Parte il piano di Layla dei Derek and the Dominos e inizia il viaggio nel viale dei ricordi. Chi l’avrebbe mai detto che il palinsesto televisivo (sì, avete capito bene) un giorno mi avrebbe emozionato al punto da scriverci addirittura un articolo?
D’accordo. Leggere oggi le parole “palinsesto Tv” fa quasi sorridere. Ad alcuni torneranno in mente TV Sorrisi e Canzoni, il televideo e le pubblicità che annunciavano con voci apocalittiche “stasera in prima visione” (queste ci sono ancora, come anche l’onorata rivista). Una realtà dimenticata e superata da internet, dallo streaming e dalle app. Netflix, Prime Video, Disney+, Sky/NOW e ora anche HBO Max. Cataloghi sterminati, spesso sovrapposti, con homepage progettate come supermercati dai quali esci senza aver trovato ciò che ti serve. Schermate che sembrano corsie infinite dove ti consumi le impronte digitali e finisci per affidarti a quello che dice l’algoritmo, senza accorgerti di essere ingozzato con storie che puzzano di truffa e copia malfatta.
Chi guarda ancora la televisione? Evidentemente qualcuno c’è, se viene ancora analizzato lo share. Gerry Scotti contro Stefano De Martino, la ruota contro i pacchi. Ma è solo durante Sanremo che quelle percentuali diventano una questione di Stato e mettono sul patibolo o santificano il conduttore di turno. Tuttavia, qui noi oggi parliamo di un altro aspetto della televisione odierna: non generalista, ma cinefila. Una realtà che negli ultimi anni – e senza fare rumore – ha rialzato la testa, sfidando timidamente gli immensi cataloghi delle piattaforme. Nostalgia, entropia e carattere effimero delle nostre esistenze – lo so, ho scomodato cose grosse per una semplice guida Tv – stanno davvero rendendo la televisione un’alternativa allo streaming?
Sì. Da qualche tempo ho notato che il “dove” influenza molto le visioni dei film. Per esempio, un titolo che su Netflix percepivo come dozzinale, su Prime diventava quasi autoriale. Ancora di più se proveniva da una sezione al suo interno, tipo Rarovideo. Questa sensazione si è fatta più netta quando il film passava in televisione, in – diciamo così – diretta. A fare la vera differenza era diventato il “come”.
Nel 2007 nasceva Iris, il primo canale Mediaset interamente dedicato al cinema. Una specie de “I Bellissimi di Rete 4” ventiquattr’ore su ventiquattro. Poi sono arrivati Rai Movie, TwentySeven, Cine34 e più recentemente La7 Cinema. Ma anche gli altri canali, quando non occupati da talk show interminabili a tema politico o cold case, sciorinano programmazioni con film di tutto rispetto. Con l’aumento dei canali è aumentato anche il vuoto da riempire. Chi ha fatto i palinsesti ha iniziato a guardarsi intorno e soprattutto indietro.
Così si è ritrovato con un tesoro lasciato per strada da altri. Senza dover ricorrere ai blockbuster più ovvi, a titoli da algoritmo e a cult imperdibili, chi ha organizzato la prima e seconda serata ha avuto per le mani una gigantesca zona grigia fatta di thriller, action, legal drama e noir dimenticati. Film magari bistrattati da una parte della critica contemporanea e sicuramente sconosciuti ai più giovani (perdonate la presunzione), ma ancora perfetti nel loro mestiere.
Ed è qui che succede qualcosa di interessante. Il bello del palinsesto televisivo infatti non è trovare Parasite, ma imbattersi un martedì sera qualsiasi in Presunto innocente, Codice Magnum, I signori della truffa o Arriva John Doe (di Frank Capra, trovato inaspettatamente su Tv2000). I più attenti avranno già capito cosa intendo. Non parlo del film-simbolo della star o del regista, ma di quello “secondario”, per usare un termine inappropriato. Un titolo che diventa scoperta e quindi qualcosa di personale: un ricordo. Questo accadeva già vent’anni fa e, grazie al palinsesto attuale, accade ancora.
Chi è cresciuto negli anni Novanta conosce bene la sensazione. Accendere la Tv senza sapere cosa guardare e trovare improvvisamente il film giusto. Non l’hai scelto tu, non l’ha scelto l’algoritmo. L’ha scelto un tizio con dei colleghi magari solo perché i diritti di quel particolare film erano disponibili. Così, anziché perdermi nei cataloghi delle piattaforme, mi ritrovo sempre più spesso a curiosare nella programmazione delle varie reti.
Facciamo due esempi, cercando di non dispiacere nessuno e assicurandovi che non sono sotto contratto con i relativi canali. Il venerdì su Iris c’è la serata dedicata a Clint Eastwood, dalla cui lunga filmografia si pesca quasi sempre qualcosa di buono (se non stupendo). I ponti di Madison County e Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo! uno di seguito all’altro? Fantastico. Su La7 Cinema invece puoi infilare sequenze sorprendenti. Come Mogambo di John Ford, Trappola d’amore con Richard Gere e Sharon Stone e L’onore dei Prizzi di John Huston con Jack Nicholson e Anjelica Huston. Ottimi film che spesso non si trovano negli abbonamenti on demand. Se vuoi vederli devi comprarli, noleggiarli oppure sperare in una nuova programmazione.
In quel preciso istante il palinsesto torna a essere un’esperienza. Perché quel film sta passando adesso: o lo guardi oppure lo perdi. Magari tornerà fra tre mesi alle 23:45 quando il giorno dopo hai la sveglia alle 6. Magari mai più (Presunto innocente l’ho inseguito per anni). Nel tempo, le piattaforme hanno capito che la precarietà era estremamente ammaliante agli occhi del pubblico. Hanno quindi inserito la sezione “in scadenza” e indicato l’ultimo giorno in catalogo. In questo modo il titolo diventa subito molto più interessante: sta per sparire! Immaginatevi ora quanto più attraente può essere un film in diretta che entra per caso nella vostra serata e tornerà chissà quando. Oppure sapere che a una certa data e ora quel film sarà trasmesso. Nel primo caso è un colpo di fulmine, nel secondo è un appuntamento. È inevitabile, diventa tutto romantico.
Irripetibile e fugace. Non metti pausa, non controlli il telefono ogni quaranta secondi. Non dici “lo finisco domani” e forse nemmeno “basta, non lo guardo più”. Aspetti la pubblicità per andare in bagno oppure alzi il volume a un livello esagerato e vai comunque, sperando che non accada niente nel frattempo. Se è già iniziato, puoi decidere di proseguire lo stesso (immaginandoti le parti mancanti, ottimo esercizio per la fantasia), oppure usare la funzione restart (che, in effetti, spezza un po’ la magia). La verità è che ormai mi sento oppresso dal numero di abbonamenti e dalle microspese che si accumulano sul conto corrente.
Però allo stesso tempo continuo a tenermi tutto così da non restare scoperto. Se mi venisse voglia di fare la maratona di Indiana Jones o della Marvel, so che Disney+ è lì pronta a servirmela. Tuttavia, sempre più spesso frequento i canali gratuiti del digitale terrestre. Mi esalto così perché quella sera danno Codice d’onore con Tom Cruise, anche se l’ho visto decine di volte e potrei probabilmente recuperarlo on demand in qualsiasi momento. Ma non sarebbe la stessa cosa, perché con il palinsesto la visione torna a essere un evento. Organizzi la cena, ti prepari in orario, presti attenzione. Il film riconquista una sua centralità. Ha una patina tutta sua.
Guardare un film in Tv diventa così un po’ come andare al cinema (non me ne vogliano i cultori della materia). In sala esiste – ahimè oggi con poca vitalità – ancora una forma di allucinazione collettiva che costringe lo spettatore a stare seduto al buio accanto a degli sconosciuti intenti a seguire la trama. Che gli piaccia o meno, resterà lì fino a quando non verranno accese le luci. Qualcosa di simile accade con la televisione, anche se in questo caso la fruizione è ovviamente dispersa, frammentata. Sono pochi i casi in cui si abbandona una visione davanti allo schermo, piccolo o grande che sia, mentre non si contano i film lasciati a metà su Netflix.
La Tv smette così di essere solo una scatola piena di spazzatura e diventa, a volte, uno scrigno capace di custodire anche la magia della condivisione. Perché mentre atterri su quel canale per caso sai che da qualche parte, in quel preciso istante, qualcun altro sta guardando lo stesso film. Forse, come te, sta aspettando una scena in particolare. Magari è proprio Quei bravi ragazzi. E parte il piano di Layla dei Derek and the Dominos.










