“Che tempi di merda, piacevoli come una sberla. Almeno lasciami la magia”. Oltre a essere un mantra con cui affrontare la vita, questi sono anche i versi di uno dei brani che compongono Magia bianca, il nuovo disco di Francesca Michielin uscito oggi.
Il brano in questione si chiama 1484 (le piacciono i numeri: in passato fu 2640), deduco anno di grande inquisizione. E leggendo il testo vi potrete immergere sia nella testa di una vecchia strega vissuta secoli fa, ma anche in quella di giovane cantautrice che vive il nostro tempo: “Perché mai non dovrei essere anch’io un po’ mediocre? Tanto lo sono tutti”. Domanda lecita, soprattutto scorrendo il feed.
A ogni modo, Francesca Michielin inaugura oggi una nuova “era”, chiamandola come la chiamerebbe la sua amata Taylor Swift. Dopo un anno un po’ travagliato con quel Sanremo che non era andato benissimo (non per me: Fango in paradiso rimane uno dei miei pezzi preferiti di quell’edizione, da ascoltare quando vuoi sentirti teenager drammatico di una serie Netflix), caviglie rotte e cambi di management era tempo di ripartire. Come? Il mercato discografico è complesso, anche e soprattutto per chi pensa di conoscerne tutti i segreti. Sono “tempi di merda” dicevamo all’inizio, anche per artisti con una carriera alle spalle, numeri, il cosidetto percepito. Ne ha parlato Francesca in diverse interviste, ne parlano tanti suoi colleghi. Il saggio Tonino Carotone cantava di “felicità a momenti”. Si riferiva al mercato degli streaming?
A ogni modo, questo disco di Francesca Michielin è decisamente un passo interessante, che smuove le acque. Per il concept, magico e folkloristico. Perché esce a giugno, in mezzo alle canzoni con la cassa in quattro e c’è lei che vuole portarti in un antro oscuro a mischiare pozioni (my kind of summer), ma anche perché c’è tutto un immaginario fatto di Giovani Streghe, Charmed e tutte quelle cose che hanno reso i teenager dell’epoca un po’ appassionati di esoterismo.
Ma è un disco interessante soprattutto per il sound. Già nel riuscitissimo singolo Una donna non può si capiva che qualcuno, da queste parti, ha ascoltato parecchio Alice e Battiato. E il disco ricorda a suo modo quel mondo, con l’aggiunta di un po’ di folk celtico, anni ’80 e tantissime partite a Dungeons and Dragons. Tranquilli però, non siamo dalle parti della fiera del fumetto: siamo dentro a un racconto goth fantasy che fa venire voglia di rileggere la vostra saga preferita o semplicemente prendere una candela per inciderci sopra il nome di chi vi sta sul cazzo. Sia mai che funzioni.
In un mercato extraomologato, questa operazione ci piace. Anche perché si presta a più letture. In Strega comanda dice: “A casa mia puoi salire ma sappi che sono una mistress esoterica, è una bugia che stasera è una sera romantica”. Ma poi oggi chi sono davvero le streghe? Storicamente le persone emarginate, fantasiose, che brillano in mezzo ai mediocri. E anche se sono passati tanti anni da quando le bruciavano vive, ora il fuoco che le brucia c’è ancora, ha solo cambiato forma.

La copertina di ‘Magia bianca’
Per questo siamo in un periodo storico in cui le streghe servono più che mai. Che siano stilose come Nicole Kidman in Practical Magic o subacquee, come le Anguane di cui canta Francesca: “C’era una volta nell’acqua una donna vestita di nebbia che fischia nel vento del Brenta”. Per tutti quelli che sognano un’estate senza ritmi latini ma piena di oracoli a cui chiedere consiglio. Per chi preferisce Enya a J Balvin. Per chi non si vuole abbronzare. Viva le streghe.
















