Bloodbuster, (quasi) trent’anni al servizio del cinema | Rolling Stone Italia
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Bloodbuster, (quasi) trent’anni al servizio del cinema

A Milano, i film di genere passano da questo negozio aperto tre decenni fa in Porta Venezia, tra videocassette, DVD e pezzi da collezione. E che oggi è un baluardo contro la fluidificazione delle piattaforme

Bloodbuster Milano

Il "closet" di Bloodbuster, a Milano

Foto cortesia

A un certo punto, la mia chiacchiera con Daniele Magni e Manuel Cavenaghi, “registi” di Bloodbuster, il negozio che da (quasi) trent’anni sostiene il fuoco degli amanti del cinema su supporto fisico, inciampa su una pietra generazionale. Ma con quanti DVD avete iniziato, chiedo loro, insomma vorrei sapere quante referenze, dicendola al modo del vino, si erano portati a casa quando, nel lontano e vicino 1999, hanno aperto le porte di un folle esperimento rivelatosi ossigeno e salvezza per i cineamatori (e non solo) di tutto il mondo.

Beccata: le videocassette le ho esperite eccome, ma avendole abbandonate ben prima dell’età adulta, la memoria storica di una classe ’95 è falsata con facilità. Ci ridiamo su. E mi rincuorano, non sono l’unica: «Pensa che qualche tempo fa sono venuti a girare da noi lo spezzone di un film dedicato al Santo di Internet», non è una burlata, è un reale santo, ragazzo di 14 anni scomparso a causa di una leucemia, portato in Cielo con quel titolo, «il punto era che, secondo la sceneggiatura, avrebbe trovato nel nostro negozio un DVD della vita di Gesù. Abbiamo chiesto in che anno era ambientata la scena, e ci hanno detto 1997. Ma come! Ma quali DVD!».

L’imbarazzo (tutto mio) perlomeno si stempera in breve. Nel negozio, sono le 16 di un infrasettimanale insospettabile e di movimento comunque ne fluisce, entrano due ragazzi. Scartabellano un po’ e poi rivolgono a Manuel una domanda “strana” (sic): «Avreste mica qualcosa di Ritorno al futuro? Tipo, qualsiasi cosa?».

Per fortuna le domande strane che possono sentirsi rivolgere dalle parti di Bloodbuster, forse, sono altre. Tra collectible di film horror, magliette, edizioni speciali, titoli oscuri di piccolissimi editori, capisaldi del cinema di genere (da nomi nomi quali Dario Argento e Takashi Miike in poi, decidete voi dove fermarvi), ogni stranezza sembra essere prevenuta e anticipata. O meglio: fratelli weird, siate i benvenuti in questa frontiera sacra dove il Blockbuster finisce (anche ante litteram) e il Bloodbuster inizia. In un richiamo chiarissimo sia al cinema di genere attorno a cui il progetto si fonda che alla famosa catena di videonoleggio.

Tra Manuel e Daniele, uno dei due odia i multiplex e l’odore di cibo coatto che li infesta; l’altro, ma anche qui non vi diciamo quale, a volte cede alle comodità di un parcheggio e a uno schermo di qualità superiore. Entrambi, però, sono ancora qui per un motivo (e non credete che la loro sia una storia di stenti eroici): combattere l’omologazione e la scelta prefabbricata delle piattaforme, dispensatrici di contenuti e non, spesso, di settima arte.

E obbligare chi entra dalle loro parti, in Porta Venezia (via Panfilo Castaldi 21), a lasciare da parte le aspettative e non le speranze, a discapito del nome. Per essere accolto in un posto realmente unico, in tutto il mondo.

Bloodbuster Milano

Foto cortesia

Allora. Cominciamo con un ripasso di tutto.
Siamo aperti dal 1999. Prima eravamo a un altro civico lungo la via, uno spazio di 27 metri quadrati bagno compreso… Ma da subito siamo stati abbastanza unici nel nostro panorama. Diciamo che l’idea di aprire ci è venuta vivendo il panorama del collezionismo e della cinefilia in prima persona, perché avevamo visto, se così si può dire, un vuoto di mercato. Abbiamo cominciato con le cose che riuscivamo a raccattare in giro, ora abbiamo clienti da tutto il mondo. Forse quando abbiamo aperto c’era un posticino a Bologna che vendeva in giro con un catalogo fotocopiato mille volte… Comunque, è il bello e il brutto di essere su questa linea di estrema difesa del supporto fisico per l’audiovisivo: sei l’unico, ma appunto… sei l’unico.

Quindi stiamo parlando di 27 anni di storia. Che cosa è successo nel mezzo?
È successo che i produttori e gli editori stanno pubblicando sempre meno, almeno quelli grandi. Si sono spostati su altre zone dello stesso campo, più redditizie. Ma poi sono stati rimpiazzati da micro-editori, come avviene nel campo dell’editoria di libri. È tutto parcellizzato. E oggi si trovano cataloghi digitali, aggiornati ogni mese, mentre una volta lo si faceva cartaceo per tutto l’anno, che presentano anche titoli che, quando abbiamo iniziato, non ci saremmo mai immaginati di voler avere su DVD, CD o videocassetta. Alla fine, significa che, se li stampano, è perché c’è un pubblico, per piccolo che sia.

È fluttuato negli anni, questo pubblico?
Sicuramente è invecchiato. Però, da due o forse tre anni, abbiamo visto un ritorno in negozio anche di clienti più giovani. Oltre agli studenti di cinema: quelli a Milano naturalmente ci sono sempre stati e ti hanno sempre comprato quei soliti titoli famosi a pacchetto. Lì cerchiamo di spingerli a scoprire altro, e a volte ci si riesce. A ogni modo, in questo quarto di secolo abbiamo avuto fluttuazioni, alti e bassi, ma siamo ancora qui. E abbiamo sempre cercato di leggere il momento storico: con il Covid-19 abbiamo potenziato molto la vendita online, prima c’era stato un ottimo momento per l’usato.

Bloodbuster Milano

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Che cosa cercano, questi clienti?
Difficile da dire. Noi da sempre abbiamo lavorato con i collezionisti. Conta che ora anche gli appassionati si sono convertiti ai formati fluidi, su Internet o sulle piattaforme. Alcuni hanno anche buttato via i lettori DVD, poi se ne pentono e tornano indietro. Forse finalmente ci stiamo accorgendo che la grande promessa delle piattaforme streaming era solo una bufala: ti danno poco, e solo di un certo tipo. E devi sottostare alle scelte di qualcun altro per capire che cosa guardare, o peggio, alle scelte di un algoritmo che, per una volta che hai guardato un film stupido per staccare la testa, si mette a pensare che sia l’unico prodotto che puoi digerire. Quindi in generale molti, anche persone normalissime, stanno tornando da noi a comprare film fisici, per averli una volta per tutte.

Niente richieste assurde?
Assurde non sapremmo, però le domande fastidiose arrivano, eccome. Per esempio, qualcuno che entra e ti chiede se abbiamo film horror. Per carità, solo un’intera parete! Non si nota? La gente è così abituata a essere instradata, ormai, che non si guarda nemmeno più intorno. Allora Bloodbuster è anche un luogo in cui si cerca di resistere, resistere a un mondo che non solo diventa immateriale, ma pure decerebrato. La bellezza di un negozio come il nostro è entrare senza sapere anche bene che cosa si stia cercando, e uscire con qualcosa di nuovo addosso. Su Amazon, dove peraltro è un gioco da sciacalli al ribasso dei prezzi, devi già sapere che cosa vuoi comprare. Fai più fatica a farti stuzzicare, a dire: “Ho visto il nuovo Frankenstein di del Toro, ora voglio andare a ritroso e vedermi tutti gli altri adattamenti della storia del cinema”.

Bloodbuster Milano

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Come se Internet avesse tutto, tranne che una guida.
Sì. Noi abbiamo anche una casa editrice, nata proprio con questo intento qui, aiutare le persone a costruirsi una strada propria, consapevole. Infatti abbiamo cominciato con una serie di dizionari sul cinema, il primo è stato quello del poliziesco o poliziottesco all’italiana. Ne tirammo tremila copie, le vendemmo tutte. Questo ci fece anche sbagliare alcune tirature successive, spinti dal troppo ottimismo. Succede anche questo!

Dizionari, i vostri, che si muovono attorno al cinema di genere. Non ne abbiamo ancora parlato, ma Bloodbuster è proprio questo: un luogo “di genere”.
E forse, ti devo dire, abbiamo anche imbroccato un filone giusto, sempre con la spontaneità del fruitore in prima persona. È popolare e amato, ancora di più dai collezionisti. Anche nell’home video sta iniziando quella tattica di vendita tipica del mondo musicale, riproporre lo stesso prodotto ma con alcune caratteristiche aggiunte. Ma chiunque passi davanti alla nostra vetrina e noti, per esempio, le figurine esposte, e magari sono quelle di Fantozzi… be’, si fa un bel viaggio nei suoi ricordi culturali.

Bloodbuster Milano

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C’è qualcosa, nel 2026, che è difficile da reperire? Qualcosa di raro?
Ti direi di no. O meglio, ormai quello che esce in America è difficile da avere, ma per una questione di dazi e di burocrazia. Ma rispetto a quando abbiamo iniziato, non c’è paragone. Ventisette anni fa c’era davvero pochissimo, guardavamo Cannibal Holocaust su una videocassetta registrato da una registrazione fatta in televisione, un underground che non si trova più. Ora se una versione di un film ha un secondo in meno non è più accettabile.

Cinema di genere, però, che in Italia sembra essere uscito di stagione. Come vedete il panorama di oggi?
Partiamo da un dato di fatto: ogni anno noi organizziamo una convention, si chiama Cinemarcord, che evidentemente già dal nome ti fa intuire a chi si rivolga. Arrivano da tutta Italia e da tutto il mondo. Ma i nomi che fanno smuovere i partecipanti sono ancora quelli di una volta. Questo ci fa capire, se ci fosse bisogno di ulteriore prova, come l’industria del film di genere abbia ormai superato un certo tipo di primavera. Ci sono anche quelli che ci provano, specie nell’horror, che alla fine è il genere che resiste di più, nel cinema anche commerciale un paio di horror al mese li trovi sempre… Però sono titoli che dialogano con quello che si è fatto in passato in modo spesso derivativo, senza apportare innovazioni. Non riescono a crearsi lo stato di cult. Ecco, mi viene da dire questo: nel panorama culturale di oggi, è molto più difficile influenzare in modo duraturo e vasto l’immaginario culturale pop, mentre i personaggi dei film comici o del terrore di una volta sappiamo tutti chi sono. Anche perché una volta un film, tra proiezioni parrocchiali, ri-edit, seconde visioni, stava nelle sale due anni o circa. Non succede certo più così. E se poi andiamo a considerare i film prodotti appositamente per le piattaforme, quelli sono proprio robaccia. Non sono più cinema, ma contenuti. L’industria obbliga al ricambio veloce e al successo immediato. Se penso che i Jethro Tull hanno avuto successo al quarto album… I micro-fenomeni ci sono, ma tali rimangono.

Bloodbuster Milano

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Mentre parliamo, lo scrivo a beneficio del lettore, stanno entrando vari clienti, e io vi sto disturbando alla grande. Ma volevo chiedervi ancora qualcosa. Che rapporto avete con il quartiere, uno di quelli che negli ultimi anni sono mutati davvero, davvero tanto?
Una volta era una zona di nerd sovrapposta al quartiere africano, oggi siamo nella movida. E la zona si è infighettita molto. Ma insieme a noi resiste La Borsa del Fumetto, e prima c’era anche Nashville, un negozio di dischi.

Un consiglio dal vostro catalogo, un suggerimento di visione.
Ma va’! È tropo ampio, è troppo santa la roba che trattiamo per scegliere. Meglio venire a vedere di persona. Però possiamo dire di esser molto orgogliosi del dizionario horror di Rudy Salvagnini, che aveva pubblicato prima con un altro editore. È considerato un po’ il Mereghetti dell’horror. E alla riedizione il vecchio editore aveva chiuso, quindi l’abbiamo preso noi. Come siamo orgogliosi anche dei molti registi che hanno voluto affidare a noi le loro biografie e autobiografie, come Castellari per esempio. Non immagini mai di andare a vedere un film in prima visione negli anni Ottanta e un giorno di pubblicare il volume del regista di quel film. Non ti immagini che ci andrai e cena e che ci diventerai amico, con qualcuno che ha vissuto davvero l’epoca d’oro del cinema. E invece.