La storia non è nuova, i quattro fratelli Cascio, Edward Joseph, Dominic Savini, Marie-Nicole e Aldo, avevano già depositato una causa per abusi sessuali contro gli eredi di Michael Jackson presso il tribunale federale di Los Angeles lo scorso febbraio. Ma è con una lunga intervista rilasciata al New York Times, pubblicata in concomitanza con l’uscita nelle sale del biopic Michael, che la famiglia ha scelto di raccontare pubblicamente la propria versione dei fatti.
Per più di vent’anni la famiglia Cascio ha fatto parte della vita di Michael Jackson. Il padre Dominic lavorava come manager in un hotel di lusso a Manhattan dove il cantante soggiornava spesso, e da lì era nata un’amicizia che aveva finito per coinvolgere tutta la famiglia. Jackson mangiava a casa loro nel New Jersey, li portava al Neverland Ranch, li faceva viaggiare con lui durante i tour internazionali, passava con loro le feste di Natale e del Ringraziamento. I Cascio si definivano, e venivano definiti, la «seconda famiglia» di Jackson. Per oltre venticinque anni avevano difeso il cantante da qualsiasi accusa. Quando nel 2010 Oprah Winfrey chiese a tre dei fratelli se ci fossero mai state «improprietà» con Jackson, risposero all’unisono: «Mai». Eddie aggiunse che Jackson «era un bersaglio». Ora, invece, dicono che era tutto falso. Che erano stati addestrati a proteggerlo. Che erano diventati, come li definiscono loro stessi, i suoi «soldati».
Nell’intervista al Times i quattro fratelli raccontano nel dettaglio quello che sostengono di aver subito. Aldo, oggi 35 anni, dice di aver avuto circa sette anni quando Jackson, mentre lui giocava con un Game Boy a letto, iniziò a praticargli sesso orale. Gli abusi, racconta Cascio, sarebbero proseguiti per anni. Pochi giorni prima della morte di Jackson, nel 2009, Aldo racconta che il cantante gli chiese di andare a «Disneyland», un’espressione in codice per indicare un rapporto sessuale. Infatti, come riportato anche da Variety, secondo la denuncia depositata a febbraio, Jackson utilizzava un intero sistema di espressioni in codice per mascherare gli abusi: «Can I have a meeting», «Yogi Tea» e «Neverland» servivano allo stesso scopo, mentre il vino veniva chiamato «Jesus Juice» e i superalcolici «Disney Juice».
Marie Nicole, 37 anni, racconta di aver subito il primo abuso a dodici anni, nella casa di famiglia nel New Jersey, dove Jackson aveva soggiornato per mesi dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Dominic, 39 anni, dice che aveva circa otto anni quando, durante un viaggio a Euro Disney, Jackson cominciò a farlo stare nudo a letto con lui. Eddie, 43 anni, è scoppiato a piangere durante l’intervista raccontando che gli abusi erano iniziati quando era ancora in età prepuberale.Eddie, 43 anni, è scoppiato a piangere durante l’intervista raccontando che gli abusi erano iniziati quando era ancora in età prepuberale. «Mi ha portato via la mia virilità», ha detto.
All’epoca, nessuno dei fratelli parlò con gli altri di quello che stava succedendo, né con i genitori. Secondo la loro ricostruzione, Jackson ripeteva a ciascuno di loro che il rapporto tra loro era speciale, unico, e che se qualcuno avesse scoperto cosa accadeva le loro vite sarebbero state distrutte insieme alla sua. «Eravamo plagiati, eravamo manipolati», ha detto Eddie al Times. «Ci ha insegnato a difenderlo.» I genitori, racconta la madre Connie in un’intervista rilasciata il mese scorso a GB News, non sapevano nulla: «Avrei dovuto capirlo, e non l’ho capito. Dio sa che non l’ho capito».
La svolta è arrivata nel 2019, con l’uscita del documentario Leaving Neverland, che raccoglieva le testimonianze di Wade Robson e James Safechuck, altri due uomini che accusavano Jackson di averli molestati da bambini. I Cascio raccontano che guardando il documentario si sono riconosciuti in quelle storie. Aldo è stato il primo a parlare con la famiglia. Pochi giorni dopo Dominic ha confermato a Eddie che anche lui aveva subito abusi. Poi è venuto fuori Eddie, e infine Marie Nicole. Il quinto fratello, Frank, ha dichiarato al Times di essere stato abusato anche lui, ma per ragioni legate a un procedimento arbitrale in corso con gli eredi non può essere parte della causa federale.
Dopo il documentario, i rappresentanti degli eredi contattarono la famiglia. Secondo la denuncia, si presentarono come intermediari interessati a garantire ai Cascio un risarcimento equo. L’accordo raggiunto nel 2020 prevedeva il pagamento di circa 690.000 dollari all’anno per cinque anni a ciascuno dei quattro fratelli, per un totale di circa 16 milioni di dollari. In cambio, le accuse non sarebbero state rese pubbliche. Ma quando i pagamenti si sono avvicinati alla scadenza, nel 2024, le trattative sono diventate tese. Secondo la denuncia, i rappresentanti degli eredi avrebbero proposto di aumentare il compenso «per garantire il silenzio» dei fratelli. Secondo gli eredi, invece, sarebbe stata la famiglia a chiedere altri 213 milioni di dollari minacciando di rendere tutto pubblico.
L’avvocato degli eredi, Martin Singer, ha definito la causa «un disperato tentativo di fare soldi» e ha descritto i Cascio come «l’emblema dell’inattendibilità», accusandoli di aver cambiato versione a seconda delle circostanze. Singer ha ricordato le numerose dichiarazioni pubbliche in cui la famiglia difendeva Jackson, compreso il libro di Frank Cascio del 2011, My Friend Michael, in cui l’autore negava ripetutamente qualsiasi comportamento inappropriato da parte del cantante.
I Cascio sostengono che le loro motivazioni vanno oltre il denaro. Eddie ha una figlia di sedici anni, nata pochi mesi dopo la morte di Jackson, che per anni è cresciuta convinta che il cantante fosse stato un grande amico di famiglia. Il suo secondo nome è Michael.















