‘Pane ar pane’, rock ar rock: la notte in cui i classici parlano romanesco | Rolling Stone Italia
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‘Pane ar pane’, rock ar rock: la notte in cui i classici parlano romanesco

Elio Germano chiama a raccolta Paola Cortellesi, Corrado Guzzanti, Brunori Sas, Margherita Vicario, Lillo, Danno, Giancane, Noemi e molti altri per una serata-concerto in favore della Comunità di Sant'Egidio. Stasera alla Cavea

‘Pane ar pane’, rock ar rock: la notte in cui i classici parlano romanesco

Foto: Ufficio Stampa Pane ar Pane

Noi semp er monno, la gioventà, semo quelli che risporteranno ‘r sole, dona pure tu. È na scerta che stamo a fa e ce fa sta bene pure a noi, davvero pe cambià sto mondo bastamo io e te”. Per fare We Are The World servirono Michael Jackson e Lionel Richie, sotto l’egida della produzione di Quincy Jones, per fare Noi semo er monno (di cui abbiamo appena citato il ritornello, un appello a donare, in questo caso alla Comunità di Sant’Egidio, punto di riferimento capitolino, e non solo, per il volontariato e la beneficenza, luogo che salva anime e corpi ogni giorno) ci è voluto un evento pazzo e bellissimo come Pane ar pane, che oggi, 25 giugno 2026 ci farà divertire, pensare, ballare, cantare con i brani simbolo del rock mondiale tradotti in romanesco grazie al lavoro filologico, titanico e meraviglioso di Elio Germano, con la revisione di Emma Gainsforth, traduttrice e redattrice di Micromega. La parte musicale è guidata da Giampaolo Felici (Ardecore, che si produrrà in pezzi che vi lasceranno a bocca aperta) affiancato da un gruppo di straordinari polistrumentisti italiani: Nicola Manzan (Bologna Violenta – chitarra, basso, violino), Ludovica Valori (tastiere, trombone), Adriano Viterbini (chitarre elettriche), Jacopo Battaglia (batteria), insieme a Giulio Caneponi, Gianluca Ferrante ed Ersilia Prosperi.

Artisti per Sant’Egidio, il sottotitolo, dice quello che c’è da sapere: un grande evento, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, in cui un parterre unico – Brunori Sas, Paola Cortellesi, Danno, Elio Germano (con gli Ardecore), Giancane, Corrado Guzzanti, Noemi, Willie Peyote, Margherita Vicario, Lillo Petrolo, Valeria Solarino e Il Muro Del Canto (ma anche Daniele Coccia Paifelman in solitaria) – si mobiliterà per una realtà fondamentale destinando ognuno dei 33 euro che spenderanno gli spettatori alla Comunità di Sant’Egidio. Tutti, perché la struttura stessa ha messo a disposizione tutto e perché la Siae ha rinunciato ai diritti che dovrebbe esigere per una serata come questa (altrimenti proibitiva per costi). E ovviamente nessuno dei presenti riceverà neanche un rimborso spese.

Impossibile perdersela, perdersi Elio Germano che canta Ah Peppe (Hey Jude) (ma Vasco stai attento, perché la tua cover di Creep verrà scalzata dal già iconico ‘Na merda) o Paola Cortellesi che canterà con quella voce che le ha permesso in passato di duettare pure con Giorgia “Ieri, io stavo senza problemi, oggi invece ce li ho seri, quant’era meglio ieri” in una Yesterday che canteranno tutti a Roma quest’estate, c’è da giurarlo (ma pure Una donna vera…, non fateci parlare). E vi assicuriamo che è davvero difficile non svelarvi tutto, testi e titoli, ma avete il dovere di scoprire da soli un progetto meraviglioso, divertente, profondo che vedrà pure Margherita Vicario diventare un’Amy Winehouse di borgata e Guzzanti addirittura Bob Dylan e che verrà puntellato anche dai monologhi di una delle attrici migliori del nostro cinema e teatro, Valeria Solarino.

Non parleremo oltre di scaletta e di un adattamento che è un vero capolavoro – mentre scrivo ho davanti 42 pagine che hanno il dovere di essere espanse in un libro (l’album invece vi verrà consegnato stasera alla Cavea, quindi non fate i pulciari, che con 33 euro svoltate serata e un oggetto che sarà un grande protagonista del vostro salotto, semicitando uno degli ospiti) -, perché vogliamo e dobbiamo obbligarvi a partecipare a questa Woodstock de Noantri capitanata dalla conduttrice radiofonica Martina Martorano, tra le migliori dj della capitale (e non solo) e organizzatrice di eventi straordinaria.

«Pane ar Pane è un’espressione romana che indica schiettezza e immediatezza – hanno sottolineato tutti gli artisti coinvolti in una dichiarazione congiuta – È la chiave con cui raccontare il progetto e il lavoro della Comunità di Sant’Egidio, che porta avanti un impegno quotidiano nella società reale che abita le strade delle nostre città. Abbiamo pensato di celebrarlo con una grande serata all’Auditorium di Roma e con un disco che uscirà la sera stessa, le cui prime copie saranno in omaggio al biglietto. Come artiste e artisti possiamo solo unirci alla fitta rete di amici di Sant’Egidio e portare il nostro contributo sincero per farla conoscere e crescere ancora».

«Il volontariato funziona così: ognuno offre quello che sa fare, quello che ha studiato e per cui ha talento e lo mette a disposizione della collettività. A dirla tutta è la definizione che la nostra Costituzione dà alla cittadinanza attiva – aggiunge Elio Germano per Rolling Stone Italia, con disarmante chiarezza e senza alcuna retorica -, che ci “obbliga” a contribuire in maniera materiale e spirituale al bene comune. Chi sa cucinare fa da mangiare, chi è medico cura, noi siamo artisti e facciamo cose meno concrete, ma questo sappiamo fare e cerchiamo di sentirci utili con un evento come Pane ar pane».

Gli fa eco Danno, icona della musica e del rap romano. «La Comunità di Sant’Egidio è una realtà che opera concretamente per aiutare chi ne ha bisogno e in un periodo in cui si sente così tanto il freddo del mondo è ancora più importante un evento come questo, con tanti talenti così diversi tra loro, che si uniscono, banalmente, per aiutare gli altri, un messaggio semplice e rivoluzionario. Noi saremo lì per questo: per aiutare e dare a tutti un bello spettacolo».

«Per me è importante – continua Margherita Vicario – dare luce, dare voce a chi lavora in modo incessante nel silenzio dell’operatività per cambiare la vita di tantissime persone. E ringrazio Elio Germano di aver messo su questa banda di persone che in fondo ha solo molta voglia di restituire un po’ di lavoro, di amore, di cura, di dedizione a Sant’Egidio e chi lavora per e con loro. E in più sono pure sicura che mi divertirò come una matta per via del fatto che sarò con amici, al centro di un progetto inedito e bellissimo come quello di riadattare grandi classici del rock internazionale in romanesco, qualcosa di mai sentito».

Talmente mai sentito che di sicuro ascoltare Willie Peyote, piemontese doc, cantare una strofa di Noi semo er monno ci farà lo stesso effetto che fece a Bob Dylan cantare la sua in We Are The World e il Master and Servant rifatto da Elio e le Storie Tese a tratti ci sembrerà Celentano che fa il Rugantino, imitato da Max Tortora. Ma sarà meraviglioso pure questo. In fondo musica, arte, sperimentazione e beneficenza quando si mettono insieme creano bellezza, creatività, un pizzico di follia, tanto divertimento e artisti che non hanno paura di essere allo stesso tempo geni e saltimbanchi.

Come Paola Cortellesi che sottolinea come «sia importante che tanti di noi si uniscano per questa causa comune, non c’è un’unità di misura per l’arte, la musica, per le emozioni che suscitano, tutto è molto soggettivo e opinabile. Ma in occasioni come questa l’arte mostra il suo lato più concreto. E poi fare una cosa bella divertendosi come matti con tante persone che stimi, il tutto cantando classici soul e rock in romanesco, cosa ci può essere di più bello? Non so se onorerò questo evento, ma sono profondamente onorata di farne parte».

Insomma, se vi state chiedendo come Lillo se “Devo restà o me ne devo annà” (sì, Lillo Petrolo rifarà Should I Stay or Should I Go, e se vi stupite non lo avete visto in tanti altri concerti negli ultimi anni e in School of Rock a teatro), non abbiate dubbi. Restate e chiamate tutti l’amici. E lasciatevelo da uno che a Roma ce vive: se nun venite, il disonore sarà tutto vostro: o siete ‘nfami o siete spie. E soprattutto ve perderete l’evento di cui se parlerà tutta l’estate, da Torbella a Testaccio. Quindi, co tutto er rispetto, movete er culo e riempite ‘sta Cavea.