Questo è l’album rap italiano più bello di sempre | Rolling Stone Italia
con la balotta

Questo è l’album rap italiano più bello di sempre

Usciva 30 anni fa ‘Neffa e i messaggeri della dopa’, il più grande album hip hop mai fatto nel nostro Paese. Vi spieghiamo perché

Questo è l’album rap italiano più bello di sempre

Neffa, Giuliano Palma e gli altri "messaggeri" nel video di 'Aspettando il sole"

Foto: YouTube

“La N-E, la doppia F, A”. Comincia così, con questa presentazione, Neffa e i messaggeri della dopa, ovvero il punto più alto e mai più eguagliato dell’hip hop italiano. Una certezza che dura ancora oggi, a 30 anni di distanza.

I puristi dell’hip hop italiano saranno già a colpire forte la tastiera dopo questo statement, ma l’hip hop italiano, soprattutto quello degli anni ’90, funzionava proprio così: una questione di fede. È per questo motivo infatti che, oltre a lasciarci dei dischi magnifici come questo esordio di Neffa, la scena è implosa presto su se stessa facendo sì che anche gli stessi artisti – Neffa in primis – scappassero dalla sua ipossia. Ma in fondo, è anche giusto così, le cose del cuore toccano i nervi più scoperti.

Neffa e i messaggeri della dopa esce il 14 maggio 1996 convergendo in sé il periodo più florido dell’hip hop italiano, fungendo anche da premonizione per il rap a venire. Con l’esperienza Sangue Misto oramai al termine, Neffa comincia la sua carriera solista: 15 brani farciti di featuring, amici, idee, di richiami, citazioni, riferimenti. A partire dal titolo che richiama Art Blakey & the Jazz Messengers e che vuole farci subito intendere che l’oscurità politica di SxM è stata qui sostituita da un approccio più funk e soul, più in dialogo con il jazz-rap stiloso degli A Tribe Called Quest, grande riferimento culturale per il rapper di Scafati. O come rappa nel brano bilingue Puoi sentire il funk con Dre Love, il messaggero newyorkese scomparso lo scorso anno, “Se non capisci le parole / if you can’t catch the words / you can still feel the funk / puoi sentire il funk”.

Neffa - Aspettando Il Sole

La bellezza di un disco come I messaggeri è proprio questa coralità che, a partire da un titolo collettivo, si apre nelle singole tracce. Un mix di lingue e dialetti, geografie, background e modi di concepire l’hip hop differenti che si mostrano qui come una pluralità di interpretazioni riunite dal messaggio One Love. Un’opera omnia per l’hip hop italiano: c’è la storia (il funk, il soul), la scena (i messaggeri: Giuliano Palma, Deda, Dre Love, Speaker DeeMo, Phase II, Kaos, DJ Lugi, Esa Elise, Sean, Storyteller, DJ Gruff, F.C.E., TopCat, Fede, LeftSide, P.P.T., Speaker Cenzou, Chef Ragoo, Yared, Galante), il presagio di un futuro (sperimentazioni linguistiche, palleggi sillabici, la costruzione di una grammatica personale, ma condivisibile, il rap come pop).

Ma perché questo è il disco perfetto e migliore dell’hip hop italiano? In primis per la coralità di cui abbiamo parlato sopra. Figlio del momento posse, Neffa allarga, lascia spazio (“Sto con la mia ballotta, la mia ballotta sta con me, sai che c’è? Tutti e sette i giorni della settimana e va da sé”) e segue uno dei principi del genere: one nation under a groove. Poi perché è un disco dedicato alla cultura. “Ama il rap, studia il rap, smetti di sporcare il rap, devi imparare a rispettare il rap” rappa il Chico nell’auto-esplicativa I Fieri B-Boys con un altro dei pionieri della scena, Kaos. Dentro troviamo omaggi alle varie discipline, dal djing al writing, con momenti strumentali a valorizzare l’arte del sampling. “Strettamente hip hop, zero crossover”, ci ricorda in La balotta.

E, infine, perché il funky-groove del Chico Snef è qui semplicemente irresistibile. Neffa è nella sua massima forma e, oltre alle sue strofe stilose, è in grado di tirare fuori il primo vero singolo pop per la scena italiana: Aspettando il sole. Il brano è di nuovo un lavoro di squadra: ad accompagnare il rapper, c’è l’amico Deda alla produzione e il fido Giuliano Palma al ritornello. Il brano è un successo, che diventa subito evergreen, e che immortala in 5 minuti la storia di un movimento che aveva finalmente trovato la sua forma più matura (e che ben presto, però, si spegnerà come una candela, regredendo senza fine). In fondo, come rappa lui stesso ne I Messaggeri Pt. 2, “Se compri questo disco mandi un chico in hit parade”. O come ci aveva ribadito nella nostra digital cover story a lui dedicata dello scorso anno: «Quando ho scritto Aspettando il sole volevo andare in radio. Ho sempre voluto essere mainstream, inteso come essere conosciuto da tutti. Io i Sangue Misto non li facevo per essere cagato da 20 persone».

La scena, la cultura, le rime, i ritornelli. Non esiste un disco rap italiano che riesca a tenersi in equilibrio come Neffa e i messaggeri della dopa. Riascoltandolo oggi, dopo 30 anni, è ancora fresco. Neffa regala alla storia un disco evergreen. Diventato subito un cult. E si riparte: “È il ritorno del guaglione sulla traccia”.