La battaglia legale tra Blake Lively e Justin Baldoni non è davvero finita | Rolling Stone Italia
IT ENDS WITH LEGAL FEES

La battaglia legale tra Blake Lively e Justin Baldoni non è davvero finita

I dettagli dell'accordo sono stati resi pubblici: Lively è ancora in attesa di sapere se un giudice si pronuncerà a suo favore sulla questione delle spese legali e dei danni punitivi a carico di Baldoni

La battaglia legale tra Blake Lively e Justin Baldoni non è davvero finita

Blake Lively e Justin Baldoni

Foto: SETH WENIG/AP PHOTO; XNY/STAR MAX/GC IMAGES

Gli avvocati di Blake Lively hanno definito l’accordo raggiunto con Justin Baldoni su It Ends With Us – Siamo noi a dire basta una «vittoria schiacciante», dopo che le parti hanno depositato ieri mattina la documentazione per il ritiro del caso.

L’intesa è stata raggiunta lunedì, a quasi un anno e mezzo da quando Lively aveva citato in giudizio Baldoni per le presunte molestie sessuali subite durante le riprese del film sulla violenza domestica e per la presunta campagna diffamatoria orchestrata contro di lei durante il relativo tour promozionale nell’estate 2024.

Anche se la questione è ora formalmente chiusa «con pregiudizio» (il che significa che Lively non può ripresentare la stessa causa contro Baldoni) Baldoni ha accettato che Lively possa comunque richiedere il rimborso delle spese legali e dei danni punitivi (una somma di denaro come sanzione per aver, di fatto, fatto perdere tempo ai suoi legali con una causa ritenuta infondata da un giudice) e danni tripli (che le garantirebbero tre volte l’importo dei danni effettivi o compensativi eventualmente stabiliti da una giuria) in relazione alla controquerela per diffamazione da lui presentata e poi archiviata. Qualunque sia la decisione del giudice, nessuna delle parti presenterà appello.

Diversi media hanno riferito martedì che né Lively né Baldoni riceveranno un risarcimento economico in seguito all’accordo, arrivato meno di due settimane prima dell’inizio del processo. Il dibattimento avrebbe dovuto durare tra le sei e le otto settimane.

«Accettando questo accordo e rinunciando al diritto di appello, Justin Baldoni e ciascun imputato si espongono ora a responsabilità personali per aver abusato del sistema legale al fine di mettere a tacere e intimidire la signora Lively», hanno dichiarato in un comunicato gli avvocati di lei, Michael Gottlieb ed Esra Hudson, a Rolling Stone. «E ammettendo che le preoccupazioni della signora Lively “meritavano di essere ascoltate”, gli imputati mettono definitivamente fine alla tesi secondo cui la signora Lively avrebbe “inventato” le accuse di molestie sessuali e ritorsione».

Hanno aggiunto: «Fin dal primo giorno, la missione di Blake Lively è stata chiara: smascherare e chiamare a rispondere chi utilizza campagne diffamatorie e cause ritorsive per intimidire e mettere a tacere le sopravvissute. Questa missione continua». I rappresentanti di Baldoni non hanno ancora risposto alla richiesta di commento di Rolling Stone.

Nel dicembre 2024, mesi dopo la première del blockbuster It Ends With Us — film diretto da Baldoni e co-prodotto da Lively, con entrambi protagonisti — Lively ha intentato una causa sostenendo che Baldoni le avrebbe causato «grave stress emotivo» e l’avrebbe molestata sessualmente sul set.

Secondo l’attrice, Baldoni parlava della sua «dipendenza dalla pornografia», di precedenti esperienze sessuali e dei genitali di membri del cast e della troupe. La situazione sarebbe stata talmente tossica che, stando alla denuncia, Sony Pictures fu costretta a intervenire con una riunione d’emergenza. Tra le altre accuse contenute nella denuncia iniziale figuravano episodi in cui Baldoni e il produttore Jamey Heath sarebbero entrati nella sua roulotte mentre lei stava allattando; Heath le avrebbe mostrato un video della moglie nuda; e la necessità, per Lively, di fissare dei limiti al numero di scene di sesso esplicite nel film, tratto dal romanzo omonimo di Colleen Hoover.

Dopo che le tensioni sul set sono diventate di dominio pubblico, Lively ha sostenuto che Baldoni avesse incaricato il reparto pubbliche relazioni di Wayfarer Studios di gestire una “crisi” nel tentativo di «distruggere» la sua reputazione. Diversi presunti messaggi tra Baldoni e i PR sembravano mostrare discussioni su come controllare la narrazione mediatica.

Dieci delle tredici accuse di Lively, incluse quelle di molestie sessuali, sono state archiviate prima dell’accordo. Il processo avrebbe dovuto concentrarsi principalmente sulle accuse di violazione contrattuale e ritorsione. Prima dell’intesa, gli avvocati delle due parti avevano discusso in aula sull’entità delle perdite economiche dichiarate da Lively: il suo team le stimava tra i 39 e i 143 milioni di dollari, mentre quello di Baldoni le quantificava in circa 21 milioni.

Baldoni aveva presentato una controquerela da 400 milioni di dollari accusando Lively di diffamazione e sostenendo che lei avesse minacciato di abbandonare il progetto se non fossero state accolte le sue richieste, ma il giudice le ha respinte. I media si sono ampiamente concentrati anche sulla sua affermazione secondo cui Taylor Swift avrebbe avuto un ruolo nel convincerlo a riscrivere una scena; un portavoce della cantante ha dichiarato che Baldoni stava semplicemente sfruttando il suo nome per attirare attenzione. Baldoni aveva inoltre citato in giudizio il New York Times per la copertura della vicenda, ma anche in quel caso è stato tutto respinto.

Da Rolling Stone US