Le migliori canzoni originali che non hanno vinto l’Oscar dal 2000 ad oggi | Rolling Stone Italia
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Le migliori canzoni originali che non hanno vinto l’Oscar dal 2000 ad oggi

Da Björk a Rihanna passando per Pharrell e Beyoncé: original song nominate e sconfitte agli Academy Awards che spesso oggi vivono più a lungo, e meglio, di chi le ha battute. Aspettando il destino di Taylor Swift per 'Toy Story 5'

Le migliori canzoni originali che non hanno vinto l’Oscar dal 2000 ad oggi

Beyoncé canta 'Listen' in 'Dreamgirls' (2006)

Foto: Paramount Pictures

Vincere l’Oscar non è mai stata garanzia di sopravvivenza culturale. Anzi: alcune delle canzoni da film più ascoltate dal 2000 ad oggi sono uscite dalla notte degli Oscar a mani vuote, magari battute da brani che oggi in pochi ricordano. Da Björk a Rihanna, passando per Encanto, Black Panther e Frozen II: pezzi che hanno perso la statuetta ma vinto tutto il resto tra classifiche, playlist e, soprattutto, memoria collettiva.

Mentre I Knew It, I Knew You, la canzone scritta da Taylor Swift per Toy Story 5, comincia solo ora la sua corsa agli Academy Awards, abbiamo stilato una lista di brani nominati ma non “oscarizzati”. La cosa più interessante di questa categoria infatti non è sempre chi vince: a volte è chi perde e finisce comunque nella storia. Vero, Beyoncé?

  • I’ve Seen It All

    Dancer in the Dark (2000) Björk

    Musica di Björk, testo firmato insieme a Lars von Trier e Sjón: una ballata industrial-cabaret che è la vera colonna sonora del film, altro che sfarzi hollywoodiani. Perse contro Things Have Changed di Bob Dylan (Wonder Boys) la notte in cui Björk si presentò con l’abito-cigno e depose un uovo sul red carpet, diventando lei stessa un pezzo di storia degli Oscar più della statuetta che non ha mai vinto.

  • May It Be

    Il Signore degli Anelli – La compagnia dell’anello (2001) Enya

    Scritta con Nicky e Roma Ryan, è diventata il suono ufficiale della malinconia epica, quello che si ascolta ancora ai matrimoni e nei trailer strappalacrime. Perse contro If I Didn’t Have You di Randy Newman (Monsters & Co.): nel 2002 l’Academy preferì i mostri pelosi alla Terra di Mezzo.

  • Vanilla Sky

    Vanilla Sky (2001) Paul McCartney

    Prima nomination da solista di un Beatle dai tempi di Live and Let Die, quasi trent’anni prima. A vincere, stessa categoria e stessa notte, fu ancora If I Didn’t Have You di Randy Newman: doppio colpo per lui, doppia beffa per Sir Paul, che si consolò con il Critics’ Choice Award.

  • Listen

    Dreamgirls (2006) Beyoncé

    Il film piazzò una tripletta di nomination (Listen, Love You I Do, Patience, scritte da Henry Krieger con Anne Preven e Scott Cutler) e le perse tutte: a trionfare fu I Need to Wake Up di Melissa Etheridge, dal documentario di Al Gore Una scomoda verità. Un promemoria che gli Oscar, quando vogliono, sanno essere politici anche nella categoria più glamour della serata.

  • Down to Earth

    WALL-E (2008) Peter Gabriel

    Scritta con Thomas Newman per il finale del capolavoro Pixar, Gabriel si rifiutò persino di eseguirla dal vivo alla cerimonia, offeso dai 65 secondi concessigli nel medley (a cantarla fu John Legend). Vinse Jai Ho di A.R. Rahman, da The Millionaire: l’anno in cui Bollywood conquistò gli Oscar e nessuno riuscì più a fermarla.

  • I See the Light

    Rapunzel – L’intreccio della torre (2010) Mandy Moore, Zachary Levi

    Musica di Alan Menken, testo di Glenn Slater: la classica power ballad da lanterne volanti che Disney sforna una volta ogni generazione. Perse contro We Belong Together di Randy Newman (Toy Story 3), la sua seconda vittoria consecutiva “in casa” dopo Monsters & Co.

  • The Moon Song

    Lei – Her (2013) Karen O

    Scritta con il regista Spike Jonze, è forse la ballata più intima mai composta per un film su un uomo innamorato del proprio sistema operativo. Perse contro Let It Go: quell’anno, semplicemente, non c’era scampo per nessuno.

  • Happy

    Cattivissimo me 2 (2013) Pharrell Williams

    Il singolo di maggior successo commerciale mai nominato in questa categoria, quello che per settimane ha scatenato flash mob e balletti da ufficio. Nemmeno la hit più contagiosa del decennio bastò a scalfire Let It Go: Elsa, quell’anno, vinceva comunque.

  • Ordinary Love

    Mandela – La lunga strada verso la libertà (2013) U2

    Prima nomination della band dai tempi di The Hands That Built America (Gangs of New York, 2003): portò a casa il Golden Globe ma non l’Oscar. Anche qui a bloccare la strada fu Let It Go, che quell’anno seppellì tre nominati su cinque.

  • Can’t Stop the Feeling!

    Trolls (2016) Justin Timberlake

    Scritta con Max Martin e Shellback, resta uno dei tormentoni pop più onnipresenti degli anni Dieci. Perse contro City of Stars di La La Land: l’anno in cui Hollywood, va detto, si scelse da sola.

  • How Far I’ll Go

    Oceania (2016) Auli‘i Cravalho

    Firmata da Lin-Manuel Miranda nel pieno della botta post-Hamilton, è oggi tra i brani Disney più ascoltati in streaming di sempre. Stessa notte, stesso verdetto: City of Stars vinse anche su di lei.

  • Mystery of Love

    Chiamami col tuo nome (2017) Sufjan Stevens

    Una delle poche canzoni per film capaci di reggere il confronto con il romanzo di André Aciman da cui è tratta la storia: intima, dolente e indie fino al midollo. Perse contro Remember Me di Coco, la notte in cui la Pixar ha di nuovo prevalso sull’indie da festival.

  • This is Me

    The Greatest Showman (2017) Keala Settle

    Scritta da Benj Pasek e Justin Paul, è diventata un inno di self-empowerment ancora prima che il film sfondasse davvero al box office. Anche lei si arrese a Remember Me: stessa notte di Mystery of Love, doppia sconfitta nella categoria per due outsider agli antipodi.

  • All the Stars

    Black Panther (2018) Kendrick Lamar, SZA

    Prima nomination Oscar per un brano tratto da un film Marvel, colonna sonora di uno dei fenomeni pop-culturali più importanti del decennio. Perse contro Shallow di Lady Gaga (A Star Is Born), che quell’anno semplicemente aveva già la statuetta in tasca.

  • Into the Unknown

    Frozen II – Il segreto di Arendelle (2019) Aurora, Idina Menzel

    Scritta da Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez, già vincitori con Let It Go, stavolta si fermò davanti a (I’m Gonna) Love Me Again di Elton John e Bernie Taupin (Rocketman): la loro seconda vittoria a distanza di venticinque anni da Can You Feel the Love Tonight (Il re leone).

  • Dos oruguitas

    Encanto (2021) Sebastián Yatra

    Altro giro, altra chicca di Lin-Manuel Miranda. Fu la candidata a sorpresa di un film che aveva già conquistato le classifiche globali con We Don’t Talk About Bruno, canzone che, curiosamente, non venne nemmeno presentata per la nomination. Perse contro No Time to Die di Billie Eilish e Finneas O’Connell. Ubi maior.

  • Lift Me Up

    Black Panther: Wakanda Forever (2022) Rihanna

    Scritta con Tems, Ryan Coogler e Ludwig Göransson, segnò il ritorno sulle scene discografiche di Rihanna dopo anni di silenzio, ed era anche il suo tributo a Chadwick Boseman. Perse contro Naatu Naatu da RRR, primo brano indiano a vincere la categoria nella storia degli Academy Awards.

  • Hold My Hand

    Top Gun: Maverick (2022) Lady Gaga

    Scritta con BloodPop, avrebbe dovuto essere la naturale erede di Shallow: invece toccò anche a lei inchinarsi davanti a Naatu Naatu, la stessa notte in cui Rihanna perdeva con Lift Me Up. Doppia beffa hollywoodiana, Bollywood ringrazia.

  • I’m Just Ken

    Barbie (2023) Ryan Gosling

    Scritta da Mark Ronson e Andrew Wyatt, ha trasformato un fidanzato di plastica nel personaggio più memorabile dell’anno al cinema e nella performance più chiacchierata della serata degli Oscar. Perse contro What Was I Made For? di Billie Eilish, uscita dallo stesso film: la beffa più assurda della lista, Ken battuto da Barbie in casa propria.