Non il mare, non la montagna: l’estate più cinematografica è sempre stata quella di chi resta in città, tra asfalto rovente, finestre spalancate e quartieri improvvisamente vuoti. Un genere non ufficiale che va da Hitchcock a Sorrentino, passando per Roma, New York e una manciata di gradi di troppo
Vacanze romane
William Wyler 1953Primo film hollywoodiano girato interamente in esterni a Roma, nel pieno di un’estate torrida che si respira in ogni inquadratura: niente teatri di posa, solo il caldo vero addosso a Gregory Peck e Audrey Hepburn. Lei, principessa in fuga sulla Vespa tra Colosseo e Fontana di Trevi, vinse l’Oscar per quella che sarebbe diventata la cartolina più citata della Roma cinematografica. Da allora ogni film “estivo” ambientato in città porta, volente o nolente, il suo marchio.
La finestra sul cortile
Alfred Hitchcock 1954Manhattan, ondata di caldo, un cortile pieno di finestre aperte e una gamba ingessata: il fotoreporter interpretato da James Stewart passa l’estate a spiare i vicini per noia, e finisce per scoprire un omicidio. Il voyeurismo urbano nasce qui, tra un ventilatore che non basta mai e Grace Kelly che entra in scena come un refrigerio in abito bianco. Hitchcock trasforma il caldo in un dispositivo narrativo: senza afa, senza finestre spalancate, non ci sarebbe film.
Quando la moglie è in vacanza
Billy Wilder 1955Di nuovo Manhattan svuotata dalle vacanze estive, e la gonna di Marilyn Monroe che si solleva sulla grata della metropolitana: l’immagine più fotografata del secolo, girata di notte su Lexington Avenue davanti a una folla di curiosi talmente numerosa da costringere Wilder a rifare la scena in studio. Tom Ewell resta solo in città mentre la famiglia è al mare, e l’estate diventa il terreno perfetto per la tentazione. Una commedia sulla noia coniugale che il caldo rende ancora più insopportabile.
Quel pomeriggio di un giorno da cani
Sidney Lumet 1975Brooklyn, agosto, l’asfalto che scotta e una rapina in banca finita malissimo. Al Pacino nei panni di Sonny, ispirato alla storia vera di John Wojtowicz, che nel 1972 tentò lo stesso colpo per pagare l’operazione alla compagna transgender. La folla che si accalca fuori dalla banca, tra caldo e curiosità morbosa, trasforma il fatto di cronaca in uno spettacolo di strada ante litteram. Uno dei ritratti più lucidi mai fatti di New York come palcoscenico permanente.
Un sacco bello
Carlo Verdone 1980Esordio alla regia, prodotto da Sergio Leone, che vide nel giovane Verdone quello che nessun altro produttore romano aveva capito: tre storie, tre personaggi interpretati tutti da lui, in una Roma deserta a Ferragosto. Il “Palo della Morte” è diventato instant cult, ma il film funziona soprattutto come fotografia di una città che ogni estate si svuota e si consegna a chi resta, i romani “de Roma” costretti a inventarsi le vacanze in casa propria.
Caro diario
Nanni Moretti 1993Di nuovo Roma d’agosto, questa volta vista dal sellino di una Vespa, tra quartieri deserti, palazzi anni Trenta e una colonna sonora che passa da Leonard Cohen a Keith Jarrett senza soluzione di continuità. Il primo capitolo del film, In Vespa, è diventato un piccolo manifesto sul piacere di girare per una città vuota senza meta precisa. Moretti trasforma la solitudine estiva in una forma di libertà, l’esatto opposto dell’ansia da vacanza organizzata.
Ghostbusters – Acchiappafantasmi
Ivan Reitman 1984L’ondata di caldo newyorchese è quasi un personaggio a sé stante, capace di far impazzire la città prima ancora che arrivino i fantasmi veri: umidità, aria condizionata rotta e nervi a fior di pelle fanno da preludio all’apocalisse soprannaturale. Resta memorabile la battuta di Bill Murray sui “cani e gatti che vivono insieme” come segno dell’imminente fine del mondo. Una delle poche commedie in cui il meteo estivo diventa letteralmente un presagio.
Fa’ la cosa giusta
Spike Lee 1989Il giorno più asfissiante dell’anno a Bedford-Stuyvesant, Brooklyn: il termometro sale, i rapporti tra vicini si incrinano, e quella che comincia come una giornata qualunque finisce in tragedia. Probabilmente il film definitivo sulla canicola come detonatore sociale, dove il caldo non è solo sfondo ma miccia accesa su tensioni razziali mai sopite. Radio Raheem che porta il suo boombox per le strade resta una delle immagini simbolo del cinema americano sull’estate urbana.
Kids
Larry Clark 1995Un’unica giornata torrida a New York, tra skateboard, sesso non protetto e adolescenza allo sbando. Larry Clark, fotografo prestato al cinema, e Harmony Korine, sceneggiatore ventenne all’esordio, raccontano un’estate senza adulti né rete di protezione. Il caldo asfittico della città accompagna un gruppo di ragazzi che vive la stagione più libera dell’anno come un rischio costante. Un film che all’epoca fece scandalo, e che oggi resta uno dei ritratti più crudi mai girati sull’estate come età della perdita dell’innocenza.
La grande bellezza
Paolo Sorrentino 2013Si apre con una festa sul tetto in una calda notte romana, tra fuochi d’artificio sul Colosseo e un cast di personaggi che balla fino all’alba per il sessantacinquesimo compleanno di Jep Gambardella, interpretato da Toni Servillo. Da lì in poi l’estate della Capitale diventa scenografia di tutto il film, complice della decadenza e della malinconia del protagonista. Premio Oscar al miglior film straniero, e forse l’ultima grande cartolina cinematografica di una Roma che, esattamente come in Vacanze romane sessant’anni prima, resta bellissima anche mentre si consuma.










