo) quanto dal nipote.

Quelle contenute in Storia di mio nonno e di altri libri sono memorie dolci che segnano lunghe estate assolate di noia e di pensieri sparsi, là dove il riferimento è sempre il nonno, la sua pancia tonda e i suoi modi tanto burberi quanto affettuosi che incorniciano regole rigide e magari un po’ bizzarre, come quella che impedisce a ogni componente della famiglia Mondadori di acquistare riviste e libri Rizzoli (il grande avversario, denominato da Arnoldo semplicemente come “R”). Regole e modi che però in fondo ricordano le regole e i modi di ogni nonno e di cui ogni nipote non può che portare un ricordo affettuoso come ultimi residui di tempi lontanissimi, mai conosciuti direttamente se non grazie a quell’incontro sempre un po’ magico che segna nipoti e nonni in egual misura.

Le vicende poi per la casa editrice Mondadori si faranno sempre più complesse e a tratti drammatiche, intrecciandosi con la storia d’Italia e lasciando ferite vivide all’interno della famiglia. Tutti fatti ben riscontrabili in libri di storia e cronache dell’epoca, ma che Luca Formenton lascia sullo sfondo evidenziando, prima di tutto, una nuova consapevolezza che assumerà la forma di una navicella corsara autonoma e indipendente come Il Saggiatore, di cui Formenton diverrà Presidente ed editore. Una sfida in campo aperto che lo porterà negli anni a lottare (vincendo) per i diritti de L’anno del pensiero magico di Joan Didion proprio contro quella casa editrice che porta il nome dell’amatissimo nonno materno.

L’incontro con Joan Didion a New York così come la riscoperta della Beat Generation con la pubblicazione di Allen Ginsberg segnano – insieme alla passione per la musica che porta Formenton a fondare un’orchestra – più di ogni altra cosa un’idea di editoria complessa e appassionata, mossa da un equilibrio sempre da inseguire con fatica e precisione certosina, ma anche da un necessario guizzo. Da quell’intuizione che non solo caratterizza ogni vero editore ma che può far trasformare un azzardo in una pietra solida e in un motivo nuovo e migliore per insistere in un lavoro che è sempre più complicato. La curiosità di certo è una guida formidabile, ma anche il gusto è parte fondamentale della ricerca. Un allenamento al bello inteso non come vacuo accostamento di pensieri e di oggetti, ma come trasformazione in nuovi significati di parole che divengono testi e poi libri e poi nuovamente pensieri. L’editore che si fa libro e il libro che si fa umano in quanto organismo mutevole e variabile.

Storia di mio nonno e altri libri ha la forma di un pensiero lungo che ripercorre un tempo esistenziale complesso e inquieto, dentro cui Formenton ha trovato appigli e spunti poi trasformati in relazioni e incontri e quasi sempre poi in libri bellissimi, rari e originali. Se è infatti noto che a confessarsi con un autore si rischia poi di finire all’interno delle sue narrazioni, non di meno a confrontarsi con un editore è facile finire almeno in parte all’interno di possibili libri frutto di più incontri e più spunti.

Sempre difficile decriptare la natura e l’origine di un’intuizione editoriale, ma certo è che l’editoria riguarda l’essere e la sua messa in discussione in un continuo movimento di riconoscimento e disconoscimento dentro al quale il sé appare mobile e fluido, in cerca continua di una nuova identità o di una nuova copertina; di una nuova e possibile felicità o storia. L’editore diviene così libro, catalogo di quel mondo che per ogni lettore assume di volta in volta, negli anni della giovinezza come della maturità, un significato sempre nuovo.

Viaggi, incontri, fiere, agenti letterari, autori e autrici con il loro genio e i loro vezzi sono protagonisti di queste memorie dolci, ma al centro resta un nocciolo duro che si rivela a tratti e con molto pudore. Si tratta della passione di un editore, quella che sa contenere con misura, forza e audacia un mestiere antico e contemporaneo, pieno di futuro quanto denso di passato. Fare editoria è come camminare in equilibrio su una corda tesa sul vuoto, dimenticandosi del vuoto pur sfidandolo. Un equilibrio complicato e seducente che traspare in ogni pagina di questo piccolo e prezioso libro, che racconta di un mestiere che aderisce a tutta un’esistenza.