Ieri sera Bruce Springsteen & The E Street Band hanno suonato al Moody Center di Austin, Texas. È il primo concerto dopo la sparatoria alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca al Washington Hilton. Springsteen sta girando l’America con un tour molto politicizzato, in cui parla di Trump. Chi pensava che avrebbe detto qualcosa sull’accaduto è stato accontentato.
Come succede nel tour (ne abbiamo scritto qui e qui dopo la prima data) il concerto inizia con un discorso di Springsteen. A Austin ha iniziato la serata con una preghiera per i militari in missione all’estero, «affinché tornino sani e salvi» aggiungendo: «Diciamo una preghiera di ringraziamento perché il nostro Presidente, né nessuno nell’amministrazione, né dei presenti è rimasto ferito nei fatti di ieri sera alla cena dei corrispondenti».
«Possiamo essere in disaccordo. Possiamo essere critici nei confronti di chi detiene il potere. Possiamo lottare pacificamente per le nostre convinzioni. Ma non c’è spazio in alcun modo, forma o maniera per la violenza politica di qualsiasi tipo nei nostri amati Stati Uniti».
A quel punto Springsteen ha attaccato il discorso che precede la cover di War, che apre lo show, anche se è sembrato lievemente meno acceso nei toni rispetto a quello di Minneapolis. «La E Street Band è qui stasera per celebrare e difendere gli ideali e i valori americani che hanno sorretto il Paese per 250 anni: la nostra democrazia, la nostra Costituzione, lo stato di diritto. Credo che questi ideali siano stati messi in pericolo da un’amministrazione radicale come non mai». A Minneapolis aveva parlato di una «amministrazione corrotta, incompetente, razzista, sconsiderata e traditrice».
«Stasera» ha detto poi a Austin «vi chiediamo di unirvi a noi nello scegliere la speranza al posto della paura, la democrazia al posto dell’autoritarismo, lo stato di diritto al posto dell’illegalità, l’etica al posto della corruzione sfrenata, la resistenza al posto della rassegnazione, la verità al posto della bugia, l’unità al posto della divisione e la pace al posto della… guerra».















