Quanto guadagna un gruppo indie da un tour praticamente sold out negli Stati Uniti? Riempire al 99% i locali assicura buone entrate? A giudicare dai conti dettagliati resi pubblici dai gallesi Los Campesinos! (non li conoscete? Ascoltate qua e qua, e volendo anche qua) la risposta è: molto poco. Anzi, nel loro caso specifico si rischia di andare in perdita. A quanto pare è vero che a salvare i bilanci di tanti piccoli gruppi che continuano a fare tour nonostante l’aumento dei costi è il merch. Vendere magliette fa guadagnare quasi quanto suonare per due ore sul palco.
«È ormai opinione diffusa che per il 99% delle persone, che si tratti di artisti che faticano a far fronte all’aumento dei costi o di fan con sempre meno soldi a disposizione per comprare biglietti per show nei palasport e negli stadi dai prezzi sempre più alti, il mondo dei concerti è fottuto. E tutto questo all’interno di un’industria musicale basata sulla speculazione».
Inizia con queste parole il report pubblicato su Substack con cui il gruppo illustra il bilancio economico del tour del 2024 nel Nord America. È un caso interessante, ma a suo modo unico. Non può essere considerata la norma, ma può aiutare ad avviare, come si augurano loro stessi, un dibattito più trasparente sul mercato del live per le band medio-piccole che hanno un nome e vogliono girare in tour. I Los Campesinos! hanno infatti alcune particolarità: risparmiano sui costi del management perché si gestiscono da soli, ma sono tanti sul palco, in sette, e per vari motivi viaggiano spesso con alcuni famigliari al seguito. E anche se si sono fatti una certa fama, come molte altre band di piccola-media grandezza per vivere fanno altri mestieri.
Lo ribadisco: il loro caso, come tutti del testo, è unico. Non sono sconosciuti – hanno avuto il loro momento anni fa e hanno quasi mezzo milione di ascoltatori mensili su Spotify – ma si muovono fuori dalle logiche dell’industria dei live nei palazzetti e negli stadi. Per dare un’idea: quello che facendo dieci concerti guadagnano loro al lordo dei costi (e che quindi non incasseranno mai) equivale a quello che Taylor Swift ha dato come premio di produzione a ogni singolo camionista dell’Eras Tour. E però la musica non è fatta solo di sold out negli stadi e tournée mastodontiche, ma anche di concerti da 1000 spettatori, che comunque non sono pochi. Ovviamente il trasferimento dal Regno Unito agli Stati Uniti pesa sui conti, ma può dare un’idea anche solo approssimativa dei costi che band della loro statura devono affrontare facendo la trasferta al contrario, dagli Stati Uniti all’Europa.
Lo scopo del report, spiegano, «non è spiegare la situazione di tutte le band che vanno tour, anche se è probabile che molte delle cifre in ballo siano simili per altri. E di certo non vogliamo suscitare compassione. Serve solo a offrire un quadro onesto e preciso della situazione specifica dei Los Campesinos!. Lo pubblichiamo nel nostro continuo tentativo di essere trasparenti e sinceri riguardo all’industria musicale, e forse anche per far capire ai nostri fan perché non riusciamo a fare tournée più spesso e più lunghe. Ci auguriamo inoltre che la nostra franchezza contribuisca a incoraggiare altre band a parlare in modo più trasparente».

Foto: @LosCampesinos
La band è arrivata negli Stati Uniti il 14 giugno 2024 ed è ripartita il 29. Ha fatto 11 concerti inframmezzati da tre giorni off e/o di trasferta da una tappa all’altra. Degli 11 concerti tenuti in sale che vanno dai 700 circa ai 1300 posti di capienza, 10 sono andati sold out. L’undicesimo non lo è stato per poco. In pratica, hanno venduto più del 99% dei biglietti disponibili. Da questo punto di vista, il tour è stato un successo.
«Di solito» spiegano «il compenso che una band riceve per un concerto si basa su un accordo detto Guarantee vs 80%. Significa che c’è una cifra minima “garantita” che la band incassa (anche se il pubblico non si presenta e il promoter ci smena). Se gli incassi dei biglietti (al netto dei costi) superano la cifra garantita, allora alla band viene riconosciuto l’80% del profitto totale del concerto. In una situazione del genere, la differenza tra la garanzia e il compenso più alto effettivamente percepito viene chiamata overage».
Tenendo i biglietti al prezzo popolare di 27,50 dollari (circa 23,50 euro) per permettere a tutti di partecipare, che è quello che chiedono i fan, e mettendo alcuni biglietti addirittura a 10 dollari per gli spettatori in serie difficoltà economiche, nelle 11 date la band ha guadagnato 149.037,74 dollari, che al netto di tasse e commissioni per il booking diventano 127.729,53. Poi però ci sono i costi, dalle oltre 5000 sterline per i visti di lavoro ai voli (altre 9000 sterline) fino ai trasporti negli States, che loro hanno girato usando un tour bus e che sono una voce importante (oltre 57 mila sterline). Dai guadagni vanno sottratti anche i compensi per chi lavora per il gruppo, per l’equipaggiamento, gli alloggi e così via.
I costi totali ammontano a 101.827,95 sterline, contro le 99.738,05 sterline dei guadagni. In sostanza, con un tour praticamente sold out a quelle condizioni (biglietti a prezzo popolare, tanti musicisti, un tour bus) la band è andata in rosso di 2000 sterline. Il luogo comune secondo cui a salvare i conti è il merchandising a quanto pare è vero. Il gruppo, che in passato si è rifiutato di suonare in locali che chiedono una percentuale sul merch, nel corso della tournée nordamericana ha venduto 2266 magliette su 12.687 presenze, un successone, in pratica uno spettatore su cinque o sei ne ha comprata una. Prezzo al pubblico di una t-shirt: 35 dollari contro 16 dollari di costi di produzione. Sommate al resto del merch, hanno fruttato 111.978 dollari, in pratica l’89% di quello chei Los Campesinos! hanno guadagnato esibendosi sui palchi.
Al netto dei costi del merch, al gruppo sono perciò rimaste in tasca 40.336,54 sterline. «Eravamo a –2089,90 sterline, ma sommando il profitto di 40.336,54 sterline derivante dalla vendita del merch, arriviamo a un utile totale del tour di 38.246,64 sterline».

Foto: @LosCampesinos
Diviso per sette fa poco più di 6000 euro a testa. È poco? È tanto? E che se ne fanno di quei soldi? La risposta la lascio a loro: «Molti di voi staranno pensando: “Beh, 40.000 diviso sette fa 5500 sterline a testa”, ma non funziona così. Quei soldi servono a finanziare il tour che viene dopo o il progetto successivo. C’è una cosa a cui forse non avete mai pensato: la stragrande maggioranza delle spese elencate viene fatta prima ancora di incassare un centesimo ed è così per buona parte dei progetti. Significa che una band, per poterselo permette, deve avere accesso al capitale molto prima che il tour (o la registrazione di un album, o qualsiasi altra cosa) inizi. E chi ha accesso al capitale? Gli artisti che sotto contratto con una major e che continuano a spennare i fan con prezzi dei biglietti esorbitanti e i musicisti che vengono da famiglie benestanti e possono sempre tornare a casa dai genitori».
«Quindi per i Los Campesinos! andare in tour è un’operazione costosa e rischiosa dal punto di vista finanziario, ma appena sostenibile. Non è la modesta somma guadagnata dalla band a rendere una tournée conveniente: sono l’amore e la passione per la musica dal vivo, è il fatto di partire tutti insieme on the road. È la stessa motivazione che avevamo quando abbiamo iniziato a girare in tour vent’anni fa».
I Los Campesinos! hanno pubblicato i loro conti per incoraggiare altri artisti a parlarne in modo più aperto. C’è qualche band italiana disposta a farlo?











