Vivaticket al fianco del festival più venduto di Spagna | Rolling Stone Italia
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Vivaticket al fianco del festival più venduto di Spagna

Icónica Santalucía Sevilla Fest arriva alla sesta edizione con un milione di spettatori cumulativi. Al suo fianco, la piattaforma italiana del Louvre e della Scala

Vivaticket al fianco del festival più venduto di Spagna

Foto di Niccolò Guasti

Plaza de España a Siviglia durante Icónica

Un festival che in cinque anni passa da zero a un milione di spettatori cumulativi e che lo fa dentro un monumento del 1929 non è solo un festival. È un unicum nel panorama europeo. Icónica Santalucía Sevilla Fest è probabilmente la storia più interessante che il live europeo abbia prodotto negli ultimi anni, e il fatto che se ne parli ancora relativamente poco fuori dalla Spagna la rende ancora più affascinante.

La sede è Plaza de España a Siviglia, progettata dall’architetto Aníbal González per l’Esposizione Iberoamericana del 1929. Portici semicircolari, ceramiche dipinte a mano, canali navigabili, una scenografia che sembra pensata per ospitare concerti ma che fino al 2021 non aveva mai avuto una programmazione musicale di questa portata. Icónica, dal 2021, le ha ridato la funzione per cui era stata concepita, ovvero accogliere grandi eventi pubblici. All’inaugurazione del ’29 c’erano 70mila persone. Oggi, quasi un secolo dopo, la Plaza torna a riempirsi ogni estate con numeri che fanno impressione.

I dati dell’edizione 2026 parlano da soli. A metà aprile, un mese e mezzo prima dell’apertura, erano già stati venduti oltre 277mila biglietti, più dell’intera edizione precedente. Le previsioni puntano a superare i 358mila spettatori complessivi tra il 4 giugno e il 18 luglio, con un impatto economico stimato in 278 milioni di euro, più di duemila posti di lavoro generati e oltre duecento imprese coinvolte. Per dare un’idea della scala, Icónica è il terzo evento per rilevanza economica di Siviglia, dopo la Feria de Abril e la Semana Santa, le due festività che definiscono l’identità della città. I concerti di Aitana e Sting hanno fatto sold out in anticipo, e il festival è ormai stabilmente in cima alla classifica dell’Asociación de Promotores Musicales come evento a pagamento più venduto del Paese.

Il cartellone 2026 conferma la vocazione trasversale che è sempre stata il tratto distintivo di Icónica. Robbie Williams, Lenny Kravitz, Maroon 5, The Prodigy, Jamiroquai al suo unico concerto in Spagna. Poi il lato elettronico, che quest’anno ha un peso notevole. Fatboy Slim, Moby, Charlotte de Witte con Andres Campo, Anthony Rother, Gonçalo, Raul Pacheco e Dhuna, e una notte con Marco Carola e Paco Osuna insieme nella Plaza, che per chi segue il techno è già un evento nell’evento. Il blocco latino porta Juan Luis Guerra, Rubén Blades con la Roberto Delgado Big Band, Romeo Santos con Prince Royce, Yandel in versione sinfonica. E sul fronte spagnolo si va da Raphael a Lola Índigo, da Hombres G a Califato 3/4, progetto che riformula la tradizione andalusa in chiave contemporanea.

Dopo i concerti principali, le Endesa Music Sessions prolungano la serata trasformando la Plaza in un dancefloor a cielo aperto. Luc Loren dopo Lola Índigo, Marsal Ventura con un set battezzato Techno Flamenco dopo Califato 3/4, Bea Miau dopo Marilyn Manson. E poi c’è il lato gastronomico, che a Icónica è parte integrante dell’esperienza. Due ristoranti di riferimento, Cambados con la cucina di mare atlantico di Javier Padín e La Lola con la proposta andalusa del chef Javi Abascal, affiancati da chioschi gourmet che spaziano dalla pizza artigianale al pescaíto frito, dalle empanadas argentine ai gelati. Il tutto sotto le stelle, dentro un monumento, immersi tra musica e concerti. È difficile pensare a un contesto migliore.

In tutta questa crescita, un passaggio fondamentale è stato l’arrivo di Vivaticket come partner esclusivo per il ticketing. Per chi lavora nell’industria dell’entertainment, Vivaticket è un nome che pesa. La piattaforma gestisce la biglietteria del Museo del Louvre e della Torre Eiffel a Parigi, del Teatro alla Scala a Milano, dell’AS Roma e del Milan in Serie A, oltre a venue e istituzioni sparse tra Francia, Stati Uniti, Australia e Dubai. È sviluppata interamente in-house e va ben oltre la semplice vendita del biglietto, coprendo tutta la filiera dell’esperienza dal merchandising al controllo accessi, dal catering ai pagamenti cashless.
La sfida, in un contesto del genere, non è banale. Gestire centinaia di migliaia di transazioni dentro un monumento storico, con tutti i vincoli che ne derivano, significa far funzionare in modo coordinato un numero enorme di operazioni che il pubblico non vede mai. È il punto su cui insiste Silvano Taiani, CEO di Vivaticket, quando gli si chiede come si tenga insieme una macchina di queste dimensioni.

«In un festival di questa scala la sfida principale è fare in modo che tutto funzioni in modo coordinato, perché il pubblico possa godersi l’esperienza dall’inizio alla fine», spiega Taiani. «Plaza de España offre una bellezza senza pari, ma richiede anche un livello di pianificazione e coordinamento eccezionale tra tutti i team coinvolti. Come partner di ticketing viviamo Icónica dall’interno: il nostro ruolo è contribuire, attraverso tecnologia e operazioni, a rendere l’esperienza del pubblico il più semplice e fluida possibile, dal momento dell’acquisto del biglietto fino all’arrivo in venue. Quando gestisci centinaia di migliaia di persone in un ambiente così particolare, sono proprio quei dettagli a fare la differenza».

Il portfolio di Vivaticket mette insieme realtà lontanissime tra loro, dal Louvre alla Scala ai club di Serie A. Eppure, racconta Taiani, ciò che ha convinto l’azienda non è stato un singolo problema da risolvere, ma il modo in cui il festival era arrivato fin lì. «Quando abbiamo incontrato Javier e il suo team, Icónica era già un evento di successo, con un’identità molto precisa: era riuscito a trasformare un luogo storico come la Plaza de España in una venue capace di accogliere migliaia di persone e alcuni dei più grandi artisti internazionali», ricorda il CEO. «Più che risolvere una sfida specifica, l’obiettivo era accompagnare quella fase di crescita. Ciò che ci ha convinto fin dall’inizio è stata la chiarezza della visione e gli standard altissimi di tutto il team: un gruppo che lavora come una famiglia, mosso da una passione autentica e dall’ambizione di rendere ogni edizione migliore della precedente. In quel modo di lavorare abbiamo riconosciuto gli stessi valori che fanno parte della cultura di Vivaticket da oltre 25 anni».

C’è poi la questione del mercato. La Spagna ha abitudini e aspettative diverse da quelle italiane o francesi, ma Taiani preferisce non parlare di differenze quanto di ascolto.«Non è che abbiamo dovuto cambiare il nostro modo di lavorare», osserva. «Abbiamo trovato un pubblico profondamente legato al live, in un Paese che negli ultimi anni è cresciuto molto nella partecipazione a concerti e festival, fino a diventare una destinazione culturale e turistica di riferimento. La tecnologia può essere globale, ma la realtà di ogni evento è sempre diversa, a prescindere dal Paese. Capire quell’unicità è una parte essenziale di ciò che facciamo».
L’alleanza con Icónica, per Vivaticket, è un passo chiave nel consolidamento della piattaforma nel mercato iberico. Per il direttore del festival, Javier Esteban, la scelta del partner tecnologico risponde alla stessa logica con cui Icónica è nata: l’ossessione per ogni dettaglio dell’esperienza.

Perché Icónica, prima ancora che un festival, è stata una scommessa che in pochi ritenevano possibile. Grandi concerti internazionali a Siviglia, d’estate, in una città senza una vera e propria tradizione consolidata in questo senso. «Non guardavamo solo alla Siviglia che esisteva, ma a quella che poteva diventare», racconta Esteban. «Vedevamo una città con un’identità culturale unica, una delle venue all’aperto più straordinarie d’Europa e un potenziale enorme. Quello che molti vedevano come ostacoli, il caldo, l’assenza di una tradizione festivaliera, la complessità di operare in un sito storico, per noi erano problemi risolvibili con un modello diverso. Sei anni dopo, con oltre un milione di spettatori passati dal festival, credo che quella visione sia stata pienamente confermata dalla realtà».

C’è poi un aspetto che spesso viene trascurato quando si parla di grandi festival, e che nel caso di Icónica è invece centrale. Plaza de España non è solo una location spettacolare, ma un bene culturale protetto, e il festival lo tratta come tale. Icónica ha sviluppato un piano di conservazione preventiva che prevede audit esterni, monitoraggio acustico e vibratorio, il divieto assoluto di fissare qualsiasi struttura al suolo o agli elementi architettonici, e protezioni specifiche per ceramiche, balaustrate, lampioni, persino le radici degli alberi. Quest’anno sono stati investiti circa 40mila euro in sistemi sonori cardioidi direzionali per ridurre al minimo la dispersione acustica, e la struttura del palco è stata progettata per non coprire la vista del monumento.

Per Esteban, però, la tutela del monumento non è stata un vincolo imposto dall’esterno. «Proteggere la Plaza de España non era un requisito che abbiamo adottato in un secondo momento: era una condizione di partenza, fin dal primo giorno», sottolinea. «È stato un processo collaborativo con amministrazioni pubbliche, specialisti del patrimonio e team tecnici, ma con una visione condivisa: dimostrare che attività culturale e conservazione non solo sono compatibili, ma possono rafforzarsi a vicenda. Oggi possiamo dire con orgoglio che Icónica è diventata un esempio di come attivare uno spazio storico attraverso la cultura senza comprometterne la protezione». La Plaza, durante il festival, non chiude mai. I turisti continuano a passeggiare, i barquilleros a vendere, le carrozze a circolare. È un modello di convivenza tra grande evento e patrimonio storico che non ha equivalenti in Spagna e che si allinea alle raccomandazioni di UNESCO e ICOMOS.

Sei anni, dicevamo, un milione di spettatori e un posto ormai saldo nel panorama dei festival europei di punta. Eppure, ammette Esteban, la tensione della prima notte, del momento in cui il palco torna ad accendersi, non è mai sparita. Ha solo cambiato aspetto. «Prima di aprire i cancelli c’è sempre un po’ di nervosismo, e credo sia un bene: il giorno in cui smetti di sentire quel senso di responsabilità è il giorno in cui rischi di adagiarti», dice. «Nelle prime edizioni l’incertezza era se il progetto avrebbe funzionato. Oggi la preoccupazione è diversa: è essere all’altezza delle aspettative che il festival stesso ha generato. Più che nervosismo, quello che provo è un enorme senso di responsabilità verso le oltre 2.000 persone che ogni anno lavorano al festival, verso gli artisti che si fidano di noi e, soprattutto, verso il pubblico. Quando centinaia di migliaia di persone scelgono di passare con te alcune delle notti più importanti della loro estate, hai l’obbligo di continuare a migliorare ogni dettaglio».
È anche in questa attenzione, dalla conservazione del monumento fino alla scelta del partner tecnologico che gestisce il primo contatto con il pubblico, che si riconosce un festival arrivato alla sesta edizione senza aver mai smesso di crescere.