Il ritorno dei Rush: lacrime, chitarre a doppio manico, una batterista mostruosa | Rolling Stone Italia
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Il ritorno dei Rush: lacrime, chitarre a doppio manico, una batterista mostruosa

Il racconto della prima data del tour al Forum di Los Angeles, là dove 11 anni fa Geddy Lee e Alex Lifeson hanno fatto il loro ultimo concerto con Neil Peart. Tengono duro, eccome, e Anika Nilles spacca. In Italia a marzo 2027

Il ritorno dei Rush: lacrime, chitarre a doppio manico, una batterista mostruosa

Alex Lifeson e Geddy Lee, i Rush

Foto: Andy Keilen per Rolling Stone US

“Posso tornare a casa”, canta Geddy Lee. È il primo concerto dei Rush dopo 11 anni e le parole di Far Cry arrivano nel mezzo della raffica apocalittica di fill di batteria di Anika Nilles. Siamo al Kia Forum di Los Angeles, è la serata inaugurale del Fifty Something Tour dei Rush e quel verso scritto da Neil Peart sembra profetico. Dopo il dolore e il lutto, Geddy Lee, Alex Lifeson e i loro fan sono tornati a casa, ovvero a un concerto dei Rush in un palazzetto dove la band ha già suonato una ventina di volte.

Su quello stesso palco 11 anni fa Lee, Lifeson e Peart hanno tenuto il loro ultimo concerto assieme alla fine del tour per il quarantennale. «Spero che ci incontreremo di nuovo un giorno», aveva detto Lee al pubblico. Peart si era portato sul fronte del palco insieme ai compagni per un ultimo saluto, cosa inusuale per lui. Poco dopo, al batterista è stato diagnosticato un glioblastoma. È morto il 7 gennaio 202. Per un certo periodo Lee e Lifeson hanno perso ogni interesse nella musica suonata.

Il concerto di domenica a Los Angeles è stato pieno di omaggi espliciti all’amico, roba da far venire le lacrime agli occhi. Il tributo più importante forse è stata la performance e il coraggio di una donna che il batterista non ha mai conosciuto. Anika Nilles ha 43 anni, una trentina in meno di Lifeson e Lee, ha tutt’altro background, è più orientata alla fusion, ha suonato con Jeff Beck. Ha affrontato un compito impossibile e terrificante, vale a dire sostituire uno dei più grandi batteristi di sempre di fronte a una delle fanbase più esigenti di sempre. Lo ha fatto con una combinazione di forza e precisione che ha rimandato al periodo di Peart di All the World’s a Stage.

Nilles non ha sempre replicato le parti originali in modo fedele. Ha per esempio reinventato con discrezione Subdivisions imprimendole un proprio tocco personale, ma è riuscita a rievocare l’essenza dello stile di Peart. E ha suonato tutto alla perfezione, dalla prima all’ultima semicroma, compresi i momenti indimenticabili del repertorio dei Rush come l’introduzione di Xanadu, i fill di Tom Sawyer, ogni piccolo e complesso passaggio ultra-sincopato di La Villa Strangiato e YYZ. La somiglianza stilistica è impressionante, è parso di vedere la scena di Ghost in cui Whoopi Goldberg viene posseduta, ma è una possessione positiva com’è stato ovvio vedendo Nilles raggiante alla fine di Tom Sawyer e divertita mentre affrontava la sfida costituita dalle tre sezioni di 2112.

Forse ce lo si doveva aspettare, ma è stato uno dei concerti dei Rush più emozionanti di sempre. Dietro di sé Peart ha lasciato un catalogo di canzoni abbastanza solido da sostenere tutto quel dolore. Sì, i Rush hanno sempre avuto una presenza ironica sul palco e anche domenica sera ci sono stati sketch preregistrati con segmenti di South Park e nuove apparizioni di Paul Rudd e Jason Segel nei panni dei fan dei Rush del film I Love You, Man, ma molte canzoni hanno a che fare col tentativo del batterista di confrontarsi con le grandi domande sull’esistenza. Come Bravado, il primo tributo della serata a Peart, introdotto da una registrazione audio tratta da un’intervista al batterista. “Se si realizza il sogno anche se tutto è perduto”, canta Lee mentre immagini del batterista hanno fatto piangere un palazzetto pieno di uomini adulti (e con molte più donne rispetto ai vecchi tour), “pagheremo il prezzo, ma non conteremo il costo”. Anche Lee è parso commosso quasi alle lacrime. L’assolo finale di chitarra di Lifeson ha assorbito tutta quell’emozione e l’ha moltiplicata.

In linea con uno dei temi del concerto, ovvero la mortalità, Lee e Lifeson sono sembrati quasi ringiovaniti rispetto al 2015, col secondo più snello e musicalmente agile e il primo che ha martellato il basso andando su e giù per il palco con una velocità un 72enne teoricamente non potrebbe permettersi. Le loro schiene sono ancora in grado di reggere strumenti a doppio manico, vedi l’inizio concerto con Xanadu, le loro dita sanno ancora riprodurre i riff del 1977.

«Quando abbiamo iniziato a pensare a questo tour, ci siamo detti: ok, non possiamo suonare così tante canzoni come una volta, non siamo più dei ragazzini», ha raccontato Lee. «Ma sapete cosa? Faremo un sacco di canzoni». Detto questo, sono partiti con Freewill, assente dalle loro scalette dal 2011, con Lee che ha osato affrontarne la tonalità originale dell’ultima strofa. Certo, la voce del cantante non è quella gloriosa e acutissima degli anni ’70, ma è migliorata rispetto a 11 anni fa, e quindi riesce a toccare la sua ottava più alta. Affidare alcune delle parti di tastiera a Loren Gold (che ha suonato con gli Who) è stato liberatorio per Lee, che non ha comunque resistito alla tentazione di fare alcuni suoi celebri riff di synth.

Quando hanno attaccato una versione feroce di Red Barchetta è stato naturale paragonare i Rush all’automobile del titolo: un bolide elaborato, residuo di un “tempo migliore ormai svanito” che però continua a sfrecciare per strada. Durante Dreamline Lee ha intonato uno dei versi più belli di Peart: “Siamo immortali per un tempo limitato”. Il concerto e l’opera del batterista hanno dimostrato che certi limiti esistono per essere superati.

Set list

Set 1

Xanadu
Limelight
Far Cry
Subdivisions
Freewill
Bravado
Caravan
La Villa Strangiato
Vital Signs
The Spirit of Radio

Set 2

2112 Part I: Overture
2112 Part II: The Temples of Syrinx
2112 Part VII: Grand Finale
Distant Early Warning
Red Barchetta
Dreamline
Natural Science
Time Stand Still
Red Sector A
YYZ
The Garden
Tom Sawyer

Bis

By-Tor & The Snow Dog
Working Man

Rush ** FULL SHOW ** First w/ Anika Nilles, Complete Audio with 100% Anika Cam, LA June 7, 2026

Da Rolling Stone US.