Canzoni che rispondono ad altre canzoni | Rolling Stone Italia
Answer Songs

Canzoni che rispondono ad altre canzoni

Non sono “dissing”, ma pezzi che replicano alla storia cantata da un altro artista. Ecco 10 esempi a partire da ‘Superstar’, la canzone di Lydia Murdock scritta dal punto di vista di Billie Jean

Canzoni che rispondono ad altre canzoni

Michael Jackson

Foto: Liaison/Getty Images

Oltre a riportare in classifica Billie Jean, il biopic su Michael Jackson ha fatto tornare in mente l’esistenza di una canzone legata a quella hit del re del pop, Superstar di Lydia Murdock. È un esempio di answer song, un tipo di canzone che nasce in risposta a un altro pezzo pubblicato antecedentemente e al relativo argomento. È un espediente usato nel blues degli anni ’30 che poi è andato avanti fino ai giorni nostri, spesso con una maggiore quantità di risposte al femminile, ma ci sono chiaramente molte varianti. Considerato che oggi vanno più di moda i dissing (che non sono propriamente la stessa cosa, ma un botta e risposta tra artisti che si denigrano reciprocamente), diamo un ascolto ad alcune answer song interessanti pescate nel vasto mare del genere, tanto per farci un’idea di quante soddisfazioni potrebbe ancora darci il genere.

  • Superstar

    Lydia Murdock (1983) Risposta a ‘Billie Jean’ di Michael Jackson (1983)

    Lydia Murdock risponde al protagonista di Billie Jean, che nel brano si lamentava di essere stato fregato da questa ragazza che lo accusava ingiustamente di averla ingravidata. Murdock parla dal punto di vista di Bille Jean e afferma che il protagonista della canzone è in realtà un codardo che non si prende le sue responsabilità. La canzone di Murdok è parecchio esplicita, non solo nei testi ma soprattutto nella musica, in quanto l’arrangiamento è praticamente identico a quello dell’originale (basso in primis). Nonostante questo o proprio per questo è diventata una mini hit. Dopo questo exploit Murdock non è riuscita ad affermarsi, sparendo dalle scene dopo un paio di altri tentativi.

  • Yes I Am Experienced

    Eric Burdon & The Animals (1967) Risposta a ‘Are You Experienced?’ di Jimi Hendrix (1967)

    Nel 1967 gli Animals di Eric Burdon diventano psichedelici, scrivono un disco ad alto tasso sperimentale e creano una answer song che è anche un omaggio al padre di cotanto movimento, ovvero Jimi Hendrix. Il funambolo della chitarra domanda Are You Experienced? e il buon Eric risponde che sì, lo è perché ha visto Hendrix dal vivo e ha avuto modo di ascoltare la canzone prima della sua pubblicazione. La cosa interessante è infatti che il pezzo è uscito quando Are You Experienced? non era ancora stata pubblicata. La canzone è caratterizzata da innesti hendrixiani nello stile degli Animals, con Eric Burdon che canta come volesse quasi imitare il geniale musicista americano.

  • Back in the U.S.S.R.

    The Beatles (1968) Risposta a ‘Back in the U.S.A.’ di Chuck Berry (1959)

    A parte i dissing nei confronti di Lennon (vedi Too Many People), Paul McCartney si dilettava anche nelle answer songs, come dimostra Back in the U.S.S.R. che ribalta completamente il testo nazionalista di Chuck Berry narrando le beltà della madre Russia, con tanto di citazione dei Beach Boys di California Girls (sembra che l’imboccata gli sia stata data da Mike Love durante il soggiorno dal Maharishi) nel fantastico passaggio in cui si lodano le ragazze dell’Unione Sovietica (con anche una perculatina a Georgia on My Mind, in questo caso la Georgia è il Paese). Ovviamente il brano, uscito tre mesi dopo l’invasione della Cecoslovacchia, ha fatto incazzare tutti, la nuova sinistra e la destra conservatrice, note per carenza di ironia. Cosa che fa della canzone, ancora oggi, una delle answer song più riuscite e scomode di sempre.

  • London Boys

    Johnny Thunders (1978) Risposta a ‘New York’ dei Sex Pistols (1977)

    Rei di aver in qualche modo perculato i New York Dolls per averli copiati, i Sex Pistols vengono riportati a più miti consigli da Johnny Thunders, che dei Dolls era una delle bandiere. La verità è chiaramente che i Dolls hanno portato i germi del punk nel mondo prima dei Pistols, ma dato che Malcolm McLaren era il loro manager nel 1973 (e secondo Thunders anche il motivo principale del loro scioglimento), la provocazione è chiara: McLaren vuole cambiare la storia tirando acqua al suo mulino. Thunders mette quindi i puntini sulle i, forse rendendosi conto che Rotten nel testo del brano non stava colpendo direttamente i Dolls, ma McLaren che aveva indotto la band americana a diventare la parodia di sé stessa (sorte ahimè toccata più tardi anche ai Pistols). La cosa è confermata dalla presenza in London Boys di Steve Jones e Paul Cook, tanto per dire che forse i due brani sono una doppia risposta al manager.

  • Revolution Will Not Be Televised

    Gil Scott-Heron (1971) Risposta a ‘When the Revolution Comes’ dei Last Poets (1970)

    I Last Poets, grande gruppo dedito alla contaminazione tra jazz e spoken word, se ne uscirono nel 1970 con When the Revolution Comes, brano di protesta in cui si immaginava che finalmente la rivoluzione potesse entrare nelle televisioni per cambiare la testa della gente. La risposta a questo slancio idealista non si fa attendere. Gil Scott-Heron, pur grande fan dei Last Poets, insinua il dubbio più che legittimo, visto tutto quello che succede ed è successo, che la rivoluzione non sarà mai messa in onda. Proprio perché è un mezzo di distrazione di massa, la società dello spettacolo neutralizza tutto quello che c’è di buono, anche la dinamite più potente viene disinnescata dal teatrino del tubo catodico. Scott-Heron è per la carboneria, e dice bene: ora più che mai la sua lezione dovrebbe essere applicata ai social (ricordate il panopticon di Deleuze? Ecco, questo è Internet: altro che rivoluzione…).

  • Major Tom Coming Home

    Peter Schilling (1983) Risposta a ‘Space Oddity’ di David Bowie (1969)

    Tutti si ricordano dell’astronauta di Space Oddity di Bowie, il Major Tom perduto per sempre nello spazio. Nella canzone di Peter Schilling l’eroe ritorna invece a casa, in quanto la sua abitazione non è la Terra bensì il cosmo intero. Stufo della vita sul pianeta azzurro, decide di inscenare la sua morte per poter ispezionare l’universo, unico luogo in cui si sente appagato. Bowie nell’81 aveva già dato una risposta a se stesso con Ashes to Ashes, in cui rivelava che Major Tom era in realtà un tossicodipendente e che il viaggio nel cosmo perduto era quello delle droghe pesanti.

  • Love Will Tear Us Apart

    Joy Division (1980) Risposta a ‘Love Will Keep Us Together’ di Neil Sedaka (1973)

    La risposta clamorosa di Ian Curtis al classicone di Neil Sedaka (di cui era grande fan) del 1973 è una rappresentazione del gap generazionale che li separa. Per Sedaka l’amore è salvezza, per Curtis una dannazione. L’illusione del dopoguerra di una pace duratura soprattutto tra le mura di casa (quella di Sedaka) è stata spazzata via dall’industrializzazione, dall’alienazione dell’individuo che oramai non riesce più a comunicare se non disfacendo tutto quello che di bello può esserci nelle relazioni. Questa gestione malsana del negativo è il centro del brano dei Joy Division, ma in un senso più ampio è un urlo di dolore di una generazione che al contrario di quella di Sedaka si è ritrovata la guerra non più per strada, ma nell’anima. Musicalmente è evidente che Curtis si è ispirato alla melodia dell’originale, sintetizzandola in qualcosa di personale e “grave”, ma è sicuramente ancora più interessante notare che la batteria del pezzo di Sedaka è praticamente quella di She’s Lost Control.

  • Boys Boys Boys

    Lady Gaga (2008) Risposta a ‘Girls, Girls, Girls’ dei Mötley Crüe (1987)

    Sarebbe potuto essere il secondo singolo del disco d’esordio di Lady Gaga, ma è stato poi scartato. È evidentemente frutto della passione per il metal, anzi, proprio per i metallari: Boys Boys Boys è infatti una risposta a Girls, Girls, Girls dei Mötley Crüe. Se il pezzo dei rocker americani aveva un sapore macho tutto strip bar e groupie (tanto da essere accusati di oggettificare la donna), Lady Gaga ribalta la prospettiva dal punto di vista di una ragazza che sa quello che vuole e soprattutto sa come prenderselo, “niente psicosi o drammi, mi piacciono i ragazzi e basta”. Insomma, non è che le donne sessualizzino di meno i maschi, niente passività. Se vogliamo la risposta è anche musicale: da una parte l’hair metal, dall’altra una sorta di dance rock. Li accomuna la voglia di feste sfrenate.

  • Woman

    Neneh Cherry (1996) Risposta a ‘It’s a Man’s Man’s Man’s World’ di James Brown (1966)

    Il classico di James Brown è una amara riflessione sul fatto che la donna non ha posto nel mondo degli uomini, e a causa di questo l’uomo è sempre più perso nell’amarezza e nella desolazione. Il problema di quella canzone (scritta tra l’altro da una donna, visto che l’allora partner del cantante Betty Jean Newsome ha praticamente la maternità del testo) è che sembra che l’uomo abbia veramente creato ogni cosa. Esattamente trent’anni dopo, Neneh Cherry dice in Woman che è esattamente il contrario: la donna si sobbarca qualsiasi sofferenza, crea il mondo, il suo sangue scorre in ogni uomo e hanno provato a cancellarla senza successo.

  • Moscow Nights

    Anya (1985) Risposta a ‘Nikita’ di Elton John (1985)

    Vi ricordate Nikita di Elton John? Canzone celebre per la tematica da Guerra fredda e per il video in cui una bellissima donna soldato di Berlino Est rimaneva isolata da un suo amore occidentale a causa del muro, con il testo basato su questo romanticismo di fondo. Grazie al video girato tra l’altro da quel genio di Ken Russell con protagonista l’attrice Anya Major, stupenda e androgina, non tutti capiscono che si tratta di una storia gay, essendo Nikita in Russia un nome maschile. Proprio Anya risponde al pezzo di Elton John e smaschera il fatto che Nikita è un uomo. Non solo, invece che essere il poveretto descritto dal brano originale, è un manipolatore che usa le ragazze (e probabilmente anche i ragazzi) a suo piacimento. In Moscow Nights, brano pop ispirato al folk made in URSS, si avvisano le donne occidentali di frequentare con cautela gli uomini russi, di certo non un messaggio distensivo, ma è chiaro che l’unica cosa che accomuna Est e Ovest (come anche in Superstar di Lydia Murdock) e che gli uomini sono dei gran paraculi.