I 10 migliori ruoli di Matt Damon | Rolling Stone Italia
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I 10 migliori ruoli di Matt Damon

Da Will Hunting a Odisseo, passando da action, cult e opere di grandi autori come Spielberg, Scorsese e i fratelli Coen. Il best of di un ordinary man destinato a imprese straordinarie

I 10 migliori ruoli di Matt Damon

Matt Damon in ‘Odissea’ di Christopher Nolan

Foto: Universal Studios

  • 10

    Oppenheimer

    Christopher Nolan

    2023

    In un film popolato da scienziati, politici e militari convinti di essere gli uomini più intelligenti nella stanza, Matt Damon sceglie di essere quello più concreto. Il generale Leslie Groves è l’uomo incaricato di trasformare le intuizioni di Oppenheimer nel Progetto Manhattan: diffidente, brusco, pragmatico, allergico alle complicazioni teoriche e ai tormenti morali. Damon sfrutta la propria naturale affabilità per rendere divertente un personaggio che avrebbe potuto ridursi al solito ufficiale autoritario, ma non ne addolcisce mai il peso. Groves comprende il genio di Oppenheimer senza comprenderne davvero l’anima e rappresenta perfettamente la macchina militare che rende possibile la bomba. In mezzo a un cast gigantesco, Damon non cerca il grande assolo: gli bastano il tono secco, la postura e una collezione formidabile di sguardi esasperati. E, soprattutto, questo è il passaggio (fondamentale) tra Interstellar e Odissea per diventare definitivamente “uomo” nolaniano.

  • 9

    Salvate il soldato Ryan

    Steven Spielberg

    1998

    Matt Damon compare soltanto nell’ultima parte del film, eppure tutto ruota intorno a lui. Il soldato James Ryan è l’obiettivo della missione, il nome per il quale altri uomini hanno attraversato l’inferno senza neppure conoscerlo. Quando finalmente appare, non è un simbolo né un ragazzo impaurito che aspetta di essere salvato, ma un soldato deciso a restare con i propri compagni. Spielberg sfrutta quel volto quasi sconosciuto per conservare l’innocenza del personaggio. Il suo momento migliore è il racconto sconclusionato dei fratelli nel fienile, piccolo frammento comico e domestico in mezzo alla guerra. Ryan funziona perché Damon gli restituisce un’umanità ordinaria. È soltanto un ragazzo, ed è proprio questo a rendere tanto terribile il prezzo pagato per riportarlo a casa.

  • 8

    Il giocatore – Rounders

    John Dahl

    1998

    Non fu un grande successo alla sua uscita, ma è diventato un piccolo cult, soprattutto tra chi considera il poker una lingua, una scienza e occasionalmente una malattia. Matt Damon è Mike McDermott, studente di legge capace di leggere gli avversari molto meglio di quanto sappia leggere sé stesso. Dopo aver perso tutti i propri risparmi contro Teddy KGB (un irresistibile John Malkovich), promette di abbandonare il tavolo. Naturalmente non lo farà. Damon è perfetto perché possiede il volto affidabile del bravo ragazzo e lo sguardo febbrile di chi sta già calcolando la mano successiva. Non interpreta Mike come un duro, ma come una persona innamorata del proprio talento e terrorizzata all’idea di sprecarlo. Con questo piccolo film, Damon aveva già puntato tutto.

  • 7

    Il Grinta

    Joel Coen, Ethan Coen

    2010

    Matt Damon comico è una risorsa che il cinema sfrutta troppo poco. In questo western alla maniera dei Coen è LaBoeuf, Texas Ranger vanitoso, permaloso e profondamente convinto del fascino della propria uniforme. Arriva nel film come il possibile eroe romantico e viene immediatamente ridimensionato da Rooster Cogburn (Jeff Bridges) e Mattie Ross (Hailee Steinfeld), che lo insultano, lo contraddicono e mettono continuamente in discussione la sua virilità. Damon recita con un tono solenne appena troppo pronunciato, rendendo esilarante ogni tentativo del personaggio di conservare la sua dignità. Persino quando una ferita alla lingua gli altera la voce, continua ostinatamente a parlare. Ma LaBoeuf non è soltanto una caricatura: sotto la presunzione possiede un coraggio e una lealtà autentici. Damon riesce così a essere ridicolo senza diventare inutile, eroico senza smettere di far ridere.

  • 6

    Sopravvissuto – The Martian

    Ridley Scott

    2015

    Tenere in piedi quasi da solo un blockbuster ambientato su Marte richiede una qualità più rara degli effetti speciali. Matt Damon è Mark Watney, astronauta creduto morto e abbandonato sul pianeta rosso che affronta la situazione coltivando patate, facendo calcoli e insultando la playlist disco dello shuttle. Il film funziona perché Damon non trasforma Watney in un martire: la paura esiste, ma viene combattuta con ironia, intelligenza e una fiducia quasi ostinata nella possibilità di risolvere un problema alla volta. Ridley Scott trova in lui l’attore ideale per rendere avvincente anche una spiegazione sulla botanica. Damon possiede la vulnerabilità necessaria a farci percepire la solitudine e il carisma sufficiente a evitare che il film ne venga schiacciato.

  • 5

    Il talento di Mr. Ripley

    Anthony Minghella

    1999

    Il ruolo che trasforma il volto rassicurante di Matt Damon in qualcosa di profondamente inquietante. Arrivato in Italia con il compito di riportare a casa l’amico ricco, il suo Tom Ripley si lascia sedurre dalla sua vita, dal denaro e da un’eleganza che vorrebbe possedere fino a sostituirsi a lui. Damon evita di interpretarlo come un semplice psicopatico: ne mostra prima l’imbarazzo, il desiderio disperato di essere accettato e la capacità quasi infantile di imitare chiunque gli sembri migliore. Proprio questa vulnerabilità rende ancora più terribili la menzogna e la violenza. Accanto alla luminosità naturale di Jude Law, il Ripley di Damon appare pallido, goffo, sempre leggermente fuori posto. È un impostore, ma anche un uomo che ha compreso quanto l’identità possa diventare una performance. E Damon ci porta dalla sua parte con maestria rara.

  • 4

    The Bourne Identity

    Doug Liman

    2002

    Prima di Jason Bourne, Matt Damon era soprattutto il ragazzo sveglio di Will Hunting. Affidargli un franchise d’azione sembrava una scelta improbabile, ed è proprio per questo che funzionò. Bourne non ha il fisico esibito del supereroe né l’eleganza compiaciuta di James Bond: si sveglia senza memoria, scopre di saper combattere e osserva con orrore ciò che il proprio corpo ricorda al posto suo. Damon rende credibile ogni gesto perché interpreta l’azione come una forma di trauma. La velocità, lo sguardo vigile e la recitazione trattenuta restituiscono l’idea di un uomo programmato per sopravvivere, ma deciso a capire chi lo abbia trasformato in un’arma. Con lui la spia diventa vulnerabile, fisica e quasi anonima. E il cinema d’azione degli anni Duemila cambia improvvisamente passo.

  • 3

    The Departed – Il bene e il male

    Martin Scorsese

    2006

    Colin Sullivan è probabilmente il personaggio più sgradevole della carriera di Matt Damon, proprio perché all’inizio sembra il più affidabile. Poliziotto brillante e rispettabile, è in realtà la talpa che Frank Costello (Jack Nicholson) ha cresciuto e inserito nella polizia di Boston. Scorsese sfrutta perfettamente il volto pulito dell’attore: Damon non interpreta un criminale che finge di essere una brava persona, ma un uomo che vorrebbe disperatamente credere alla propria finzione. Più sale nella gerarchia, più diventa nervoso, arrogante e vuoto. La sua rivalità con il personaggio di Leonardo DiCaprio si svolge quasi interamente a distanza, come se i due fossero versioni opposte dello stesso uomo. Damon rende Sullivan detestabile senza trasformarlo in un cattivo convenzionale. È un impostore che ha ottenuto tutto e continua a comportarsi come se qualcuno stesse per smascherarlo. A ragione.

  • 2

    Odissea

    Christopher Nolan

    2026

    Odisseo deve essere guerriero, re, bugiardo, marito, padre e uomo abbastanza astuto da sopravvivere agli dèi. Matt Damon tiene insieme tutte queste identità senza cercare la solennità marmorea del personaggio mitologico. Il suo eroe è fisico ma non invulnerabile, intelligente ma spesso incapace di controllare le conseguenze delle proprie scelte, consumato dalla guerra e dall’ostinazione di tornare a casa. Christopher Nolan lo filma come un uomo prima ancora che come una leggenda, e Damon porta nel ruolo quella miscela di concretezza, ironia e stanchezza che ha attraversato tutta la sua carriera. Anche davanti a mostri e divinità, sembra sempre qualcuno costretto a risolvere un problema reale. È presto per stabilire quale posto avrà il film nella storia, ma il suo Odisseo è già una sintesi perfetta dell’attore: l’uomo comune chiamato a sostenere un’impresa gigantesca.

  • 1

    Will Hunting – Genio ribelle

    Gus Van Sant

    1997

    Il ruolo che ha rivelato Matt Damon al mondo continua a essere quello che meglio contiene tutto il suo cinema. Will Hunting è un ragazzo della periferia di Boston che pulisce i corridoi del MIT e risolve problemi matematici impossibili, usando il proprio talento come un’arma per umiliare gli altri prima che possano avvicinarsi. Damon, che scrisse la sceneggiatura con Ben Affleck, conosce il personaggio dall’interno: ne interpreta l’intelligenza senza esibirla, la rabbia senza romanticizzarla e la fragilità senza chiedere pietà. Di fronte a Robin Williams abbandona lentamente l’arroganza dietro cui Will si nasconde e lascia emergere il bambino terrorizzato dall’idea di essere amato. «Non è colpa tua» è diventata la scena simbolo, ma l’intera interpretazione vive di resistenze, silenzi e improvvise esplosioni. Damon vinse l’Oscar per la sceneggiatura. Come attore fu “solo” candidato, ma aveva già trovato il ruolo di una vita.