Il concerto di Bruno Mars non è una bolla, grazie a Dio | Rolling Stone Italia
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Il concerto di Bruno Mars non è una bolla, grazie a Dio

Riflessioni sparse su un live pazzesco che abbiamo visto ieri sera

Il concerto di Bruno Mars non è una bolla, grazie a Dio

Foto: Daniel Ramos via Press

Quando entriamo al Meazza sul palco c’è Victoria Monét, star dell’R&B purtroppo poco conosciuta da noi che stasera ha l’onore di aprire il concerto di Bruno Mars. Ci fa ascoltare qualche pezzo in anteprima dal nuovo disco, seguito del (bellissimo) Jaguar II del 2023. A un certo punto fa anche un omaggio a Janet Jackson. Quando lascia il palco, lo ammetto, ne avrei voluto ancora un po’.

Ma stasera siamo qui per Bruno Mars, e la prima cosa che ho notato arrivando al live, primo di due appuntamenti allo Stadio San Siro di Milano, è il dress code. Per rispettare la tradizione dei grandi show, anche qui il pubblico è abbastanza ispirato. Un po’ di cappelli da cowboy (immancabili), un po’ di bandane come le porta Mars (in fronte, non alla Silvio), poi tante t-shirt di altri artisti: Elton John, Dua Lipa, una Chappell Roan che ci sta sempre bene. Intravediamo Michael e Madonna. Mi sembra di capire che gli amanti del pop fatto bene siano tutti qui.

Intanto, mentre aspettiamo che il concerto cominci, la gente può scattare una foto e inviarla insieme a un messaggio tramite QR Code. Alcune verranno poi selezionate e mostrate sugli schermi. Tutto bene fino a quando appaiono selfie con le scritte “Forza Inter” o “Forza Milan”. Lì il pubblico parte con dei BUUU fortissimi. Penso che siamo un Paese che non ce la farà mai.

Per fortuna da lì a poco sarebbe iniziato il concerto. Sono le 21:15 quando sugli schermi di prima parte un video in cui Bruno Mars appare in chiesa, seduto, a pregare. «God, I thank you for giving me another day to do what I love. Give my band and I the power and strength to give the crowd a show they could never forget». Che la messa abbia inizio. Parte Risk It All, ballata del suo ultimo disco The Romantic, e il palco è un po’ quello di un predicatore americano, con una vetrata enorme disegnata sui led, ma pure da show televisivo serale dell’epoca. Uno speciale sulla Motown. Un homecoming. Poi si continua con Cha Cha Cha, prima della prima sfilza di mega hit 24K Magic e Treasure. Lo stadio esplode e il concerto è iniziato solo da 20 minuti.

«Milano, how u feelin?», chiede Mars. Eh, Bruno, fa un caldo incredibile. E non so bene come faccia quella band, fiati compresi, a ballare mentre suona vestita di una sorta di vellutino ricamato. Ma se c’è il funk si fa tutto.

Che dobbiamo dire di Bruno Mars? È un uomo che in tutto sommato non troppi anni di carriera ha venduto una vagonata di dischi con brani che sono diventati già dei classici. Poi ha duettato con Gaga, ha fatto un disco con Anderson .Paak, è riuscito pure a fare una hit con la principessa del K-pop Rosé. Ma soprattutto ha preso tutto quello che gli piaceva e l’ha riportato nel 2026. Lo guardo e penso a quanto gli piaccia Michael Jackson (ma pure i suoi fratelli), penso a Marvin Gaye ma pure a Elvis, sua grande passione di quand’era piccolo (credo che la prima volta in cui è salito su un palco, a sei anni, fosse proprio per un tributo al King).

E quindi eccolo qua, ora che di anni ne ha un po’ di più, a rimettere le mani su tutto quello che ha assorbito da bambino. Lo show è grandioso proprio perché classico: nessuna peripezia meccanica ma tanto spettacolo da intrattenitore, quasi crooner. Potrebbe essere una residency di Las Vegas, per capirci. Lo show lo fanno tutto lui e la band, una (super) band che non solo suona ma balla. Coordinati nelle note ma pure nei passi di danza, come una grande onda funk che ti prende e ti porta via (cit).

Mars dal vivo è incredibile, tanto che quasi ti fa dimenticare di essere a Milano e peggio ancora a luglio. Su Why You Wanna Fight?, brano nuovo sulle coppie che litigano, il Meazza si accende di luci dei cellulari. Pare un tema molto sensibile. Lui canta: “Tell me why you wanna fight with me, baby?”, io penso che potrebbe essere perfetta come colonna sonora di Temptation Island, dopo che i fidanzati hanno visto i video delle fidanzate che flirtano con gente decisamente più in forma di loro.

Foto: press via Warner Music

Ma lo show continua e non c’è un momento in cui si perde ritmo. Mars ha troppe canzoni che sono fatte per suonare come instant classic, che le capisci subito e non puoi fare altro che divertirti. E c’è da dire che la sua voce, sul palco, è meglio che su disco. Caldissima, precisa, potente. Ma Mars suona anche i suona i tamburi, la chitarra, fa i cori, si mette al pianoforte. Una vera bestia da palco. Ma ad Amici, invece che inserire le discipline sportive, non si potrebbero mettere i cantanti a guardare in maniera coatta dei concerti così? Con gli spilli negli occhi, tipo Arancia meccanica.

A un certo punto entra una Cadillac, lui e i coristi si siedono sul cofano. Parte un accenno di Let’s Get It On di Gaye. Omaggiare i propri miti, sempre. Poi torna sul palco seduto su una piccola vespa e la sciarpa dell’Italia al collo. Quindi arriva il momento Silk Sonic, il duo formato con Anderson .Paak e che per ora ha all’attivo un solo (grande) disco. Sul palco arriva Anderson, prima alla batteria e poi alla voce, ed è come se i due fossero uno al servizio dell’altro. Non è più il concerto di Mars ma è il loro. Poi .Paak se ne va e arriva Die With a Smile, altra canzone che ha due anni di vita ma che sembra uscita da una capsula del tempo, e poi Talkin’ to the Moon, Grenade, insomma il momento piangino prima del gran finale.

Che conosciate o no i pezzi, il pensiero principale che ho fatto dopo questo concerto è che uno spettacolo del genere va visto. Ma soprattutto va sentito, live, con la band. Arriva When I Was Your Man e Mars fa cantare dei pezzi solo al pubblico, un coro di 60mila persone. Penso alle bolle, le famose bolle di cui parliamo tanto, quelle in cui ti trovi tantissime persone ai concerti (500MILA! UN MILIARDO!), ma poi nel Paese reale la gente non sa niente o non vuole saperne niente. Be’, quello che abbiamo visto ieri è un concerto che piacerà sia a chi è dentro la bolla ma pure a quelli fuori. Basta avere un po’ di gusto per apprezzarlo (dici poco).

C’è da dire che Mars ha scelto di buttarsi in un mondo conosciuto. In un mondo che ama. Quello del soul, del funk, dell’R&B, quello dell’omaggio ai grandi. E quindi per apprezzare questo show vi basterà aver ascoltato qualcosa di bello nella vostra vita. Certo, soprattutto sull’ultimo disco, è stato anche criticato perché per alcuni è troppo ispirato dagli artisti del passato. Ma qui mi viene da dire: meglio ispirarsi a cose bellissime del passato e suonarle in questa maniera che fare i contemporanei senza essere capaci. Perché quello che abbiamo visto ieri sera sarà anch’essa una bolla, ma una bolla che ti capita raramente di vedere: quella di gente che suona, canta e balla come Dio comanda. Possiamo dire di aver avuto anche noi la nostra piccola residency in Pianura Padana.