Qualcuno si è accorto che quest’anno c’è l’Eurovision? | Rolling Stone Italia
Per sempre nì

Qualcuno si è accorto che quest’anno c’è l’Eurovision?

Tra boicottaggi e "canzoni pacco" (cit.), l'edizione 2026 nuota in acque tempestose. E pare che pure il nostro Sal Da Vinci non se la passi benissimo

Qualcuno si è accorto che quest’anno c’è l’Eurovision?

Sal Da Vinci

Foto: Fabrizio Cestari/press via CGP

Rispondendo alla domanda del titolo: io no. O meglio: me ne sono accorto appena. E non so se sia una questione di percepito da “bolla” (probabile), o se effettivamente quest’anno di Eurovision si parli pochissimo. Pochi post sui social, pochi articoli, poco tutto.

Il motivo non è difficile da capire: è in corso un boicottaggio su più fronti. La rinnovata partecipazione di Israele ha fatto sì che 5 nazioni si siano defilate (Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda non ci saranno, portando Eurovision a 35 partecipanti, tra i numeri più bassi di sempre), e presumibilmente saranno molti anche i cittadini che seguiranno l’esempio delle loro televisioni di Stato.

L’assenza della Spagna è quella più rumorosa. Lo stato guidato da Pedro Sánchez non saltava una partecipazione dal 1961. Una decisione comunicata dall’emittente RTVE, che non solo non parteciperà, ma neanche manderà in onda le serate. «Il principio di neutralità su cui si fonda Eurovision è diventato impossibile da mantenere», si legge in un comunicato.

La Spagna tra l’altro non è San Marino (con tutta la simpatia per Senhit, che partecipa per la terza volta, un esempio di resilienza): è infatti uno dei Big Five, cioè i principali finanziatori dell’European Broadcasting Union (gli altri sono Italia, Francia, Germania e Regno Unito). Insomma, è come se Geri avesse lasciato le Spice Girls (di nuovo).

Come la Spagna farà anche la Slovenia, mentre Paesi Bassi, Irlanda e Islanda trasmetteranno comunque lo show ma, appunto, senza partecipare. Ma il clima è teso anche su altri versanti: Nemo, che ha vinto nel 2024 per la Svizzera, ha riconsegnato il premio. «Se non applicate i valori che celebrate sul palco, anche le canzoni più belle perdono ogni significato. Aspetto il momento in cui parole e azioni andranno di pari passo. Fino ad allora, questo trofeo è vostro», ha scritto.

La risposta del direttore di EBU è arrivata: «Sappiamo che molti vorrebbero che prendessimo una posizione netta sugli eventi geopolitici. Ma l’unico modo affinché l’Eurovision Song Contest continui ad essere un evento che unisce le persone è assicurarci che a guidarci siano anzitutto le nostre regole». Insomma, la solita manfrina della musica che accoglie tutti e che unisce. Regola che però per la Russia è stata applicata diversamente, visto che è dal 2022 che non può più partecipare.

A ogni modo, i cinque Paesi che quest’anno saltano sono in ottima compagnia: sono più di 1000 gli artisti che hanno sottoscritto una lettera chiedendo di boicottare Eurovision Song Contest finché Israele non verrà esclusa dalla manifestazione. È un’iniziativa di No Music for Genocide, e tra i firmatari ci sono tutte persone che non immaginavo proprio sapessero cos’è l’Eurovision: Roger Waters, Massive Attack, Idles, Kneecap, Peter Gabriel, Brian Eno, Paul Weller, Primal Scream, Sigur Rós e molti altri. In una dichiarazione si legge che «le risposte ipocrite dell’EBU ai crimini di Russia e Israele hanno cancellato ogni illusione sulla presunta neutralità del contest». Ma anche: «Nel 2022, l’EBU ha affermato che la presenza della Russia avrebbe “screditato la competizione”. Eppure, oltre 30 mesi di genocidio a Gaza – insieme alla pulizia etnica e al furto di terre nella Cisgiordania assediata – non sono considerati sufficienti per applicare la stessa politica a Israele».

Potremmo fermarci qui e avere davanti un quadro già piuttosto completo e semplice degli elementi che fanno capire perché questa sarà un’edizione perlomeno tesa. Ma visto che ci piace ravanare, abbiamo deciso di addentrarci anche nel mondo delle scemenze, ovvero di tutte quelle cose che rispetto a ciò che abbiamo detto finora non contano niente ma che è comunque giusto (?) sapere.

La prima riguarda Sal Da Vinci. Sì, Sal nostro. Uomo adorabile, ma bisogna dire una cosa: la sua Per sempre sì, che doveva diventare il tormentone scassamaroni dell’anno, forse ha avuto vita più breve del previsto. Credo resterà nella memoria collettiva di questa nazione per sempre, tipo Fiumi di parole, ma mi sembra che il Paese sia già andato avanti, proiettato verso quell’appropriazione culturale in rima che chiamiamo tormentoni estivi.

Il pezzo regge ancora in classifica, sta alla numero 10, ma ecco, quando lo ascolto la mia mente viaggia a febbraio. Al momento in cui ha vinto il Festival e lui si è commosso. Io credo fermamente che all’Eurovision Sal spaccherà. Quando canta è come Sinner: chirurgico. Ma i bookmaker sono i bookmaker. E secondo quanto riportano i giornali, Per sempre sì, che all’inizio era tra le favorite, ora sarebbe scesa di parecchio. A guidare la corsa per la vittoria c’è la Finlandia con il duo Lampenius & Parkkonen e un brano intitolato Liekinheitin, in italiano “lanciafiamme”. Arnese bellico che, data la sobrietà delle mise en scène di Eurovision, troveremo probabilmente sul palco. Loro stanno al 31%, tantissimo, e dopo aver sentito il brano è difficile comprenderne il motivo. Ma andiamo oltre.

Linda Lampenius x Pete Parkkonen - Liekinheitin | Finland 🇫🇮 | Official Music Video | #Eurovision

Segue la Danimarca con l’11% e con il brano di Søren Torpegaard Lund Før vi går hjem (in italiano “Prima di tornare a casa”: da perdenti, se le percentuali rimangono così), e poi la Francia con Monroe e la canzone Regarde! (10%), quindi la Grecia di Akylas con Ferto (10%) e l’Australia di Delta Goodrem, che chiude il gruppo delle favorite con Eclipse all’8%. E Sal? Insieme alla Romania e alla Svezia, è fermo al 3%. Una percentuale con cui in Italia forse vai al Governo, ma qui tocca capire.

Poi ci sarebbe da parlare del giudizio preventivo dei superfan di cui possiamo valutare gli umori su Twitter. Dopo una rapida occhiata, il sentiment pare abbastanza unanime: le canzoni sono pacco. «È un anno scarso: al primo ascolto nessuna delle canzoni dà quella sensazione da vincitore», scrive tale Joey Coco. Diverso il parere di Imogen, che invece twitta: «Come faccio a spiegare che l’Eurovision 2026 in realtà è un anno molto forte, solo che ha alcune canzoni diabolicamente orrende?». Chiude un altro utente di cui censuriamo il nome, perché teniamo alla sua incolumità: «La qualità delle canzoni quest’anno è così bassa che persino San Marino ha una possibilità di vincere».

Monroe - Regarde ! | France 🇫🇷 | Official Music Video #Eurovision2026

Se quindi la situazione è già di per sé boicottabilissima, pare che anche le canzoni non aiutino. Io non le ho ancora ascoltate tutte, e forse a questo punto non avrò neanche voglia di farlo. So solo che quindici anni fa, o quanti erano, tornare a partecipare sembrava bello, mentre oggi pare più bello non esserci. Un po’ come al Met Gala di Bezos.

Eurovision sta attraversando un periodo di crisi evidente. Il tanto decantato messaggio di pace non regge più, gli artisti remano contro e buona parte del pubblico pure. E quindi cosa rimane, se guardandolo non fa neanche più ridere?

Chi accenderà la TV, sempre che se lo ricordi, lo scoprirà tra poco. Comunque vada, una sicura beneficiaria della messa in onda sarà Delia Buglisi. La vittima sacrificale del Primo Maggio è quasi libera. Qualche giorno e ci sarà altro di cui twittare.