Alla gente piacerà sempre discutere di serie TV, ancora di più quando si iniziano a distribuire superlativi. Le candidature agli Emmy di quest’anno, come sempre, lo dimostrano: ci sono moltissime scelte su cui storcere il naso o salire sul piedistallo per protestare. Ci sono però probabilmente alcune cose su cui possiamo essere tutti d’accordo: il fatto che Heated Rivalry sia stato escluso perché canadese è uno scandalo. Nessuno in The Pitt, a parte Noah Wyle, ha abbastanza minuti sullo schermo da meritare una candidatura, eppure tutti in The Pitt meritano una candidatura (compreso te, Digby). E The Bear continua a non essere una comedy.
Senza ulteriori indugi, ecco le nostre scelte tra gli snobbati più clamorosi e le sorprese di questa tornata di candidature.

Jeremy Allen White
SnobbatoPer Jeremy Allen White è arrivato un deciso «No, chef!» nella categoria miglior attore protagonista in una serie comedy. L’attore era stato candidato per tre anni consecutivi (vincendo due volte) grazie alla sua interpretazione di Carmen “Carmy” Berzatto, il genio tormentato al centro della serie. Lo show ha comunque ottenuto le meritate candidature come miglior serie comedy (anche se è, senza dubbio, un dramma), per il creatore Christopher Storer alla regia e per Ayo Edebiri come miglior attrice protagonista. Ma lascia davvero perplessi che White sia rimasto fuori dall’ultimo “servizio” della corsa ai premi della serie. — David Fear

A Knight of the Seven Kingdoms
SorpresaD’accordo, Game of Thrones è sempre stata amatissima dagli Emmy. Ma questa serie prequel è praticamente l’opposto del suo gigantesco predecessore per scala e tono, pur essendo ambientata nell’universo di Westeros e includendo personaggi storici di GoT. È una buddy comedy ai margini della saga, incentrata su un aspirante cavaliere pasticcione e sul suo giovane compagno calvo, e deve molto più ai Racconti di Canterbury che alla Guerra delle Due Rose. Eppure questo adattamento delle novelle Dunk & Egg di George R.R. Martin è così riuscito che, proprio come il suo eroe armato di spada, non poteva essere escluso dalla competizione. Una delle decisioni più azzeccate degli Emmy 2026. — D.F.

Half Man
SnobbatoVi ricordate quando Baby Reindeer di Richard Gadd diventò la sorpresa assoluta della stagione dei premi del 2024, conquistando undici candidature agli Emmy e vincendone sei, tra cui miglior miniserie, miglior attore non protagonista per Gadd e miglior attrice non protagonista per Jessica Gunning? Molti di noi erano convinti che il suo progetto successivo, un feroce racconto sulla mascolinità tossica che riusciva persino a essere ancora più estremo (!), fosse destinato senza dubbio a entrare nella categoria miglior miniserie di quest’anno. Invece solo Gadd ha ricevuto una candidatura, come miglior attore non protagonista, mentre l’esclusione sia del coprotagonista Jamie Bell che della serie rappresenta una delle sviste più gravi di queste nomination. — D.F.

Yahya Abdul-Mateen II
SorpresaLe serie Marvel raramente ricevono grande attenzione nelle categorie principali degli Emmy e, a dire il vero, non si potrebbe nemmeno biasimare chi si fosse dimenticato che Wonder Man, una comedy su un attore in difficoltà che cerca di ottenere il ruolo principale in una serie televisiva di supereroi (meta, eccome se è meta), facesse parte dell’universo televisivo del MCU. Ma Yahya Abdul-Mateen II si è guadagnato pienamente un posto nella prestigiosa categoria di miglior attore protagonista in una serie comedy grazie alla sua interpretazione del personaggio del titolo. Del resto non è la prima volta che viene premiato per un lavoro straordinario in questo ambito: nel 2020 vinse come miglior attore non protagonista in una miniserie per Watchmen della HBO. Vediamo se il fulmine colpirà due volte. — D.F.

Stranger Things
SnobbataNessuna sorpresa che la serie Netflix ricca di effetti visivi abbia fatto il pieno nelle categorie tecniche, ottenendo sette candidature per il lavoro del proprio team dietro le quinte. Ma non è passato poi così tanto tempo da quando la serie era una protagonista assoluta nella categoria miglior serie drammatica, e sia David Harbour sia Millie Bobby Brown avevano ottenuto due candidature ciascuno come miglior attore e attrice non protagonisti.
Quest’anno Harbour è stato comunque candidato per la serie HBO DTF St. Louis, ma evidentemente i comitati degli Emmy hanno ritenuto che il fascino del Sottosopra creato dai fratelli Duffer fosse ormai svanito. — D.F.
Chase Infiniti
SorpresaSì, siamo ancora arrabbiati perché Chase Infiniti non ha ricevuto una candidatura agli Oscar per la sua straordinaria interpretazione rivelazione in Una battaglia dopo l’altra lo scorso anno. E no, non pensavamo che l’attrice ventiseienne sarebbe riuscita a ritagliarsi un posto nell’affollatissima e competitiva categoria di miglior attrice protagonista in una serie drammatica quest’anno, visto che lo spin-off di The Handmaid’s Tale, The Testaments, è in onda da poco e non ha generato un clamore mediatico travolgente, nonostante un pubblico di fan estremamente fedele. Eppure abbiamo esultato quando il suo nome è stato annunciato accanto a quello di attrici del calibro di Carrie Coon, Keri Russell, Rhea Seehorn e Zendaya. È il momento di testimoniare, gente! — CT Jones

Industry
SnobbataDopo quattro anni come erede spirituale, intrisa di cocaina, di Succession targata HBO, il cupo racconto morale ambientato nel mondo della finanza creato da Konrad Kay e Mickey Downs continua a non ricevere alcun riconoscimento dagli Emmy. La quarta stagione ha trasformato la tossica storia d’amore tra le due amiche-rivali Yasmin Kara-Hanani (Marisa Abela) e Harper Stern (Myha’la) in un’impressionante esplorazione di lotte di potere e crolli psicologici. Ogni stagione di Industry ha affinato ulteriormente la serie, ha chiesto sempre di più ai suoi interpreti e ha colpito con precisione alcuni dei nervi scoperti più dolorosi della nostra cultura. È una mancata candidatura che continueremo a ricordare per molti anni. — CTJ

La doppietta di Nick Offerman
SorpresaLa candidatura di Nick Offerman come miglior attore non protagonista in una serie comedy per Margo ha problemi di soldi era praticamente scontata, visto che la serie Apple è amatissima e la sua interpretazione di un ex wrestler professionista e tossicodipendente in recupero è straordinaria. Molto meno prevedibile, invece, era il riconoscimento per la sua altrettanto eccellente interpretazione del presidente Chester Arthur nella miniserie Netflix Death By Lighting, colpevolmente poco vista. La seconda candidatura, come miglior attore protagonista in una miniserie o film per la TV, rappresenta quindi una piacevolissima sorpresa. — D.F.

Abby Elliott
SnobbataCon il passaggio di The Bear da rivelazione assoluta a presenza ormai abituale nel circuito dei premi, una delle interpretazioni più sorprendenti e cresciute nel tempo è stata quella di Abby Elliott. Nei panni della neomamma esausta e responsabile amministrativa Natalie “Sugar” Berzatto, Elliott porta calma e razionalità nel caos di personaggi costantemente sull’orlo di una crisi di nervi. È un’interpretazione così discreta e fondamentale da poter facilmente sfuggire agli elettori degli Emmy, travolta dal frastuono che la circonda. Eppure era uno degli ultimi elementi sinceramente positivi rimasti nella serie. — CTJ

All Her Fault
SorpresaNon c’è davvero nulla che Sarah Snook non sappia fare, nemmeno guidare un melodrammatico thriller psicologico sull’impossibilità di essere una madre moderna di successo e sui pericoli degli EpiPen scaduti. Il drama Peacock sembrava costruito unicamente per conquistare il pubblico di un weekend: il classico binge-watch che monopolizza i social per tre giorni e poi viene completamente dimenticato. Per questo non ci aspettavamo che All Her Fault ottenesse candidature come miglior miniserie, miglior attrice protagonista per Snook, miglior attrice non protagonista per Dakota Fanning e perfino una candidatura per la sceneggiatura. — CTJ

Connor Storrie per 'SNL'
SorpresaLo sapevamo tutti che quel magnifico clown aveva tutte le carte in regola. Ma la prima candidatura agli Emmy di Connor Storrie per aver condotto la puntata del 28 febbraio di Saturday Night Live sembra quasi un modo con cui gli elettori degli Emmy si stanno scusando per non aver potuto candidare il progetto di cui tutti stanno ancora parlando davvero: Heated Rivalry. La torrida storia d’amore gay ambientata nel mondo dell’hockey, prodotta da Crave, ha trasformato Storrie e il suo coprotagonista Hudson Williams in autentiche superstar. Il regolamento degli Emmy però impedisce alla serie di essere eleggibile per la prima stagione, essendo stata realizzata interamente in Canada. Poco male: questa candidatura significa che i fan potrebbero comunque avere l’occasione di vedere Storrie ricevere finalmente, dal vivo, i meritati applausi per quella che è stata senza dubbio la serie dell’anno. — CTJ















