Boy George torna a difendere We Will Dance Again, il brano che nelle scorse settimane ha acceso un duro dibattito per il suo sostegno a Israele. In un lungo messaggio sui social, il cantante respinge le accuse ricevute dopo l’uscita della canzone e ribadisce che il suo intento non era schierarsi contro il popolo palestinese: «Ho letto membri della stampa definirmi un “negazionista del genocidio”, eppure chi nega la sofferenza degli israeliani sembra passare sempre indenne».
Nel suo sfogo Boy George ha anche attaccato Bandcamp, che ha rimosso We Will Dance Again dalla piattaforma, definendo i responsabili della decisione «a bunch of c***s» («un branco di stronzi»), ma non è ancora chiaro se il brano sia stato rimosso perché creato con l’intelligenza artificiale o perché considerato filoisraeliano.
Il cantante, nel frattempo, ha affidato a un lungo messaggio la propria replica alle accuse ricevute nelle ultime settimane. L’ex frontman dei Culture Club ha spiegato: «La mia canzone è a favore della pace e racconta le emozioni che ho provato dopo aver visitato la mostra dedicata al Nova Festival e aver parlato con Michael e Lisa Marlowe, ai quali è stato portato via il figlio Jake. È stato ucciso mentre cercava di aiutare altre persone. Il Nova Festival è lo specchio del mio mondo da dj. Avrei potuto esserci anch’io. Ho provato quelle emozioni e ho scritto questa canzone per loro».
Boy George difende anche il verso iniziale del brano, “voi dite genocidio, io dico guerra”, e sostiene che esprimere vicinanza alle comunità ebraiche non significa sostenere il conflitto: «Questa canzone è per i miei amici ebrei. Vengo da un’idea di pace. Sono un hippie queer che ama gli ebrei, abbraccia le persone trans e sono certo che mia madre sarebbe orgogliosa di me».
Nel frattempo il brano continua a dividere l’opinione pubblica. Martyn Ware, cofondatore degli Heaven 17 e degli Human League, lo ha definito «un pezzo di propaganda musicale apertamente favorevole al genocidio e ostile ai palestinesi».
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