Un nuovo spettro si aggira per i social: quello del cortisolo. Da qualche tempo ho fatto l’errore di interessarmi alle proteine per avere finalmente una dieta equilibrata, non basata esclusivamente su pasta e insalata. Sentivo che era giusto. Dopo tre ricerche su Instagram, l’algoritmo si è scatenato e mi ha inondato di video salutisti. Addominali scolpiti in 20 minuti. Acqua, zenzero e limone per un effetto detox. Kiwi baluardo della vitamina C – più delle arance, sono scioccato – nonché stimolatore della “numero 2”. Spinaci irrorati di limone per massimizzare l’assorbimento del ferro. Magnesio prima di dormire per placare muscoli e demoni. Contrordine, le uova fanno bene, mangiane quante te ne pare. Poi è arrivato il cortisolo e niente è stato più lo stesso.
Minuscola premessa per chi ancora non è stato contagiato da questa nuova fobia. Il cortisolo è un ormone. Partecipa alla regolazione del metabolismo e al controllo del sistema immunitario. Segue il ciclo circadiano quindi al mattino schizza in alto per accenderti, mentre alla sera – in teoria – crolla giù in vista di un meritato riposo. Ma a renderlo il M. Night Shyamalan della biochimica odierna è il fatto di entrare in circolo nel nostro organismo dal momento in cui questo avverte un pericolo. Purtroppo, con il tempo, da elemento di sopravvivenza primordiale ha assunto connotazioni sempre più psicologiche. Più nevrotiche. Più alleniane. Se nell’Homo erectus il cortisolo veniva rilasciato perché “quel lupo fuori dalla caverna vuole sbranarmi”, oggi invece risponde a qualcosa di decisamente più bizzarro (o Cartesiano, se preferite): “sono”.
Da risposta immediata a minaccia estemporanea, il cortisolo è diventato la traduzione ormonale di una condizione ansiogena cronica alimentata, al solito, da abitudini tanto cattive quanto inevitabili. Il risultato è lo stesso che si otterrebbe se fuori dalla nostra caverna (oggi al terzo piano) ci fosse davvero un lupo: insonnia, ipertensione e sbalzi d’umore. A corredo ci sono poi fame compulsiva e scarsa lucidità. Immancabili. Ma se fosse tutto qui, e se si trattasse solo di una questione psicologica, non avrebbe avuto tanto successo sui social. La faccenda è diventata di capitale importanza dal momento in cui sono state messe in evidenza le ripercussioni sui nostri corpi, tanto divinizzati quanto effimeri. Ti guardi allo specchio la mattina e inizi a capirlo. La pelle invecchia, la faccia è gonfia e la pancia pure. Inutile rifugiarsi in Fight Club, anche quello è intriso di ipocrisia. Tyler Durden potrà pure provare pena per i corpi nelle pubblicità di Gucci e dire che l’automiglioramento è masturbazione, ma nella scena dopo sfodera comunque un fisico identico alla sua nemesi, Patrick Bateman.
Perché gli esercizi paramilitari e un regime alimentare secondo solo a quello dittatoriale di Gwyneth Paltrow non mi hanno reso ancora Wolverine? Ecco quindi che arriva una formica esploratrice ad anticipare un esercito di simili. Un reel ti spiega che la causa è il cortisolo. Che tra te e la perfezione c’è questo ormone ormai ai livelli di Fukushima. Che l’hai raggiunto stando troppo al telefono (come fai ora). Che nonostante tutto il tuo impegno bevi troppo alcol e poca acqua. Che continui a mangiare troppo e male (hai pesato quel piatto di pasta?). Che dormi poco. Che eviti il sole. Si innesca così un circolo vizioso. Un uroboro social-chimico. Il lupo fuori dalla caverna, quello di cui devi avere paura, si scopre essere il cortisolo stesso.
A seconda dell’interlocutore c’è un rimedio ben preciso per il cortisolo alto. Ad esempio, per Matthew McConaughey in The Wolf of Wall Street è l’onanismo compulsivo. Per i santoni dei social invece è togliere tutto quello che – in un modo o nell’altro, purtroppo – ci aiuta a sopravvivere e definisce la nostra epoca. Togli il telefono, l’alcol, il caffè, la luce blu, il junk food e non allenarti troppo (anche se cerchi disperatamente dopamina). Ma soprattutto togli l’ansia. Un progetto irrealizzabile che non funziona nemmeno nelle serie tv post-apocalittiche. Mi riferisco a Revolution di Eric Kripke. D’accordo, alcuni suggeriscono solo di limitare i fattori scatenanti, consapevoli che sarebbe impossibile vivere senza alcuni di questi trigger. Ma mentre i periodi di detox sono accettabili e fattibili, sovvertire definitivamente lo status quo è solo utopia. Lavoro, svago o necessità. È impossibile allontanarsi dal telefono (o altro schermo) per più di 5 minuti. La vitamina D è un lusso che non ti puoi permettere. Drink, Red Bull e Snickers: non puoi sopravvivere agli altri e a te stesso senza questi alleati. E poi, credi davvero di aver messo abbastanza limone sopra quegli spinaci?
Sull’altare del looksmaxxing mascherato da benessere psicofisico verrà sacrificata la nostra umanità. Siamo una curva che tende disperatamente verso l’asintoto di una nuova religione. Un culto introdotto nel commercio e reso universale negli anni Ottanta, da quando cioè è uscito Jane Fonda’s Workout, il VHS più venduto di sempre (film esclusi). Una fede che di recente è stata dopata con l’aggiunta di ormoni, appunto. Dopamina, serotonina e cortisolo. Proprio come il nostro aspetto, vogliamo tenerli tutti sotto controllo. Pretendiamo una mente incontaminata e non per una maggiore lucidità, ma perché vogliamo trasformarla in estetica. Mens sana in corpore sano. Ammesso che interessi davvero a qualcuno la prima parte. In un futuro non troppo lontano diventeremo “super” grazie a una collaborazione con l’IA. Ma non ci sarà una fusione o una simbiosi, quanto una “contaminazione” di entrambe le entità. Con una precisazione. L’IA sta imparando a essere umana, noi stiamo imparando a essere macchine. L’umanoide ha infatti un fisico perfetto e di sicuro non ha il cortisolo alto, ma può godersi un BigMac? Qualcosa di simile, seppur in chiave teologica, lo scrive pure Papa Leone nella sua enciclica Magnifica Humanitas. A forza di privazioni e limitazioni, presto o tardi qualcuno riuscirà a sviluppare una padronanza di sé tale da calibrare ogni ormone del proprio organismo. Solo per vanità, s’intende. Una sorprendente quanto magica autoregolazione non dissimile dalla stabilizzazione della luminosità di uno smartphone. Diventerà così (se non lo è già) elemento di vanto davanti a un inviolato matcha da 6€: “Ho il cortisolo bassissimo, sai?”.
Com’è stato possibile questo folle (e disumano) connubio mente-corpo? Fondamentale è stata la liturgia della gratitudine. Insinuatasi nei feed con la frase tanto ridicola quanto falsa “I love my job”, si è evoluta poi in una sequela di ringraziamenti a non si sa quale divinità per ogni cosa. La pasta al pomodoro, il caffè, un tramonto (e mai nessuno che ringrazi la birra che accompagna quel tramonto). Una sorta di rituale scaramantico che cela una sottomissione da Vecchio Testamento. È la strategia della tensione applicata al nostro organismo. Da qui a pretendere di azzerare il cortisolo attraverso l’ortoressia, l’ascetismo digitale e la rimozione dalla realtà, il passo è stato breve. Tutto questo, nell’attesa psicotica di comprendere, tra un paio d’anni e grazie a un nuovo trend, la verità. Il cortisolo alto è il prezzo biologico di avere una coscienza.










