“Luca invece non parlava mai” è un verso di Silvia lo sai, una delle canzoni più note di Luca Carboni. E Luca non parlava mai è il titolo del libro autobiografico che il cantautore pubblica oggi e in cui ripercorre la sua storia. In questo estratto spiega come nascono le sue canzoni («È una cosa che capita magicamente, e non sono certo di conoscere tutti i meccanismi che la provocano») e ricorda in particolare un periodo delicato, quello di inizio anni 2000, pieno di perdite da cui è nato Lu*Ca, l’album in cui raccontava «il bisogno di umanità e di verità rispetto al freddo di un tempo inquieto e automatizzato». Carboni presenterà il libro domenica 17 al Salone del Libro di Torino. Poi, tra luglio e settembre, girerà l’Italia col tour Rio Ari O Live (qui le date) accompagnato da una band di otto elementi. Prima data il 7 luglio all’Arena del Mare di Genova, l’ultima il 13 settembre allo Sferisterio di Macerata.
Mi chiedono spesso come e perché nasca una canzone. Rispondo sempre che in fondo non lo so nemmeno io. È una cosa che capita magicamente, e non sono certo di conoscere tutti i meccanismi che la provocano. So solo che ci sono momenti, o periodi, in cui sento di dovermi mettere a disposizione dell’ispirazione, di dover suonare, dedicare tempo al pianoforte, alle tastiere, alla chitarra, fino a quando non arriva qualcosa, qualcosa che mi emozioni. Sono poi le musiche che cercano le parole giuste: le chiamano, le invocano. A volte queste rispondono subito, o qualche attimo dopo, altre volte possono passare settimane, mesi, o addirittura degli anni, come è successo per Mare mare o Ci vuole un fisico bestiale.
È sempre la musica, la sua onda, il suo ritmo, la sua armonia, la sua melodia a scegliere il testo, a scegliere l’argomento, la storia e il linguaggio. A volte avrei delle cose importanti da dire, urgenti, cose che sento, che vivo, ma le musiche non me lo permettono. Mi costringono a rimandare. Quando ho scritto Mi ami davvero ho sentito lo stesso brivido di Farfallina o di Ci vuole un fisico bestiale. Mi è sembrata subito una canzone importante. Sentivo che ero riuscito a raccontare quello che non mi piaceva del mio tempo, della nostra società, in un modo inedito, attraverso una vera canzone d’amore.
Il 13 dicembre del 2000 muore la mia mamma. Improvvisamente. Un infarto. Per un po’ non scrivo niente, dipingo delle Madonne col fondo arancione, poi scrivo canzoni come Voglia di piangere, I problemi della gente, La nostra storia. Voglia di piangere è nata perché, anche se non l’ho fatto spesso, io ho pianto forte. A volte sorprendendomi, di gioia e di dolore, senza riuscire a fermarmi. Era come se una volta sbloccato, piangessi anche per tutte le volte che non l’avevo fatto. I problemi della gente, invece, è arrivata camminando in via San Vitale, sotto i portici a Bologna, in centro. Sono stato colpito dallo sguardo di una donna, che sembrava un grido di disperazione, sembrava L’urlo di Edvard Munch. Mi è entrato dentro e mi ha provocato il testo su una musica che avevo lì da un po’.
Così, canzone dopo canzone, nel 2001 esce Lu*Ca, il primo album realizzato nel mio nuovo La Home Studio: un album elettrico e acustico, con tante chitarre, e gli archi. Un disco di suoni veri e caldi, in cui cercavo di raccontare il bisogno di umanità e di verità rispetto al freddo di un tempo inquieto e automatizzato. Riascoltandolo, adesso, rintraccio un ipotetico collegamento con i R.E.M. di Automatic for the People. Credo sia l’album con più spunti autobiografici tra tutti, forse anche per questo il titolo è semplicemente il mio nome, “Lu.Ca.”. Giocavo, naturalmente, anche col fatto che il nome contenesse l’iniziale del cognome.
Autoritratto, La nostra storia, Chiudi gli occhi, Voglia di piangere, Le parole, Stellina (dei cantautori) sono canzoni molto intime, molto personali. Chiamai a produrlo il chitarrista dei primi miei album, Bruno Mariani, già produttore di Persone silenziose. L’idea era di buttare giù più materiale possibile nel mio studio e andare nella nuova Fonoprint, in via Bocca di Lupo, solo per registrare batterie, archi, alcune voci, e fare i mix con Maurizio Biancani. Il fonico era sempre Ignazio.
In Stellina (dei cantautori) penso che entrasse, inconsciamente, la morte e allo stesso tempo il futuro, il nuovo millennio. La morte recente di Fabrizio De André (gennaio 1999), quella di Lucio Battisti (settembre 1998), poi del mio produttore Renzo Cremonini, a cui la dedicai. Quella canzone, che chiude l’album, aveva in sé la consapevolezza che una generazione stesse finendo, passando, e che un’altra stesse cominciando, proprio come cantavo in Sarà un uomo. Se ne stava andando una generazione dalla quale volevo prendere le distanze, ma che comunque mi aveva dato tanto, e indubbiamente arricchito, stimolato, perché aveva cambiato la nostra società. Stellina (dei cantautori) è un omaggio ai cantautori, e allo stesso tempo una preghiera perché quello spirito, quella coscienza, quella grande ispirazione rimanga sempre viva anche nella musica del futuro.
Mio padre, nell’agenda del 2001, scrive: Dal 4 giugno all’8 luglio Luca, Marina e Samuele all’Elba. E a luglio: Luca ancora qualche giorno a Bologna alla Fonoprint. Dal 2 agosto al 2 settembre: Luca, Marina e Samuele a Mazzin di Fassa. Però, e lo apprendo da suoi appunti, tornai due giorni da Mauro, al Clock Studio, per cantare e mixare con Ignazio Orlando Le parole, che fino a quel momento pensavo di lasciare fuori dal disco.
Il disco era pronto. Martedì 11 settembre a Bologna uscimmo dal funerale di Renzo Cremonini e scoprimmo, sconvolti e increduli, che c’era stato un attentato alle Torri Gemelle di New York. Sull’agenda, pochi giorni dopo, mio padre scrive: Sabato 15 settembre Luca a Milano per girare il video di Mi ami davvero.
Venerdì 5 ottobre, esce il singolo Mi ami davvero in radio, scrive lui. In un clima di angoscia, aggiungo io. Infatti, due giorni dopo, il 7 ottobre del 2001 cominciò la guerra, l’amministrazione Bush ordinò l’invasione dell’Afghanistan con lo scopo di distruggere al-Qaida e di catturare o uccidere Osama Bin Laden.
Venerdì 26 ottobre 2001 uscì l’album Lu*Ca. Mio padre annota: Mercoledì 7 novembre, album 1° in classifica. Il 12 novembre scrive: Ascoltato Luca intervista a radio digei. Lo scrive proprio così.
All’inizio del nuovo millennio, usciva il mio primo album da padre, in cui cantavo anche una ninna nanna per mio figlio: Chiudi gli occhi. Il pop, il rock, il rap, la musica in generale, nel mio immaginario, è sempre stata prodotta da figli. Perché la musica, la canzone, è sempre ribelle. È rivoluzione. Una bomba. Emoziona quando provoca il cambiamento, quando provoca e basta, quando è nuova. Non è vero che non ha età. Bob Dylan, i Beatles, Mozart, Elvis e mille altri, erano soprattutto ventenni, mentre facevano la storia.

Tratto da Luca non parlava mai di Luca Carboni (Sem).














