Il nuovo brano di Boy George, condiviso anche su X e Instagram con il titolo in ebraico עוד נרקוד (We Will Dance Again), è una canzone che si apre con parole destinate a far discutere: “You say genocide, I say war / When you’re attacked, that’s what the army’s for / Does it get ugly? You bet it does / When I know you wanna kill every last one of us” (“Tu dici genocidio, io dico guerra / Quando vieni attaccato, è a questo che serve l’esercito / Diventa brutto? Puoi scommetterci / Quando so che vuoi uccidere fino all’ultimo di noi”).
Nel testo, il cantante dei Culture Club cita anche l’attacco al Nova Music Festival, durante il quale centinaia di persone furono uccise o prese in ostaggio da Hamas, definendo le vittime civili persone assassinate “per il crimine di ballare”. E nel ritornello ribadisce il proprio sostegno alla comunità ebraica: “There will be no war / But if you’re ever confused / I stand with the Jews / I don’t feel brave, I just need to behave like a human” (“Non ci dovrebbe essere nessuna guerra / Ma se mai dovessi essere confuso / Io sto con gli ebrei / Non mi sento coraggioso, ho solo bisogno di comportarmi come un essere umano”).
Boy George attacca inoltre il movimento filo-palestinese e alcuni artisti che hanno condannato Israele, cantando: “You condemn the Jews, with selective memory / Musicians holding flags, mouthing like sheep / Propaganda fuelled by the internet feels so weak” (“Condanni gli ebrei, con memoria selettiva / Musicisti che sventolano bandiere, con la bocca come pecore / La propaganda alimentata da internet sembra così debole”).
Non è la prima volta che il cantante affronta pubblicamente il tema. In una recente intervista al Telegraph aveva spiegato il legame personale con la comunità ebraica. Mentre dopo l’accoltellamento di due uomini ebrei a Golders Green, avvenuto lo scorso aprile, aveva dichiarato: «Dobbiamo far sapere alla nostra comunità ebraica che la sosteniamo».
Solo pochi mesi fa, però, Boy George aveva assunto una posizione più sfumata. Intervistato in occasione della sua partecipazione con San Marino all’Eurovision Song Contest, rispondendo alle domande sul boicottaggio della manifestazione da parte di alcuni Paesi contrari alla presenza di Israele, aveva detto: «Mi chiedono, a me che ho dei principi, di voltare le spalle ai miei amici ebrei? Questo non accadrà mai. Fin dall’inizio della mia carriera ho indossato la Stella di David… Mi sento molto legato al popolo ebraico. Non sono necessariamente legato a Israele. Non ho un’opinione precisa al riguardo. Ma la missione della musica è unire le persone». Con We Will Dance Again quella missione sembra essersi trasformata in un sostegno esplicito a Israele.












