I 12 migliori ruoli di Anne Hathaway | Rolling Stone Italia
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I 12 migliori ruoli di Anne Hathaway

Dalla Fantine de ‘Les misérables’ che le ha dato l’Oscar a Penelope (più altri due Nolan). Dalla Andy del ‘Diavolo veste Prada’ all’indimenticabile Rachel di Jonathan Demme. Il best of di una ‘Pretty Princess’ dello schermo

I 12 migliori ruoli di Anne Hathaway

Anne Hathaway in ‘Rachel sta per sposarsi’ di Jonathan Demme

Foto: Sony Pictures

  • 12

    Bride Wars – La mia migliore nemica

    Gary Winick

    2009

    Un guilty pleasure che però abbiamo voluto inserire in classifica. La Emma di Anne Hathaway è la più accomodante delle due protagoniste, abituata a mettere i desideri degli altri davanti ai propri. Almeno finché la rivalità con l’amica Liv (Kate Hudson) non fa esplodere anni di frustrazioni. Hathaway sfrutta perfettamente la propria immagine da ragazza gentile per rendere credibile la trasformazione del personaggio: da futura sposa remissiva a sabotatrice capace di dichiarare guerra per una cerimonia al Plaza. Il film vuole raccontare quanto possa diventare assurda l’ossessione per il matrimonio, Hathaway racconta qualcosa di più interessante: il momento in cui una brava ragazza smette finalmente di chiedere permesso.

  • 11

    Mother Mary

    David Lowery

    2026

    Un film a dir poco sgangherato ma, in un’annata d’oro per la sua protagonista (Il diavolo veste Prada 2, Odissea e gli imminenti La fine di Oak Street e Verity), uno dei ruoli più audaci e sfrenati. Hathaway è una popstar mondiale che si prepara a tornare sul palco dopo un incidente misterioso. Per realizzare un abito di scena ricontatta Sam Anselm (Michaela Coel), l’ex costumista con cui ha condiviso il successo e una separazione mai davvero elaborata. David Lowery (Storia di un fantasma) costruisce intorno alle due donne un melodramma psicologico che mescola musica, moda, fantasmi e traumi creativi. Hathaway deve rendere credibile una figura pubblica abituata a trasformare ogni emozione in spettacolo, senza permetterci di capire dove finisca la persona e inizi il personaggio. Canta brani scritti anche da lei, insieme a due “pro” come Charli XCX e Jack Antonoff, e affronta il ruolo con una serietà quasi temeraria. Il film è confuso, pretenzioso e deliberatamente assurdo. Lei, però, non si protegge mai: interpreta persino gli eccessi fino in fondo.

  • 10

    Il cavaliere oscuro – Il ritorno

    Christopher Nolan

    2012

    Dopo Michelle Pfeiffer, interpretare Catwoman sembrava quasi un’impresa suicida (vedi difatti il flop di Halle Berry). Anne Hathaway risolve il problema evitando qualsiasi imitazione: la sua Selina Kyle è meno felina e più contemporanea, una ladra lucidissima che usa l’eleganza, la vulnerabilità e il proprio aspetto innocuo come strumenti di lavoro. In un film dominato dalla gravitas di Batman (Christian Bale) e dai discorsi apocalittici di Bane (Tom Hardy), Hathaway introduce leggerezza senza rompere il tono. Cambia voce, postura e identità a seconda della persona che ha davanti, passando dalla cameriera impacciata alla criminale sicura di sé. Christopher Nolan le affida anche alcune delle battute migliori e lei le pronuncia con un’ironia che il suo universo raramente si concede. Purrr

  • 9

    Armageddon Time – Il tempo dell’apocalisse

    James Gray

    2022

    Nel quasi-memoir di James Gray, la nostra è Esther Graff, madre ebrea nella New York del 1980, sospesa tra l’affetto per il figlio Paul e le regole di una famiglia determinata a proteggerlo attraverso il privilegio. È un ruolo lontano dalle grandi trasformazioni con cui l’attrice viene spesso identificata: Esther vive nei piccoli gesti, nelle esitazioni e nelle contraddizioni di una donna progressista che non riesce a riconoscere fino in fondo il razzismo del mondo al quale appartiene. Hathaway non la assolve e non la condanna, le dà calore, nervosismo e una stanchezza quotidiana che rende ancora più dolorosa la sua impotenza. Accanto all’autorità brutale di Jeremy Strong e alla memoria morale incarnata da Anthony Hopkins, rappresenta una forma di amore sincero ma insufficiente. Una madre che vorrebbe fare la cosa giusta e scopre troppo tardi di non sapere quale sia.

  • 8

    Interstellar

    Christopher Nolan

    2014

    Scienziata, astronauta e voce della più controversa intuizione di Interstellar: l’amore potrebbe essere una forza capace di attraversare spazio e tempo. Affidata a un’altra attrice, Amelia Brand avrebbe rischiato di essere un personaggio stucchevole. Anne Hathaway la difende invece con assoluta convinzione, mantenendo insieme precisione scientifica e fragilità emotiva. Brand non è la semplice compagna di viaggio di Cooper (Matthew McConaughey): prende decisioni, commette errori, sopravvive e porta sulle spalle la possibilità di ricominciare la storia umana. Hathaway è particolarmente efficace perché non teme la sincerità, anche quando Nolan le chiede di pronunciare concetti enormi guardando nel vuoto cosmico. Il volto, spesso chiuso dentro il casco, deve raccontare paura, lutto e determinazione con pochissimi strumenti. In un film ossessionato dal tempo perduto, lei è quella che continua ad avanzare. Anche quando significa arrivare da sola.

  • 7

    Colossal

    Nacho Vigalondo

    2016

    Gloria è disoccupata, alcolizzata e appena stata cacciata di casa dal fidanzato quando scopre di controllare involontariamente un mostro gigantesco che devasta Seul. È un’idea assurda, e Anne Hathaway è l’attrice perfetta per impedirle di diventare soltanto una trovata. Nacho Vigalondo usa il kaijū movie per raccontare dipendenza, vergogna e relazioni abusive, affidandole un personaggio sgradevole, divertente e vulnerabile. Hathaway sfrutta il proprio talento per la commedia fisica, ma non trasforma Gloria in una caricatura: dietro ogni movimento del mostro avvertiamo il peso reale delle sue azioni. Una commedia originalissima e sottovalutata, da recuperare per (ri)scoprire una Anne Hathaway libera dal mainstream, più sperimentale e “laterale”.

  • 6

    Les misérables

    Tom Hooper

    2012

    Rimane in scena per una porzione relativamente breve dell’adattamento di uno dei musical più amati di sempre, ma la sua Fantine diventa il centro emotivo de Les Miz. Operaia licenziata, costretta a vendere capelli, denti e infine il proprio corpo per mantenere la figlia, il personaggio rischiava di essere schiacciato dalla quantità di sofferenza prevista dal copione. Hathaway evita il melodramma decorativo e rende quella sofferenza fisica, quasi sgradevole da guardare. Perde peso, rinuncia a ogni vanità e canta I Dreamed a Dream dal vivo, in un unico primo piano, lasciando che la voce si spezzi insieme al personaggio. Non è una performance costruita sulla perfezione musicale, ma sulla disperazione di una donna che comprende quanto rapidamente la propria vita sia stata distrutta. Hathaway vinse l’Oscar come non protagonista: le bastarono pochi minuti per far sembrare tutto il resto del film ancora più enorme e, paradossalmente, meno doloroso.

  • 5

    Pretty Princess

    Garry Marshall

    2001

    In principio fu Mia Thermopolis, un’adolescente goffa, invisibile ai compagni e terrorizzata all’idea di parlare in pubblico, almeno finché non scopre di essere l’erede al trono di Genovia. Il ruolo avrebbe potuto produrre l’ennesima trasformazione in cui occhiali, sopracciglia e capelli crespi vengono trattati come una malattia da curare. Hathaway lo salva grazie a una comicità fisica istintiva e a un entusiasmo impossibile da falsificare. Cade, balbetta, rompe bicchieri e affronta Julie Andrews con l’aria di chi non riesce a credere di trovarsi nello stesso film. Ma soprattutto conserva l’insicurezza di Mia anche dopo il makeover: diventare principessa non significa smettere improvvisamente di essere una teenager. Garry Marshall, già dietro la consacrazione di Julia Roberts in Pretty Woman, riconobbe in lei una qualità rara, ovvero la capacità di risultare elegante e ridicola nello stesso istante. È il film che la rivela al pubblico, e che contiene già entrambe le Anne Hathaway che verranno dopo.

  • 4

    I segreti di Brokeback Mountain

    Ang Lee

    2005

    Lureen Newsome entra nella vita di Jack Twist (Jake Gyllenhaal) come una forza della natura: ricca, sicura di sé, competitiva e capace di conquistarlo durante un rodeo senza aspettare che sia lui a fare il primo passo. Hathaway aveva poco più di vent’anni, ma attraversa due decenni del personaggio modificando gradualmente voce, trucco e durezza dello sguardo. All’inizio Lureen sembra rappresentare la vita convenzionale che Jack potrebbe scegliere; con il passare degli anni, diventa la prova di quanto quella vita sia costruita sul silenzio. La nostra non la interpreta come la moglie inconsapevole che ostacola il grande amore, ma come una donna che probabilmente ha capito molto più di quanto sia disposta ad ammettere. Nell’indimenticabile telefonata finale con Ennis (Heath Ledger), ogni parola sembra accuratamente preparata e ogni pausa nasconde un sospetto. È una scena breve e gelida. Hathaway lascia che il dolore affiori senza mai concedergli una confessione.

  • 3

    Odissea

    Christopher Nolan

    2026

    La sua Penelope non è la donna immobile che aspetta per vent’anni il ritorno del marito, ma una regina costretta a trasformare l’attesa in strategia politica. Assediata dai Proci e sospesa tra speranza e risentimento, governa Itaca mentre Odisseo (Matt Damon) diventa leggenda altrove. Christopher Nolan elimina gran parte dell’intervento divino e rende il ritorno un confronto tra persone cambiate dalla guerra e dal tempo. Hathaway è particolarmente efficace perché restituisce a Penelope un’autorità pari a quella del marito: osserva, mette alla prova, nasconde e decide quanto della loro antica intimità possa ancora esistere. La sua interpretazione lavora sulla distanza tra ciò che la regina deve mostrare e ciò che la donna può permettersi di sentire. È presto per sapere quale posto avrà il film nella storia del cinema e di Hathaway, ma la sua Penelope riesce già in un’impresa non semplice: smettere di essere la destinazione del viaggio e diventare una protagonista del ritorno.

  • 2

    Il diavolo veste Prada

    David Frankel

    2006

    Andy Sachs è il ruolo che definisce Anne Hathaway come perfetta intermediaria tra il pubblico e un mondo apparentemente inaccessibile. Arriva a Runway convinta che la moda sia frivola, ride delle colleghe e indossa un maglione ceruleo senza sapere che qualcuno lo ha scelto per lei. Poi impara le regole con una velocità che rivela quanto l’ambizione fosse presente fin dall’inizio. Hathaway rende credibile l’intera trasformazione perché Andy non cambia soltanto abiti: cambia passo, sguardo e modo di entrare in una stanza. Accanto alla Miranda Priestly di Meryl Streep rischiava di scomparire, ma trova uno spazio diverso, fondato su reazioni, ironia e progressiva sicurezza. Il film funziona perché ci permette di desiderare insieme a lei quel lavoro e poi di riconoscerne il prezzo. Andy se ne va, ma Hathaway non suggerisce mai che sia tornata la ragazza di prima. Lo riconferma il sequel arrivato vent’anni dopo.

  • 1

    Rachel sta per sposarsi

    Jonathan Demme

    2008

    Kym torna dal rehab per partecipare al matrimonio della sorella Rachel e trasforma immediatamente ogni conversazione in un campo minato. È egocentrica, fragile, sarcastica e consumata da un senso di colpa che la famiglia non può perdonare né smettere di alimentare. Jonathan Demme filma il matrimonio come un video domestico, senza offrire a Hathaway la protezione delle grandi scene madri hollywoodiane. Lei risponde con l’interpretazione più “nuda” della sua carriera: interrompe, provoca, chiede attenzione e subito dopo sembra desiderare di scomparire. Hathaway non cerca mai di rendere Kym simpatica, ci mostra piuttosto una donna che ha imparato a raccontare il proprio trauma così tante volte da averlo trasformato in una parte pubblica di sé. La (prima) nomination all’Oscar fu inevitabile. Nessun makeover, nessuna regalità, nessuna grande canzone: soltanto un volto incapace di nascondersi.