«Una grande tristezza». Così Ligabue ha commentato la débâcle dell’Hellwatt/Pulse of Gaia, il festival alla RCF Arena che è stato cancellato. È un posto che conosce molto bene, quello, visto che tra i più convinti promotori della nascita dell’arena open air di Reggio Emilia c’è Claudio Maioli, che fino a poco più di due anni fa è stato il manager di Ligabue. Non solo: la RCF Arena è in qualche modo la continuazione e l’espansione del Campovolo.
«Quel progetto è il sogno e la fatica di Maioli, che lì si è giocato tutto. Per dare a Reggio un lascito, un’arena che potenzialmente poteva essere il posto della musica per l’interno Nord Italia, ha fatto battaglie per sette anni. Io faccio il tifo per lui, lo sapete quanto ci vogliamo bene. Io ho sempre voluto starci fuori perché credevo che il mio nome abbinato a questa cosa non andasse bene, ma anche per non avere grattacapi, dei pensieri in più. Però come ogni cittadino di Reggio sono lì a dire: come cazzo è possibile? Molta gente lo chiede anche a me come se potessi saperlo. Io non lo so come è possibile, ma sono mosso da un’enorme tristezza».
Ligabue lo ha detto alla conferenza stampa che ha preceduto il suo concerto allo Stadio Olimpico di Roma, la celebrazione per il trentennale di Certe notti che porterà il 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino e il 20 giugno a San Siro, a Milano. Lo accompagna la band formata da Fede Poggipollini (chitarra), Max Cottafavi (chitarra), Mel Previte e Niccolò Bossini (chitarra), Luciano Luisi (tastiere), Davide Pezzin (basso), Lenny Ligabue (batteria).
Sollecitato a commentare le parole dette da Francesco De Gregori sui proclami politici fatti dagli artisti, Ligabue ha detto che «va fatta una premessa importante: Francesco è patrimonio della musica e della cultura di questo Paese. Ed è credo uno dei più liberi di pensiero fra tutti i cantautori. Non si fa mai trovare dove qualcuno pensa di trovarlo ed è una caratteristica che mi piace molto. Detto questo, è chiaro che lui ha parlato per lui e quel pensiero non lo condivido più di tanto. C’è una cosa che forse credo abbia voluto dimostrare con un po’ di fastidio e cioè: non è che noi siamo costretti. Troppe volte si dice che la musica deve. No, la musica può. Uno decide se ha voglia di fare oppure no. Questo è un pensiero che deve essere concesso a tutti quanti».
«Io ho sempre cercato di farlo attraverso le canzoni», ha aggiunto a proposito dell’impegno politico. «Faccio da 27 anni quasi a ogni concerto Il mio nome è mai più e quasi a ogni concerto ricordo che non c’è solo un massacro a Gaza, ce n’è anche uno in Ucraina, ce n’è anche uno in Sudan, ce ne sono altri 56 in corso nel mondo. Ma era così anche all’epoca, Il mio nome è mai più aveva dentro la mappa di tutte le guerre in corso e non soltanto di quelle nella ex Jugoslavia. Il modo migliore che abbiamo, anche perché controlliamo meglio le parole, è farlo pensandoci bene, quando sentiamo l’urgenza di dire qualcosa». Come, aggiunge, nel caso della canzone inedita Nessuno è di qualcuno che è nella scaletta del concerto: «Il pensiero che una donna su tre in questo Paese abbia subito o stia subendo violenza fisica o sessuale è un pensiero intollerabile, ma la cronaca di tutti i giorni ce lo fa diventrare una cosa che sta scivolando un po’ via. Ho voluto provare a raccontare un sentimento di empatia dicendo che nessuno per l’appunto è di qualcuno».
Su un ipotetico disco nuovo ha detto che «io di canzoni ne ho un fottio. È l’ultimo dei problemi avere delle canzoni, dopo da lì a pubblicarle perché come sapete il mondo è cambiato… Prima o poi qualcosa uscirà» a partire, pare di capire, proprio da Nessuno è di qualcuno. «C’è del materiale che è lì, che è stato realizzato in buona parte». Su una nuova partecipazione a Sanremo come ospite: «È difficile fare musica lì perché c’è troppa tensione, sembra sempre una questione di vita o di morte. Se dovessi decidere di farlo, anzitutto dovrei essere invitato e poi capire se ci sono le condizioni. In questo momento direi di no, ma con certezza non lo so. Mai dire mai». Su un ipotetico quarto film: «Non ne ho il bisogno, non faccio il regista di mestiere. Se mi viene una storia che sento di poter raccontare… ma non è una cosa programmabile».
Da settembre Ligabue tornerà sui palchi per chiudere i festeggiamenti di Certe notti coi concerti nei palazzetti, anticipati dalla data zero a Jesolo il 12 settembre e dall’esibizione all’Arena di Verona il 22 settembre. Saranno 15 concerti in 15 città, l’ultimo il 24 ottobre in quell’Unipol Dome che proprio lui ha inaugurato a maggio. Non ci saranno date aggiuntive. Per il 2027 ci potrebbero essere progetti non ancora annunciati per l’estero. «Faremo cose».















