Un anno di ‘Voce’ in Triennale | Rolling Stone Italia
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Un anno di ‘Voce’ in Triennale

12 mesi di listening session, folk, podcast, sound system e architetture musicali: il bilancio by Carlo Antonelli dello spazio permanente dedicato al design sonoro, che ha rimesso l'ascolto al centro dell'esperienza culturale

Un anno di ‘Voce’ in Triennale

La consegna del Diploma d’Onore della Triennale a Laurie Anderson

Foto: Gianluca Di Ioia

Voce – lo spazio permanente della Triennale dedicato al design sonoro e alle architetture musicali, fino ad oggi un unicum nel panorama museale internazionale – ha compiuto un anno di attività. Nel frattempo è stato impossibile non notare il crescere furibondo dell’attenzione rispetto alla qualità del suono e alla sua strutturazione e ad equipaggiamenti di nuovo tipo, emersa ovunque, anche all’interno della settimana del design milanese nell’aprile scorso.

Listening session e sound system sofisticati sono arrivati ovunque, confermando in pieno l’idea progettuale del 2021 di Voce che aveva e ha come centro la capacità dell’orecchio di offrirsi con maggiore ricettività all’emozione, rispetto alla consunzione della vista operata dai device digitali che abbiamo addosso o davanti agli occhi tutto il giorno, da anni.

Dopo oltre 12 mesi di attività dalla sua apertura confermiamo e rilanciamo questa attitudine che mano a mano – attraverso una serie di format che hanno costruito il fitto palinsesto dello spazio – si è spostata, oscillando e vibrando come un triangolo (il piè bello tra gli strumenti musicali) e toccando ogni volta corde nuove. Così come le listening session si sono spesso trasformate in podcast dal vivo (vedi La prima musica di Nicolò Porcelluzzi) o i dj set di Rapture in club di networking sofisticato.

La riscoperta del folk più puro è una delle linee di meraviglia assoluta, vedi Alfio Antico o i Tenores di Neoneli con Elio, e continuerà con i Trallalleri genovesi orchestrati da Luca Vitone. Vitone è uno dei grandi artisti (e artiste) italiani coinvolt nel progetto di SONDA (da Liliana Moro, Micol Assael e Roberto Cuoghi fino ai prossimi Massimo Bartolini. Monica Bonvicini, sempre nei fine settimana).

Si è tenuto ben presente il ruolo curativo della forza musicale, in modo non smaccato ma fortemente indirizzato al corpo. Vedi le serate di Close&Slow con Hugo Sanchez e l’intero palinsesto della prima edizione del festival Equinozio a fine aprile, con esploratori di mondi come Federico Campagna e Tommaso Calarco, la profonda bellezza di Industria Indipendente e dei Canzonieti, la meraviglia della voce di Chandra Candiani. E quest’onda continua, con la presenza di Joan Thiele per dire (forse la più potente curandera italiana, alla fine) o la nuova one-night Medicina con Giorgio di Salvo.

Come potete leggere, in Voce la presenza di star più conosciute si impasta proprio come in un coro polifonico con quella della nuova scuola di musica seria italiana: con Stefano Pilia (al suo secondo giro) e Marta Salogni fino alla futura collaborazione con la cattedra di musica elettronica del Conservatorio di Milano e con Angela De Benedictis, direttrice della Fondazione Berio di Basilea con la quale si continuerà con enorme piacere a collaborare (memorabile è stata la presenza di più di 100 appassionati una domenica notte di primavera, alle 23.00 per una session su Stockhausen). Filone che ha un appuntamento fisso e molto amato la domenica mattins, con i Matinée curati da Nicola Ratti.

Gli archivi musicali sono un altro pilastro del lavoro di Voce: da guide all’ascolto con i grandi protagonisti della grande musica italiana (con una particolare predilezione per i pionieri del suono digitale nel pop: Francesco Messina, Roberto Cacciapaglia, tra gli altri) alla seconda edizione del grande festival SLAM – Sounds Like a Movie insieme alle Edizioni Cam/Sugar (ricordiamo ancora un Daniel Blumberg fresco di Oscar o la lecture di Nicolas Winding Refn, nell’edizione d’esordio). Fino alle alleanze con Archivio Ricordi, spesso trasformate in podcast. Già, perché come è evidente, mano a mano – anche grazie alla crescita dei giovani professionisti interni a Triennale – è stato inevitabile entrare nella produzione di lavori specifici. Che si estenderà anche alle mappature sonore dello spazio dell’Istituzione anticipate da due appuntamenti con artisti che fanno della registrazione d’ambiente e spaziale il centro della loro ricerca.

Solo con una panoramica di questo tipo è possibile vedere come questo spazio produttivo sia una sorta di cubo di Rubik dove mano a mano i tasselli di diversi colori si mettono in fila e poi si riassemblano. E così la collaborazione col Teatro La Scala di “riscaldamento” dei temi dell’Otello in scena dal 7 dicembre si incrociano con i racconti di Francesco Bianconi dei Baustelle, di Egidio Clemente dei Massimo Volume e arrivano al soul elegantone di Fresh Mula e alla club culture sofisticata di Lumina (attenzione a Valentina Magaletti, di sicuro).

La notte viene interpretata infine in un nuovo formato, L’ALDIQUÀ 1976-2026, che contiene testimonianze preziosissime e plurigenerazionali (da Daniela Morera al Principe Maurice al Virus e Cox18 raccontati da Alex Foti) e culminano con l’ingresso dal vivo di nuovi gruppi hardcore milanesi la sera (in un ciclo chiamato Rimbaud che verra’ curato da Alvin Spazio).

E siamo felici di aver premiato l’immensa Laurie Anderson con il Diploma d’Onore della Triennale per la sua straordinaria carriera di architetta musicale e designer sonora capace di anticipare il nostro presente fin dall’inizio degli anni Settanta.

Questo – più o meno – è il lavoro che stiamo facendo.