El Capitxn, l’architetto del K-pop si prende il suo spazio | Rolling Stone Italia
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El Capitxn, l’architetto del K-pop si prende il suo spazio

L'artista coreano dietro alcuni dei successi dei vostri gruppi preferiti è passato dall'Italia per il suo tour. Abbiamo parlato di musica, aspettative e di quelle crepe fondamentali per fare qualcosa che resti

El Capitxn, l’architetto del K-pop si prende il suo spazio

El Capitxn. Foto: KakaoTalk via Goodfellas PR

Se il K-pop fosse una cattedrale sonica, El Capitxn (al secolo Jang Yi-jeong) sarebbe uno degli artisti che ne ha disegnato alcune vetrate. Per anni, il suo nome è apparso nei crediti dei successi mondiali di BTS, IU e TXT, per dirne tre. Del K-pop conosciamo coreografie, canzoni ed estetica, raramente chi c’è dietro ai mixer. Ne approfittiamo per capirci qualcosa di più proprio con lui, passato a Milano per il suo tour.

Perché sì, Jang Yi-jeong ha lavorato per Hybe Records, la casa di produzione delle vostre band preferite, ma non è solo un producer. Nella sua storia ci sono cadute, silenzio e, passateci il termine, resurrezione.

Tutto inizia nel 2011, quando da giovanissimo si fa notare nel talent Birth of the Great Star 2. La strada sembra spianata: nel 2013 debutta insieme alla band HISTORY. Seguono anni di successi e poi uno stop improvviso, qualche anno dopo, per un problema neurologico alla voce. Le note non escono più, persino dire “ciao” diventa un ostacolo gigante. Senza una diagnosi medica chiara e con lo scioglimento degli HISTORY nel 2017, la sua carriera sembra finita per sempre.

A cambiare il corso del destino interviene un’amicizia profonda, quella con Suga dei BTS. È lui tra i primi a vedere quello che Jang, forse, non riusciva più a scorgere: un talento compositivo. Nel 2018, Jang varca le soglie della Big Hit per mixare quello che diventerà un inno dei BTS, Ddaeng.

BTS - BAEPSAE (뱁새) (Try-Hard/Silver Spoon) (Color Coded Lyrics Eng/Rom/Han/가사)

Nasce così El Capitxn, suo alter ego artistico. Da quel momento, diventa il braccio destro di Suga (Agust D), co-producendo pietre miliari molto care agli amanti del genere come Daechwita e la hit globale Eight di IU.

[MV] IU(아이유) _ eight(에잇) (Prod.&Feat. SUGA of BTS)

Ma torniamo a Milano, dove l’abbiamo visto esibirsi in qualcosa di decisamente diverso da quello che uno si aspetta conoscendo poco la materia. Una performance che ha messo insieme strumenti, DJ set, vocals. Perché dopo anni da producer El Capitxn si è messo a pubblicare la sua musica, e a portarla in giro insieme ai lavori che ha fatto per gli altri. E se nel primo singolo Breaking Through le atmosfere sono melodiche e cupe, quello che vediamo sul palco non è facilmente descrivibile ma potremmo dire qualcosa a metà tra una rivisitazione musicale de Il Corvo e una messa industrial. Rende l’idea?

Lo incontriamo il giorno dopo nel suo hotel milanese. Indossa la felpa del tour con un cappuccio enorme. È timido ma deciso. «Lo show è andato bene, ma c’è stato un momento sul palco in cui l’intero flusso si è completamente interrotto. Sono uscito dalla struttura che avevo pianificato e l’ho ricostruita in tempo reale in base all’atmosfera e alla reazione del pubblico. Il pubblico italiano è molto onesto: se gli piace qualcosa, risponde immediatamente. Se non è così, l’energia cala altrettanto velocemente».

Gli chiediamo quali siano le differenze maggiori tra quello che ha vissuto ai suoi esordi e quello che fa ora: «Ero una persona all’interno di una struttura. Ricevevo canzoni, palchi, ruoli, e tutto ciò che facevo era cercare di eseguirli al meglio. Allora, più che il perché lo facessi, contava il quanto bene riuscissi a farlo. Ora è l’esatto opposto. Approccio non solo la musica, ma anche il palco, la narrazione, il personaggio. Ho iniziato a plasmare il sound di altri artisti quando la prima domanda che mi sono posto è diventata: “Che suono deve avere questa persona?”. Si è rivelato un territorio completamente diverso dallo scrivere una bella melodia: dovevo calcolare i limiti dell’artista, i punti di forza e persino la temperatura delle sue emozioni. Quello è stato il mio inizio come produttore».

Da lì i successi, soddisfazioni numeriche e tutto il resto. Ma lui voleva tornare sul palco: «Per molto tempo sono stato qualcuno sullo sfondo. Ero abituato a ottenere risultati attraverso gli altri. Era un posto troppo sicuro… Non dovevo rivelare direttamente le mie emozioni. Così ho deciso di fare un passo avanti, di espormi».

«All’inizio la gente pensava semplicemente che un produttore dovesse stare sullo sfondo. Ma io volevo rompere questa credenza, mostrando il processo di creazione direttamente sul palco. Per me, fare il produttore e il performer non sono cose separate».

Sul palco appare tatuato in faccia, truccato, una sorta di moderno vampiro che viene dalla Corea del Sud. Qualcosa di piuttosto distante da quello che uno si immagina quando pensa al pop che arriva dall’Asia. A vedere il suo live viene da chiedersi quale sia la direzione, sembra mischiare tutto ciò che gli piace. Ci sono momenti in cui suona il basso su pezzi rock, altri più intimi e melodici, altri ancora in cui appare un DJ set con i brani che ha prodotto. Forse il succo è tutto lì: fare quello che gli va. A un certo punto parte quel gioiellino che è Breaking Through. Primo anticipo di un disco che «non è solo una collezione di canzoni, è un’unica narrazione. Inizia in uno stato controllato, poi sviluppa gradualmente delle crepe e alla fine si trasforma in qualcosa di completamente diverso. Sonicamente mescola rock, hip-hop ed elettronica».

EL CAPITXN, TAEHYUN & Jeremy Zucker - Breaking Through (Official Video)

La parte centrale sembra essere il conflitto, la tensione. Sia estetica che sonora. «Vorrei che le persone che ascoltano le mie cose sentissero che c’è qualcosa di “un po’ strano”. Come se una struttura familiare fosse leggermente fuori asse. Vorrei che l’emozione rimanesse anche dopo la fine della canzone, senza essere risolta.

Gli ricordiamo che ha prodotto brani che hanno milioni di stream ma lui quasi minimizza: «Una volta completata in studio, la musica non è più mia. Viene interpretata in modi diversi e consumata in situazioni differenti. Questo mi rende più cauto: non è solo un risultato, può diventare parte del tempo e della vita di qualcuno. È strano pensare che un suono iniziato nella mia stanza entri in lingue e vite completamente diverse».

Gli chiediamo che direzione vede per il K-pop: «Oggi l’idea stessa di genere ha quasi perso significato. Tutto può essere mescolato. Tecnicamente tutto è più veloce, ma proprio per questo avere un proprio centro è diventato vitale. Penso che il K-pop debba muoversi in una direzione più personale, cruda e forse un po’ scomoda. La musica con crepe visibili resta più a lungo». Parola di uno che di crepe se ne intende.