I matinée di Cosmo sono un’esperienza curativa | Rolling Stone Italia
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I matinée di Cosmo sono un’esperienza curativa

Siamo stati al concerto all’alba di Genova, tra politica, magia e traghetti come sfondo

I matinée di Cosmo sono un’esperienza curativa

Foto: Starfooker

Le mattine di Cosmo – che iniziano alle 7 del mattino e che finiscono, quanto più si può tirare, con il sole di questi giorni – sono un’esperienza meravigliosa che è facile ricollegare immediatamente al lavoro di Jane Bennett, filosofa politica, e al saggio di qualche anno fa pubblicato anche in Italia da Timeo, chiamato Materia vibrante.

In questo lavoro Jane Bennett – riconosciuta per le sue opere sulla natura, l’etica e l’affettività – sposta l’attenzione dall’esperienza umana delle cose alle cose stesse. Bennett sostiene che la teoria politica debba fare un lavoro migliore nel riconoscere la partecipazione attiva delle forze non umane negli eventi, e infine teorizza una materialità vitale che scorre attraverso e intorno ai corpi, umani o non umani che siano. Bennett esplora come l’analisi politica degli eventi pubblici debba cambiare se riconosciamo come il tutto emerga sempre come effetto di una configurazione ad hoc di azioni umane e non.

Suggerisce che questa capacità di agire sia distribuita in questo modo, e non confinata solo alla provincia che gli umani occupano all’interno della realtà, e che quindi possa portare alla coltivazione di una politica più responsabile ed ecologicamente risonante — una politica meno devota a condannare gli individui e più concentrata sul capire quale sia la rete di forze che agisce, tutta insieme, all’interno delle situazioni e degli eventi.

Ci troviamo in questa condizione al concerto straordinario di La fonte – Matinée Tour di Cosmo, visto ieri a Genova. L’album era sembrato opaco, ossidato ed ecco invece che prende un’attivazione se planato dentro un tempo che normalmente non occupiamo, e che non ha nulla a che vedere con gli esperimenti pur riusciti ma volgaroni comunque di dance M2O alle 11 di mattina. Qui siamo alle 7, è un’altra storia.

Osserviamo una configurazione estremamente elegante costruita da Forma 3: una piramide di specchi che riflettono sia il contesto circostante sia la vibranza dei corpi dei musicisti e del cantante e poi anche riflettono noi, uniti a elementi verde acqua e azzurri. Tutto assomiglia a un rito di purificazione, da qui il titolo.

Siamo quindi passati dall’ultratossico dichiarato dell’epoca dei Cavalli Bianchi e dai vestami da centro sociale rimastone, a una definizione rifinita che assomiglia un po’ al Calvin Klein di Italo Zucchelli agli inizi degli anni 2000. È un’attivazione estremamente uniforme e spaziale. La cassa c’è, naturalmente, ma una cassa presente in modo introiettato, ed è a favore di un ritorno a quel cantautorato digitale che ha fatto di Cosmo una superstar agli inizi e che sta tornando a costruire intorno a lui una figura di preminenza.

Magnifici sono stati i ferry passati dietro il palco, con le figure di Looney Tunes, le barche, l’arena, i cargo. Magnifici sono stati i momenti in cui il risveglio della band ha coinciso con il risveglio di noi stessi. La stessa vena battistiana di Cosmo, mai dimenticata e continuamente omaggiata, è questa volta eseguita (non è sembrata una stupidaggine) e ha preso tranquillamente posto dentro questa sorta di giardino delle cose incantate che questa magnifica tournée di Marco Jacopo Bianchi.

Cosmo ha sfoderato una sorta di cleansing, di pulizia, che ci porta inevitabilmente a una rilettura differente del suo album.

È un’esperienza fantastica, curativa senza essere pretenziosa, politica perché Jane Bennett è magnifica e sembra essere qui, stupenda perché avviene nel momento del sorgere del sole, qualunque esso sia.