

Foto: Richie Shazam per Rolling Stone US
Fino a pochi anni fa Slayyyter credeva che gli oggetti di lusso fossero simboli di status e stile desiderabili e ci credeva a tal punto da comprare una borsa di marca che non poteva permettersi. «Si è praticamente distrutta nel giro di un mese», racconta. La incontro negli uffici di Rolling Stone a New York. Indossa shorts in denim strappati e stivali custom finto-consumati manco fosse Kate Moss a Glastonbury 2005. È la sua idea di stile oggi ed è un’estetica più grezza, con capelli non sempre pettinati, abiti di seconda mano e, all’occorrenza, creati da sé perfetti per lo spirito di Wor$t Girl in America, il suo terzo album uscito a marzo.
«Non sono mai stata una di quelle popstar belle e chic. Facendo questa musica ho accettato di essere brutta e sporca». Wor$t Girl in America è una svolta rispetto al glamour hollywoodiano di Starfucker di tre anni fa. Col senno di poi, quel disco somiglia alla costosissima borsa che ha comprato e che si è subito rovinata. Slayyyter pensava che il pubblico avrebbe creduto a quella sua fantasia satirica della fama, ma l’illusione è durata poco. I soldi investiti nei tour non sono mai rientrati e lei manco si stava divertendo.
Un primo assaggio del successo pop Slayyyter l’ha avuto nel 2019, quando ha pubblicato il mixtape d’esordio con hit pop underground come Mine e Daddy AF. Cresciuta nel Missouri, da adolescente passava il tempo su Tumblr e guardava da lontano l’ascesa grazie all’online di Marina and the Diamonds, Lana Del Rey o Tyler, the Creator. Quando ha visto che qualcosa del genere stava accadendo anche a lei, ha deciso che ne voleva di più, sempre di più e dopo essersi trasferita a Los Angeles la gente le ha riempito la testa di grandi promesse sul suo sicuro e imminente successo mainstream.
Successo che non è arrivato dopo il debutto del 2021 Troubled Paradise e nemmeno dopo Starfucker, tant’è che Slayyyter ha pensato di mollare tutto. Era convinta che la gente la considerasse cringe. Wor$t Girl in America doveva essere quindi il suo addio alle scene. «Mentre lavoravo al disco ero depressa, mi sentivo finita. Mi sono detta: farò un ultimo album di cui vado fiera e amen se com’è probabile non andrà da nessuna parte proprio come gli altri».

Foto: Richie Shazam per Rolling Stone US
Poteva immaginare benissimo un futuro senza musica e anzi aveva pensato di frequentare un corso per trasformare la passione per la moda in un lavoro, ma la sua vita non sarebbe stata neanche lontanamente elettrizzante quanto quella che sta vivendo oggi. «Ora è tutto diverso».
Le cose hanno cominciare a cambiare verso aprile, quando si è esibita al Coachella. Migliaia di persone l’hanno vista al Mojave Tent per due weekend di fila. «È come se avessi avuto un blackout durante quella performance. Sono scesa dal palco e ho abbracciato la mia amica Anna, piangendo. Ho avuto la sensazione di avercela fatta».
Era la sua prima esibizione con una live band. Ha fatto solo pezzi tratti da Wor$t Girl in America per sottolineare l’inizio di una nuova fase, ma se è qui è anche grazie alle lezioni apprese dai due lavori precedenti. «Quelle canzoni erano i mattoncini necessari per costruire il mio sound e per farlo mi ci è voluto un bel po’ di tempo». Ora Slayyyter sta lavorando a nuova musica sull’onda dell’attenzione che ha ricevuto anche da chi ha cominciato a seguirla perché lo fanno tutti. «Voglio che mi somigli nell’intimo».
Slayyyter voleva che Wor$t Girl in America rappresentasse non solo l’artista che è stata negli ultimi otto anni, ma anche Catherine Grace Garner, la persona dietro la pop star. «All’inizio Slayyyter era una specie di personaggio di fantasia perché non mi sentivo abbastanza sicura per essere me stessa». Questa volta invece «non ho sentito il bisogno di creare un personaggio. Sono davvero questa persona».
Quando arriva per l’intervista e il servizio fotografico si presenta a tutti come Grace. A inizio carriera anche solo l’idea che le persone cercassero di sapere qual è il suo vero nome la metteva a disagio. All’epoca sarebbe rimasta sconvolta da quanto si espone in Wor$t Girl in America. «Buona parte di questo album nasce dal sentirsi la ragazza che è “troppo” a una festa, o dal non sentirsi parte di un gruppo».

Foto: Richie Shazam per Rolling Stone US
Nel Missouri il suo passatempo preferito era bere con gli amici skater in «festicciole tutte spazzatura, sigarette e caos». Avvicinandosi ai 30 ha cominciato a stare un po’ più a casa. La sera prima dell’intervista ha debuttato al Tonight Show e ha festeggiato per qualche ora. «Sono diventata molto brava a darmi una regolata. Quando sei stata depressa o hai affrontato dei problemi è facile cadere in trappole in cui l’alcol o le uscite diventano un modo per anestetizzarti». A inizio della carriera Slayyyter aveva la sensazione che «le persone sottovalutassero le mie capacità, il mio talento o il mio gusto». Ha poi capito che «non bisognerebbe farsi dieci shottini e comportarsi da matta» di fronte a gente da cui vorresti essere presa sul serio.
Ha anche imparato ad accettare i paragoni con altre pop star come Chappell Roan, anche lei del Midwest, e Charli XCX, che le ha dato una bella spinta inserendo i suoi brani nella playlist The Motherfucking Future. «È naturale che la gente abbia bisogno di fare paragoni per inquadrare qualcosa di nuovo. Il primo Coachella di Chappell ha rappresentato una svolta, sembra una traiettoria simile, un lento accumulo di cose in otto anni di carriera e poi momenti di boom come questi, ma io sono io».
Nei video che ha diretto per Wor$t Girl in America Slayyyter usa il body horror per smontare gli standard sociali ed estetici imposti alle donne, soprattutto nel pop. È appassionata di film di paura («Ho visto The Substance sei volte al cinema, non esagero») e le piacciono le immagini che «ti fanno sentire a disagio o che ti fanno pensare che non dovresti guardarle» come il famigerato video dei Prodigy Smack My Bitch Up.
Dice che è stata influenzata da tantissime cose, compresa una celebre foto di Rihanna che rolla una canna sulla testa della sua guardia del corpo al Coachella del 2012. «Quella è andata triplo platino su Tumblr, è da appendere al Louvre». Quando nel 2024 è tornata su Tumblr, ha ricordato perché da adolescente lo amava così tanto. «Non era questione di lusso». E nemmeno di fama. «Essere famosa non mi interessa».
Forse però non può evitarlo. Una vita tranquilla nel Missouri non sembra rientrare almeno per ora nei suoi piani. La vita sotto i riflettori la sta chiamando.
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Photographic assistance: Austin Dewitt
Lighting: Chris Morel
Production assistance: Niara Knox & Lisa Gudmundsdottir