La canzone resta sospesa tra il desiderio di risoluzione e lo sfogo finale. Daron Malakian, che è un po’ il maestro di cerimonie del concerto, dà alla gente il tempo di formare i circle pits. Quando sono tutti pronti, Toxicity riparte. La gente corre in cerchio, sorride, si sfiora, si tocca, urla “disorder, disorder, disoooooorder” in un misto di incazzatura adulta e gioia fanciullesca. Mi ci trovo in mezzo ed è bellissimo. È un disordine furioso, anarchico, liberante e felice. E in fondo è stato così tutto il concerto dei System of a Down all’Ippodromo La Maura di Milano per gli I-Days, un racconto schizzato sulla contemporaneità per gente che non vuole smettere di ridere in faccia al potere, una danza incontenibile che dice: non ci fregherete più.
Non suonavano in Italia dal 2017. Nel frattempo non hanno pubblicato dischi, giusto il singolo Protect the Land / Genocidal Humanoidz, non sono stati al centro della conversazione sul rock, potevano sembrare fuori moda, se non dimenticati. E invece come spesso accade l’assenza ha alimentato il desiderio, nuove generazioni li hanno scoperti e alla Maura, informa l’organizzatore, c’erano 78.500 persone, il 40% proveniente dall’estero (nella parte del pit dov’ero io direi il 10%). Prima di loro hanno suonato gli Acid Bath e i Queens of the Stone Age con Josh Homme stonato in canotta camouflage che ha inserito Rehab di Amy Winehouse (“Hanno provato a spedirmi in rehab, ma ho detto no no no”) all’interno di Feel Good Hit of the Summer, quella che fa “nicotine, Valium, Vicodin, marijuana, ecstasy and alcohol”.
Non c’è invece traccia di fattanza nel concerto dei System, se non in Needles in cui Tankian e Malakian invitano a togliersi il verme solitario dal sedere, fuor di metafora a liberarsi dalla dipendenza. Perché quello dei System è un concerto per gente lucida che racconta guerra, manipolazione dell’informazione, genocidio, degrado dell’intelligenza collettiva, violenza della polizia, riservandosi il diritto di deragliare col senso dell’umorismo e un’ipercinesia ridicola e contagiosa.

Shavo Odadjian. Foto: I-Days

Daron Malakian. Foto: I-Days
Sono evidentemente anti-contemporanei: non sono fighi loro, non sono carismatici sul palco, ma è eccitante quel che fanno. Sono politicizzati e dementi, arrabbiati e deliranti, poetici e grotteschi, implacabili e teatrali. Hanno un sacco di canzoni che sembrano costruite assemblando elementi a caso, in una successione iperadrenalinica di momenti di segno opposto. E invece quando quelle parole, quelle costruzioni imprevedibili e persino quei riff finiscono in bocca a 78.500 persone si capisce che hanno una loro logica e una loro poetica. Sono impressionanti i cori su Violent Pornograhy e Aerials, sono potenti le voci che accompagnano il divertissement di I-E-A-I-A-I-O oppure ATWA e Radio/Video, fa un certo effetto sentire decine di migliaia di persone intonare melodie di derivazione folk orientaleggiante che non fanno parte della cultura rock, è notevole vedere la gente ammaliata dal dramma distopico di Spiders. Bastano tre, quattro canzoni per capire che sarà un gran concerto.
In un’ora e 40 i System of a Down vanno dritti dall’introduzione soft di Soldier Side fino a Sugar senza fermarsi e senza bis. “Perché i presidenti non vanno in guerra?”, chiede B.Y.O.B. e intanto sullo schermo alle spalle dei quattro scorrono velocemente frasi come “pace: rimandata a tempo indefinito” e “il tuo silenzio fa parte del feed”. Sono dei Rage Against the Machine più tamarri e col senso dell’umorismo, un gruppo metal che volendo autosabotarsi ha scelto di reclutare Frank Zappa come cantante. Gli elementi metal effettivamente ci sono, dai riff di Malakian allo stile del bassista Shavo Odadjian fino alla doppia cassa di John Dolmayan. Il batterista suona con indosso una t-shirt con la faccia di Karol Wojtyła e l’anno in cui è diventato Papa, il 1978. Siamo a un concerto dei System of a Down, nulla stupisce.
E poi c’è Serj Tankian che passa da vocette da cartoon al growl, da parti melodiche serissime ad accelerazioni a cui è difficile stare dietro, vedi ad esempio Chop Suey!, da filastrocche folk a sezioni quasi punk. Se Malakian non s’allontana dagli stereotipi del concertatore rock, Tankian è una presenza serafica e defilata, pur essendo il cantante principale. Non si muove granché, canta spesso a occhi chiusi, alza la mano sopra la testa unendo pollice e medio manco fosse un maestro zen impegnato in esercizio di meditazione e non il frontman di un gruppo alternative metal. Giurerei di averlo visto sorridere anche in certi pezzi drammatici. Aveva promesso esplosioni e le esplosioni ci sono state, un pezzone dietro l’altro, un successo. Non si tratta di un gruppo rock ordinario ed è questa la sua forza, anche se l’ordine vince sul disordine quando Malakian canta quella specie di power ballad che è Lonely Day e Lost in Hollywood, quest’ultima animata dal contrappunto di Tankian. Ma è un attimo, arriva Tentative accompagnata da un «vergognati Netanyahu» del chitarrista e da lui dedicata ai bambini di Gaza. “Dove pensate che possiamo andare quando cadono le bombe?”, ci si chiede nel testo, una domanda ingenua eppure cruciale.

Serj Tankian. Foto: I-Days

John Dolmayan. Foto: I-Days
Io di nostalgia non ne ho vista, non ne ho sentita, queste sono del resto canzoni che sembrano anzi scritte per il nostro presente. La loro natura frammentata figlia di un’altra epoca, quella dello zapping tra i canali televisivi, descrive perfettamente lo scrolling, la follia dei nostri feed, il sovraccarico disinformativo di Internet. Cosa accadrà ora nessuno lo sa. Serj Tankian mi ha detto che vogliono andarci piano per non rovinare l’armonia e l’amicizia ritrovata, la gioia di stare assieme, ieri sera una gioia ampiamente condivisa col pubblico. Alla fine il punto non è solo come è stato (grandioso). Il punto è anche: come esci da un concerto del genere? Io dico che esci un po’ più felice, non meno incazzato, con la voglia di raddrizzare qualcosa nella tua vita o in quella degli altri, però col sorriso sulle labbra, e forse non è poco per un concerto rock.
Set list:
Soldier Side – Intro
B.Y.O.B.
Suite-Pee
Chic ’N’ Stu
Prison Song
Violent Pornography
Aerials
I-E-A-I-A-I-O
Darts
Genocidal Humanoidz
Needles
Deer Dance
Radio/Video
Dreaming
Hypnotize
ATWA
Bounce
Suggestions
Psycho
Chop Suey!
Lonely Day
Lost in Hollywood
Tentative
Spiders
Forest
DAM
War?
Toxicity
Sugar














