Grazie a Christopher Nolan il mondo ha di nuovo bisogno dei filologi classici | Rolling Stone Italia
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Grazie a Christopher Nolan il mondo ha di nuovo bisogno dei filologi classici

Da quando è uscita 'Odissea', il regista legge incredulo le recensioni italiane: pensava semplicemente di aver diretto un kolossal ma, senza saperlo, è diventato il fulcro di un rinnovato orgoglio grecista

Grazie a Christopher Nolan il mondo ha di nuovo bisogno dei filologi classici

Christopher Nolan con il direttore della fotografia Hoyte van Hoytema, sul set di 'Odissea'

Foto: Universal Studios

In mezzo a tante soddisfazioni, Christopher Nolan sta attraversando anche un momento difficile. Da quando è uscita la sua Odissea, il grande regista legge la rassegna stampa in italiano con crescente preoccupazione.

Il fatto è che pensava semplicemente di aver diretto un kolossal tratto dal più famoso poema della letteratura occidentale. Invece ha scoperto di aver realizzato un sofisticato saggio per immagini in movimento sui poemi ciclici, sulla tradizione postomerica e su una serie di raffinatissime questioni metatestuali che, a giudicare dall’entusiasmo di certi recensori, aspettavano soltanto lui per diventare finalmente il fulcro di un rinnovato orgoglio grecista.

Le prime recensioni lo hanno lusingato. “Che bello”, avrà pensato. “Hanno colto le sfumature”. Poi è capitato sulla scena Substack italiana.

Ha scoperto così che una scelta di montaggio poteva equivalere a una presa di posizione in un dibattito iniziato ad Alessandria d’Egitto, un’inquadratura a un’ipotesi sulla tradizione manoscritta, un dettaglio apparentemente casuale all’ultimo capitolo di una controversia aperta da Zenodoto di Efeso. A quel punto ha chiuso il portatile e, per la prima volta dopo Tenet, ha avuto l’impressione di non aver capito del tutto un proprio film.

The Odyssey | Official Countdown Trailer

Nolan pensava di conoscere tutti i suoi fandom. Quelli che analizzano i trailer fotogramma per fotogramma, quelli che disegnano mappe temporali dei suoi film, quelli che litigano per mesi sul significato di un finale. Non avrebbe mai immaginato che i suoi supporter più devoti sarebbero stati gli italiani con un dottorato in filologia classica. Una comunità che normalmente comunica attraverso riviste accademiche, apparati critici e battute come “È il mio Telemaco”, riferite a un collega più giovane.

All’improvviso questa comunità si è trovata davanti a un blockbuster da trattare con lo stesso trasporto con cui si accoglie il ritrovamento di un nuovo papiro. Da una parte è difficile pensare a un altro regista che sia riuscito a trasformare una première cinematografica in un seminario sulla fine dell’età del bronzo. Dall’altra, siamo probabilmente davanti al primo caso nella storia del cinema in cui il merchandising non ufficiale di un film prende la forma di saggi con note a piè di pagina.

Da giorni Nolan vive con un’edizione commentata dell’Odissea sul comodino. La apre la sera cercando di capire se davvero quella dissolvenza volesse dire quello che sostengono tre professori emeriti e un ragazzo di Modena che su Facebook usa come immagine del profilo un frontone del Partenone.

Ogni tanto si ferma, prende appunti e mormora: “Questa mi sembra una bella idea”. Poi ricorda, con un certo imbarazzo, di essere stato lui a girarla.

Da Los Angeles continuano ad arrivargli congratulazioni per il successo commerciale. Dall’Italia, invece, gli arrivano PDF da quarantadue pagine con titoli come “Il valore metanarrativo della seconda esitazione di Ulisse alla luce dell’Ilioupersis”. Li apre con il timore con cui si aprono gli esami medici. Perché ormai ha capito come funziona: qualunque cosa ci sia scritta, probabilmente chi la scrive ha ragione.

Foto: Universal Studios

L’effetto collaterale più sorprendente è che Nolan è diventato, senza saperlo, il più grande benefattore di un popolo di norma ignorato dalla conversazione mainstream e, per dirla tutta, anche da ogni altra conversazione iniziata da qualcun altro. Per settimane intere persone che fino a ieri dovevano fare i salti mortali per infilare la parola nostos nelle poche pizzate post-lezione cui erano invitati hanno scoperto una nuova popolarità, ora che è il resto del tavolo a chiederne spontaneamente la definizione. C’è chi è stato richiamato in gruppi WhatsApp dell’ultimo anno di liceo soltanto per chiarire un dettaglio su Atena. Chi ha ricevuto un messaggio con scritto: “Scusa, ma tu che facevi greco…”.

Si dice che Nolan stia già pensando al prossimo progetto. Non è ancora chiaro se sarà un prequel dell’Anabasi di Senofonte o un biopic di Aristarco di Samotracia.

Da oggi grazie ai grecisti italiani Christopher Nolan non è più soltanto uno dei più grandi registi viventi. È la prova che non esiste sapere inutile. Da qualche parte, in questo momento, c’è un ex studente del liceo classico che sta riaprendo gli appunti del quinto anno e sorridendo. Si logga su Reddit ed è come se la luce della lampada dello scrittorio gli proiettasse la forma di una maschera sul volto. Per la prima volta nella sua vita il mondo ha bisogno di lui.