Le storia gastronomica italiana al cimitero di Torino | Rolling Stone Italia
death tourism

Qui riposa la storia gastronomica italiana

Una passeggiata (per nulla macabra) tra le strade del Cimitero Monumentale di Torino, che ospita le tombe di tanti nomi cari al popolo dei gourmand

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La tomba di Isidore Caffarel, al Cimitero Monumentale di Torino

Foto: Sarah Scaparone

I cimiteri sono luoghi dell’anima. Luoghi in cui il silenzio parla più delle parole, in cui la storia si fa attuale e le memorie personali si uniscono in un grande racconto corale. Davanti alla morte, nei cimiteri, siamo tutti uguali: cadono le barriere e ci si ritrova persi in un’intimità che unisce nella sofferenza. Ma i cimiteri non sono solo luoghi vocati al dolore e ai ricordi: raccontano la storia di una comunità e aiutano a capire chi siamo, chi saremo e chi siamo stati.

Spesso sono posti di straordinaria bellezza artistica e architettonica, tant’è che dal 2001 l’Association of Significant Cemeteries in Europe (ASCE) lavora per la promozione del patrimonio culturale dei cimiteri e ne ha promosso il riconoscimento come patrimonio dell’umanità. Nel 2010, invece, ha ideato la European Cemeteries Route: un percorso che coinvolge oltre sessanta cimiteri monumentali riconosciuto dalla Comunità Europea proprio come può esserlo la Via Francigena che attraversa l’Italia e l’Europa. Sì, esiste dunque un turismo in cui i cimiteri non rappresentano più solo luoghi di morte, ma assumono nuovi significati e funzioni. C’è chi lo chiama tombstone tourism, chi lo fa rientrare invece all’interno delle differenti sfaccettature del dark tourism, ma tant’è: il turismo cimiteriale può completare un percorso culturale enfatizzando il legame tra la città e il cimitero stesso. Succede a Vienna, per esempio, dove il Wiener Zentralfriedhof custodisce le tombe di Beethoven e Schubert, o al Père-Lachaise di Parigi, considerato tra i più simbolici del turismo cimiteriale non solo per essere un luogo di sepoltura, ma anche per la sua funzione di museo a cielo aperto che attira ogni anno oltre tre milioni di visitatori.

Tra i cimiteri italiani, a Torino c’è Il Monumentale, inserito anche nell’Atlante dei Cimiteri storici (che in Italia comprende il Cimitero Monumentale del Verano, il complesso monumentale della Certosa di Ferrara, la Certosa di Bologna, lo Staglieno di Genova e il Cimitero Monumentale di Milano) in cui si possono effettuare vari percorsi di visita legati agli stili architettonici, ai personaggi storici, celebri o illustri (esistono anche tour guidati specifici e personalizzati, come quelli di Cultural way).

Esteso su 600mila metri quadrati e suddiviso in otto ampliamenti, il Monumentale fu aperto nel 1829 per volere e su finanziamento personale dell’allora sindaco, il marchese Tancredi Falletti di Barolo, ed è considerato un gioiello architettonico valorizzato da portici e arcate, impreziosito da cappelle, edicole, statue e sculture che attraversano le epoche e gli stili. Tra racconti, architetture e personaggi famosi, all’interno del Monumentale di Torino si possono leggere storie nelle storie e trovare fili rossi che legano in modo inscindibile la storia della città ad alcuni suoi aspetti peculiari, come quelli del cibo. Se è vero che esistono riti, feste e momenti di condivisione che aiutano ad addomesticare la morte e a esorcizzarla (basti pensare ai Death Cafè londinesi o alle celebrazioni per il Día de los Muertos nella cultura messicana), a un livello molto più “terreno” è bello sapere dove riposano grandi nomi dell’enogastronomia italiana: un modo per rendere omaggio, un modo per immaginare la vita che c’è stata dietro il loro grande lavoro imprenditoriale. Del resto, basta entrare in un qualsiasi cimitero di Langa per rendersene conto: tra i celebri nomi del vino è bello, mossi dalla curiosità, poter portare rispetto e momenti di condivisione intimi a chi ha reso grande il nostro territorio nel mondo e che, con i propri prodotti, ha regalato momenti di gioia e di introspezione piacevoli da ricordare.

Ma per iniziare oggi questo viaggio legato al gusto tra le tombe del Cimitero Monumentale di Torino non possiamo che partire da due emblemi cittadini che quest’anno, proprio nel capoluogo piemontese, festeggiano altrettante importanti ricorrenze: il Vermouth e il tramezzino. Il primo compie 240 anni: fu inventato nel 1786 da Antonio Benedetto Carpano; il secondo celebra il suo primo centenario: nacque a Torino nel 1926 al Caffè Mulassano e deve il suo nome a Gabriele D’Annunzio. E volere della sorte (o meno) entrambe queste figure sono sepolte tra i grandi viali del cimitero torinese: andiamo a scoprirne le collocazioni.

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La tomba di Mulassano al Cimitero Monumentale di Torino. Foto: Sarah Scaparone

Fu Antonio Benedetto Carpano (1751-1815, Ossario Grande Croce) dicevamo, dopo un periodo di studi da erborista, a inventare la formula che diede origine alla categoria merceologica dei Vermouth, miscelando erbe e spezie con il vino moscato. La sua bottega si trovava proprio di fronte a Palazzo Reale, e, sicuro della bontà di quel nuovo prodotto, ne inviò una cesta al re Vittorio Amedeo III che ne decretò il successo adottandolo tra i consumi della famiglia reale. Nello stesso luogo riposa il titolare di un altro storico produttore di Vermouth, Giacobino & Rosso, mentre Carlo Re, Teofilo Sola e Luigi Rossi, tutti legati alla storia del marchio Martini, sono rispettivamente nel Primitivo est, nella Prima ampliazione arcata e nella Terza Prima ampliazione arcata.

Silvio Turati riposa invece nel Primitivo sud: fu lui a subentrare nel 1939 alla famiglia Carpano, ormai estinta, per portare avanti lo stile tradizionale e artigianale dell’antico stabilimento dedito alla produzione del Vermouth.

È il Primitivo nord il luogo dove c’è invece la tomba di Domenico Ulrich, celebre botanico del XIX secolo che a metà dell’Ottocento fondò l’azienda che portava il suo nome: una delle prime imprese italiane a specializzarsi nella lavorazione delle piante aromatiche, in particolare, quelle provenienti dal Piemonte.

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Le tombe Viarengo al Cimitero Monumentale di Torino. Foto: Sarah Scaparone

Si trova invece nel cimitero evangelico la tomba di due personaggi che contribuirono a rendere grande la fama del vino aromatizzato nel mondo partendo dalla Borgata Vica di Rivoli (To). Si tratta di Pietro Viarengo (1876-1965) e di suo figlio Enrico (1903-1999) il cui marchio “Soc. An. Viarengo” risulta registrato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia nel lontano 1928. Pietro prima, ed Enrico poi, portarono avanti la produzione di Vermouth, amari e liquori nello stabilimento costruito sulla strada che da Torino portava a Rivoli (l’attuale corso Francia) usufruendo anche per lungo tempo dei binari della Tranvia Torino-Rivoli che entravano direttamente nella fabbrica di Borgata Vica (oggi Cascine Vica). Tra le particolarità dell’azienda, le bottiglie dipinte a mano dalle operaie, oggi veri pezzi da collezione, come le iconiche Gianduja e Giacometta o quelle con i costumi tipici giapponesi.

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La tomba di Domenico Ulrich al Cimitero Monumentale di Torino. Foto: Sarah Scaparone

Amilcare Mulassano (1867-1943, Campo Primitivo Sud), già titolare della rinomata Distilleria Sacco nota per la menta, nella seconda metà dell’Ottocento aprì una liquoreria poi trasferita in piazza Castello trasformandola in un Caffè in pochi anni: testimonianza del gusto art nouveau, dal 1985 il Caffè Mulassano è riconosciuto Locale Storico d’Italia ed è il luogo dove fu inventato il celebre tramezzino.

Ma nel girovagare tra le tombe più famose legate al mondo del gusto torinese e, va detto, internazionale ecco altri personaggi:

Francesco Cirio (1836-1900, Campo Primitivo Est), l’industriale che fin dal 1856 si dedicò alla produzione delle conserve alimentari. Nel 1875 costruì un primo stabilimento a Torino, imponendosi in Italia e all’estero, ma nel 1900, all’indomani della sua morte, la ditta fissò la sua sede a San Giovanni a Teduccio (Napoli).

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La tomba di Francesco Cirio al Cimitero Monumentale di Torino. Foto: Sarah Scaparone

Giuseppe Gentil (1818-1888, Seconda ampliazione), gestore di un caffè di via Garibaldi (all’epoca via Dora Grossa) che divenne poi gestore del Caffè Alfieri in via Po 9 e che nel 1875 fece realizzare il monumento per la sua tomba su cui volle che fossero immortalati gli utensili da caffettiere che gli diedero il benessere economico. Lasciò il suo patrimonio all’ospedale di Carità, con la clausola che nell’ospedale fossero riservati otto letti ai caffettieri e confettieri bisognosi.

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La tomb di Giuseppe Gentil, al Cimitero Monumentale di Torino. Foto: Sarah Scaparone

Restando in tema di caffè ecco la tomba di Angelo Moriondo (1851-1914) che ideò e mise in produzione la macchina del caffè espresso presentata in occasione dell’Esposizione Generale di Torino del 1884: proprio da questa città si diffuse nel mondo la sua idea che rivoluzionò il modo di gustare il caffè.

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La tomba di Angelo Moriondo al Cimitero Monumentale di Torino. Foto: Sarah Scaparone

Parlando di cioccolato, invece, nel Primo Campo Sud riposa Silvano Venchi, creatore della rinomata marca, mentre lungo il muro di cinta del cimitero evangelico, vicino alla famiglia Viarengo, si trovano le tombe di Pietro Paolo Caffarel (1814-1888) che nel 1826 diede vita a un laboratorio artigiano per la fabbricazione di caramelle e la lavorazione dei cioccolato e di Michele Talmone (1815-1882) che fondò la sua fabbrica di cioccolato nel 1850. La prima sede fu in via degli Artisti, ma nel 1924 lo stabilimento si spostò in corso Francia andando a costituire con altre aziende (Cioccolato Bonatti e Gallettine & Dora Biscuits) la Venchi Unica (al posto dello storico edificio oggi si trova un palazzo residenziale che ha conservato i caratteri esterni del fabbricato).