È sempre la Summer of Cooks: perché ormai una volta all’anno, ma anche di più, esce un film che vuole raccontarci ancora un angolo del lavoro in cucina. Ancora una trovata geniale, ancora una crisi. Ancora un piatto uscito alla perfezione che, servito al momento giusto, cambia le vite di chi lo assaggia. Da quando abbiamo scoperto il cuoco come eroe, e cioè una ventina di anni fa suppergiù, non riusciamo a farne a meno: vogliamo seguire il suo arco narrativo, vederlo rischiare tutto e incantare le papille. Perché, alla fine, poche cose ci interessano e ci accomunano come il cibo. Ecco dunque i tredici momenti, secondo noi, in cui il racconto della cucina e delle sue molteplici vite ha raggiunto i massimi livelli. Serviti per voi.
Il pranzo di Babette
Gabriel Axel 1987Tartaruga, quaglie in sfoglia, Veuve Clicquot. Tratto da un racconto di Karen Blixen, un film austero che trova nel cibo il suo punto di fusione. In fondo la storia di Babette Hersant, cuoca francese bonvivante arrivata in un villaggio protestante della costa danese per rifugiarsi dalla Comune di Parigi, è anche e soprattutto una vicenda di integrazione e comunicazione tra culture. Il pranzo luculliano e francesemente peccaminoso che prepara per le sue anziane datrici di lavoro e la comunità non è solo il cardine che interrompe decenni di sobrietà: è una visione del mondo. E un’affermazione di identità, pure femminile e libera, in un contesto che la vorrebbe strega. Per le sue virtù goderecce e non solo, fu il primo film danese a vincere l’Oscar per il miglior film internazionale, nel 1988.
Mangiare bere uomo donna
Ang Lee 1994Tra i film più conosciuti di Ang Lee, Mangiare bere uomo donna esplora la dimensione domestica e post-partita della professione del cuoco. Che cosa rimane di un’identità intera dopo l’ultimo servizio? E, ancora peggio, che cosa succede alla mente del cuoco quando intralci fisici gli impediscono di esercitare la sua dimensione del gusto? Questi i presupposti da cui parte il lungometraggio. Che vede per protagonista un anziano chef vedovo di Taipei, piagato dalla perdita proprio del senso del gusto. Ogni domenica, il cuoco riunisce le tre figlie per un pranzo rituale in cui si “consumano” tanto i piatti quanto i segreti di famiglia. Mangiare bere uomo donna conclude la cosiddetta “trilogia del padre” del regista taiwanese.
Ratatouille
Brad Bird 2007Prima dell’era della popolarità mediatica degli chef, il mondo imparò ad amare Remy, topo parigino dal palato sopraffino. Il suo sogno è quello di diventare chef, e avrebbe tutti i numeri per farlo. Un piccolo problema: i roditori non sono generalmente ben visti, nelle cucine degli esseri umani… Da questa premessa si costruisce una storia emozionante e pure in un certo senso dotta, per i molti stimoli che mutua dalla storia e dall’evoluzione della reale cucina francese e non solo. Tutto comincia nel ristorante di una leggenda (fittizia) della cucina d’oltralpe, Auguste Gusteau. Lì Remy incontra Linguini, un garzone con, parimenti, il sogno di passare ai fornelli. Manovrandolo letteralmente, Remy passerà le sue conoscenze a Linguini, che le tradurrà dal mondo dei topi a quello degli umani. Il resto è storia, come direbbe lo spaventoso e autorevole critico gastronomico Anton Ego, leggenda vuole modellato sulla figura del grande “collega” in carne e ossa François Simon. Oscar al miglior film d’animazione.
Julie & Julia
Nora Ephron 2010Staccare da tutto, pensando comunque alla cucina: il passatempo preferito nazionale, sicuramente. Il film perfetto per quelle serate è Julie & Julia, per seguire un po’ di storia della cucina e un po’ di storia fittizia da commedia felice: tutto quello che possiamo desiderare da una visione by Nora Ephron. Due vicende parallele: Julia Child (Meryl Streep), anni Cinquanta. Un’americana a Parigi diventa la più celebre cuoca televisiva d’America, tra accento comico, passaggi un po’ inventati e una capacità di cavarsela, e di arrangiare un pasto, fuori dal normale. L’altra faccia della medaglia è Julie Powell (Amy Adams), blogger newyorkese che nel 2002 si impone di cucinare tutte le 524 ricette del libro di Child in 365 giorni. I momenti comici e dolceamari non tarderanno ad arrivare. Ultimo, purtroppo, film diretto da Ephron prima della morte, avvenuta nel 2012.
Soul Kitchen
Fatih Akın 2009Amburgo, Germania. Zinos, cuoco greco-tedesco, gestisce una trattoria sgarrupata. Tra un collega anarchico assunto per caso, un fratello appena uscito di prigione e una crisi sentimentale, il locale diventa il centro di una commedia corale sull’identità multiculturale della città. Gran premio della giuria a Venezia per il regista Fatih Akın e la sua commedia rocambolesca scaldacuore che mostra il lato brick and mortar della cucina, come anche il suo legame sempreverde – e spontaneo – con le storie di emigrazione e di integrazione culturale.
La cuoca del Presidente
Christian Vincent 2012Ispirato alla storia vera di Danièle Mazet-Delpeuch (interpretata sullo schermo da Catherine Frot), produttrice di tartufi del Périgord chiamata nel 1988 a dirigere la cucina personale di François Mitterrand all’Eliseo, tra invidie dello staff e la sfida di conquistare il palato del Presidente. Un film francesissimo su una vicenda incredibilmente francese. Nella ricetta finisce anche, naturalmente, alta cucina da leccarsi i baffi. Un bel film francese, come solo i francesi sanno cucire. Ho già detto la parola francese?
Il sapore del successo
John Wells 2015Bradley Cooper guida un cast cucito a puntino (con lui Sienna Miller, Daniel Brühl, Omar Sy e sì, pure Riccardo Scamarcio) che trasforma una storia di cucina in una godibilissima parabola all’americana, nonostante non sia ambientato in America. Cooper è Adam Jones, chef che ha bruciato una carriera da due stelle Michelin tra droga e alcol a Parigi. Decide dunque di rientrare a Londra con il progetto di ritrovarsi, e di ricostruire una nuova brigata attorno a sé. Il progetto: conquistare la terza stella sulla prestigiosa guida. L’impresa non sarà naturalmente facile né indolore, e mostrerà al pubblico il lato più frenetico e ossessivo del mestiere: quello legato ai riconoscimenti, ai tavoli da riempire, ai piatti con cui stupire. Il personaggio di Cooper fu scritto ispirandosi in parte a Gordon Ramsay, e l’attore trascorse mesi allenandosi con Clare Smyth, all’epoca executive chef del tre stelle di Ramsay a Londra, per rendere credibili i movimenti tecnici in scena.
Boiling Point – Il disastro è servito
Philip Barantini 2021Una sola notte, un solo piano sequenza di 92 minuti. Lo chef Andy Jones (Stephen Graham) affronta la serata più caotica dell’anno nel suo ristorante londinese, tra un’ispezione igienico-sanitaria disastrosa, una brigata al limite e una vita personale in frantumi. Nato dall’esperienza diretta di Barantini come ex chef, girato in presa diretta alla terza ripresa su quattro tentativi, Boiling Point non è certamente un film da tutti i giorni, o meglio: la tensione sale realmente, l’ansia schizza alle stelle, e lo spettatore non può esimersi dal chiedersi quanto più in fondo potrà precipitare il tunnel di violenza ed errori. L’anti-romanticizzazione della cucina: per nulla romantica, bensì sporca e sudata. Finalmente: avevamo bisogno anche di questo. Così tanto che, prima di “sfondare” con Adolescence, Graham fu protagonista anche di una miniserie sulla BBC ispirata proprio al film. Era il 2023.
The Bear
Christopher Storer 2022-2026“La” serie che è stata identificata con il racconto delle cucine, negli ultimi anni. E che, soprattutto con la sua prima stagione, è riuscita a unire un grande storytelling a un grande, e oggettivo, studio del personaggio e della figura di un certo tipo di cuoco nella vita reale. Uno che dialoga con il Kitchen Confidential di Anthony Bourdain, e uno che probabilmente, riproposto sullo schermo nel 2022, ha portato anche all’adattamento del memoir con Dominic Sessa nei panni del famoso cuoco (ma ci arriviamo tra poco). La storia, se ce ne fosse bisogno: Carmy Berzatto (Jeremy Allen White, pluripremiato per il ruolo proprio come la serie creata da Christopher Storer), giovane chef da ristorante stellato, torna a Chicago per gestire la paninoteca di famiglia dopo la morte del fratello, trasformando il caos della cucina in un percorso di lutto, ambizione e redenzione collettiva. Otto Emmy vinti nella sola prima stagione, record per una comedy (che così comedy non è). A brillare sono anche Ayo Edebiri, Ebon Moss-Bachrach e Matty Matheson. Da vedere nonostante un paio di stagioni decisamente sottotono.
The Menu
Mark Mylod 2022Un film all’intersezione tra satira, thriller e horror, e in più ambientato nell’alta ristorazione. Aspetta aspetta, cosa? Effettivamente alcune componenti sembrano stroppiare nel film di Marc Mylod, che punta altissimo e, secondo chi scrive, giunge al punto solo in metà degli intenti. Rimane però che lo studio sul personaggio dello chef, interpretato da Ralph Fiennes, è decisamente interessante, e quindi merita la menzione. La trama: un gruppo di facoltosi clienti raggiunge un’isola per cenare nel ristorante, esclusivissimo, dello chef Julian Slowik, la cui haute cuisine concettuale nasconde un piano tanto meticoloso quanto letale. Tra chi è lì solo per apparire, The Menu fa soprattutto il verso a quei ristoranti che ci credono troppo, senza avere una sostanza reale su cui costruirsi. E, naturalmente, a chi va loro dietro ciecamente. Nel cast anche Anya Taylor-Joy e Nicholas Hoult.
Il gusto delle cose
Trần Anh Hùng 2023Film storico decisamente sontuoso e food porn nel suo racconto del cibo. Francia (e dove, se no?), fine Ottocento: Eugénie (Juliette Binoche), cuoca sopraffina, e Dodin Bouffant (Benoît Magimel, reale ex marito di Binoche, al primo ritorno sulle scene con l’ex moglie), celebre gastronomo, lavorano fianco a fianco da vent’anni creando piatti che stupiscono i migliori chef di Francia. La loro complicità professionale è però anche una storia d’amore, mai ufficialmente formalizzata per volontà di Eugénie, che teme che il vincolo matrimoniale possa toglierle libertà e il rispetto dell’uomo. La richiesta di una commessa straordinaria cambia però le carte in tavola, insieme a gravi e improvvisi problemi di salute della donna. Sarà un piatto, il pot-au-feu, povero e tradizionale, a diventare il perno della loro storia. Candidato francese agli Oscar come miglior film internazionale (nell’anno però di Anatomia di una caduta, ehm…).
Aragoste a Manhattan
Alonso Ruizpalacios 2024Un altro sincerissimo racconto degli aspetti deteriori della cucina, tratto dalla pièce teatrale The Kitchen di Arnold Wesker. Nella cucina sotterranea di un ristorante-trappola per turisti a Times Square, un cuoco messicano senza documenti (Raúl Briones) e una cameriera americana (Rooney Mara) vivono un amore complicato mentre l’intera brigata, fatta di immigrati da tutto il mondo, viene messa sotto accusa per una cassa svuotata. Girato in un bianco e nero sporco e teso, con un piano sequenza di dieci minuti durante il rush del pranzo, Aragoste a Manhattan – ma l’originale La cocina è più bello – è un film “anti-food porn” e, paradossalmente, per nulla legato al racconto del cibo, qui elemento incidentale attraverso cui ampliare lo sguardo sia registico che del pubblico sulle dinamiche di violenza insite in certe professioni e sul razzismo intrinseco a cui sono sottoposti gli immigrati, regolari o meno, nel mondo occidentale. Il cibo, qui, è soprattutto una questione politica.
Tony – Diario di un giovane cuoco
Matt Johnson 2026Un’estate può cambiare la vita. Non è il claim del nuovo coming of age della stagione estiva, ma di Tony – Diario di un giovane cuoco, adattamento ideale di Kitchen Confidential, memoir-culto di Anthony Bourdain sui suoi primi anni in cucina e libro seminale per la narrazione della vita davanti ai fornelli senza filtri e in prima persona a cui siamo abituati oggi. Dominic Sessa è il “giovane Tony”, impegnato a destreggiarsi tra la ricerca di una propria identità, le difficoltà lavorative in un ambiente ancora da galeotti e le richieste apparentemente incessanti del mondo attorno a lui. Nel cast anche Emilia Jones (CODA – I segni del cuore) e Antonio Banderas nel ruolo “condensato” di tutti i mentori citati da Bourdain nel volume.














