Kneecap: «Scendete per strada e cantate ‘Bella ciao’» | Rolling Stone Italia
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Kneecap: «Scendete per strada e cantate ‘Bella ciao’»

Venerdì uscirà il secondo album ‘Fenian’, il primo del trio dopo le polemiche e il processo. La politica, Gaza, Kanye West, ma anche il cazzeggio e l’ecstasy che in Irlanda del Nord ha unito cattolici e protestanti: parla Mo Chara

Kneecap: «Scendete per strada e cantate ‘Bella ciao’»

Kneecap

Foto: Tom Beard/Spin-go

I Gen X, gli zii Boomer, pure qualche cugino Millennial hanno avuto una certa dimestichezza con la musica politicamente schierata, le protest songs, dai Clash ai Rage Against the Machine passando per Public Enemy e – perché no! – i Modena City Ramblers al Primo maggio. Poi per anni, a parte alcune eccezioni pop come Kendrick Lamar, più nulla: un riflusso costante fino a quando l’anno scorso non sono saliti sul palco di Glastonbury i Kneecap, trio hardcore rap di Belfast, nonostante il Primo ministro inglese avesse chiesto la loro rimozione dalla line-up per le accuse di terrorismo rivolte al cantante Mo Chara. La band nordirlandese ha risposto dal palco con «fuck Keir Starmer» e «Free Palestine» di fronte a un mare di bandiere palestinesi tra il pubblico.

Oggi i Kneecap tornano con il secondo album, Fenian, elettronico, scuro e dall’attitudine punk (e sempre cantato quasi tutto in gaelico), figlio più che del rap di quella cultura rave che in qualche modo – insieme alle droghe – unì l’Irlanda divisa. E ora che l’accusa di terrorismo, per aver esposto durante un concerto la bandiera di Hezbollah, è caduta a causa di un tecnicismo (è stato commesso un errore nel modo in cui è stata formulata l’accusa nei suoi confronti) Mo Chara torna a parlare con Rolling Stone di tutto quello che è successo in questi anni di musica e militanza (è fresco reduce da un viaggio a Cuba), senza perdere l’ironia dissacrante e la propensione al cazzeggio già messi in scena nel film autobiografico Kneecap.

In che modo il clamore suscitato dalle  polemiche è entrato nella scrittura di questo nuovo disco?
L’album è una risposta all’ultimo nostro anno. Il titolo è Fenian, che viene dall’irlandese Fianna, leggendarie bande di guerrieri della mitologia irlandese. Ed è diventato un insulto contro di noi e la nostra gente: così omaggiando la nostra cultura e la nostra lingua, rendiamo onore a chi siamo.

È stato più difficile scrivere Fenian ora che non siete più sconosciuti outsider? Ci sono aspettative molto alte su di voi.
Sì, c’è ovviamente molta pressione, come sempre accade quasi fosse una sindrome del secondo album. Hai tutta la tua vita per scrivere il tuo primo e poi hai un anno per scrivere il secondo. Ma per fortuna mi sento lo stesso di dieci anni fa.

Come siete riusciti a trovare un equilibrio tra quello che è politico e quello che non lo è? Il disco è pieno di toni ironici e di cazzeggio.
È stato un anno molto intenso politicamente e siamo sempre pronti a schierarci. Ma come hai detto, c’è anche del cazzeggio. A volte è difficile trovare questo equilibrio tra l’essere politicamente impegnati e la volontà di fare festa, sparare cazzate e divertirci. Però basta non prendersi troppo seriamente e mostrarci come siamo.

L’album arriva in un clima politico acceso: che idea vi siete fatti del Regno Unito guidato da Keir Starmer?
Quello che pensiamo di lui lo dice esplicitamente Liars Tale: “Fuck Keir Starmer, Netanyahu’s bitch and genocide armer”. Per il resto, non ho tempo ed energia per parlare di lui. Non piace a nessuno, neanche in Inghilterra.

KNEECAP - LIARS TALE (OFFICIAL VIDEO)

Credi che la politica abbia davvero paura di voi o faccia un uso strumentale delle vostre battaglie?
La politica è spaventata, ma non so se i politici sono spaventati da noi. So solo che non ci piacciono. Vorrebbero operare nell’ombra, senza controllo, ma sono eletti per rappresentare le persone e non lo fanno. Ti ripeto, non penso che li spaventiamo, per loro non siamo un cazzo. Vorrebbero continuare ad agire impunemente, senza che nessuno li critichi e dica come stanno le cose.

Vi sentite un bersaglio?
Sappiamo di essere un obiettivo per il governo britannico, quello americano e quello israeliano. Come tutte le band e gli attori che prendono posizione sulla Palestina. Però sento anche intorno a noi molto supporto e rispetto per quello che facciamo.

Carnival affronta con ironia le accuse di terrorismo al gruppo. Ci avete sempre riso sopra o c’è stato un momento in cui avete avuto paura?
No, nessuna paura. C’è stata un po’ di pressione, avevamo tutti gli occhi addosso. Anche se non sembra semplice da credere, non abbiamo un buon rapporto con tutta questa esposizione mediatica, preferiamo tutelare la privacy, e allora l’ironia diventa uno schermo, un modo per difenderci. Ma soprattutto cercare di essere divertenti, non prendersi troppo sul serio è il miglior modo per raccontare una storia e parlare di politica.

Come mai in Italia, nonostante ci sia un governo di destra, non escono voci musicali potenti contro quello che sta succedendo?
È una buona domanda, me l’hanno fatta qualche giorno fa anche a proposito della Francia. Ma purtroppo non ho una risposta, posso solo parlare per noi: davanti a quello che sta succedendo non riusciremmo a rimanere in silenzio, non ci dormiremmo la notte. In Irlanda c’è molta pressione, tutti supportano la Palestina, ma questo discorso non basta: fare o non fare è una tua responsabilità alla fine.

Fenian è prodotto da Dan Carey. Cosa ha portato di nuovo nel vostro sound e come vi siete trovati a lavorare insieme?
Dan ha portato un mood più elettronico, più heavy e forse più aggressivo. È stato incredibile. Dan ha lavorato con tanti artisti meravigliosi che ascoltiamo spesso, come i Fontaines D.C. e le Wet Leg.

Palestine (feat. Fawzi) è un brano molto potente, eppure sembra che la questione palestinese sia quasi uscita dall’agenda politica e ci sono sempre meno manifestazioni…
Sono d’accordo. Ovviamente ora c’è il tema dell’Iran, che è importante, ma anche si sta perdendo la copertura mediatica a Gaza. La gente non va più alle proteste, ma continuare a parlare di Palestina è importante. Perché fino a quando la Palestina non sarà libera, nessuno è libero: è questo il nostro approccio alla questione. Quello che succede lì potrebbe succedere a ognuno di noi, in ogni momento, basta vedere come si sta comportando Trump. Palestine è una bellissima canzone, l’amo e Fawzi è una presenza importante: chi meglio di un palestinese come lui può raccontare quello che sta succedendo? Mi piacerebbe tantissimo andare in Palestina, per suonare o anche solo per visitarla, ma non credo che sarà facile entrare.

Dove invece non suoneresti mai?
A Tel Aviv. Non ho un problema con i cittadini israeliani, ma col loro governo responsabile di un genocidio.

Non hai gli stessi problemi con gli Stati Uniti?
È un punto molto interessante. Negli Stati Uniti ci sono molti emigrati irlandesi e loro sarebbero il nostro più grande pubblico. In molti in America sono in disaccordo con Trump, basta vedere le recenti proteste No Kings. Questo non giustifica la politica americana, perché se solo lo volessero, quello che sta succedendo a Gaza potrebbe finire domani.

Foto: Tom Beard/Spin-go

Antisionismo e antisemitismo sono due concetti spesso confusi nel dibattito pubblico. Per voi, dove sta il confine e perché è importante difenderlo con precisione?
L’antisemitismo è un grosso problema e sta crescendo. Non sono religioso ed essendo cresciuto a Belfast so bene come la religione può dividere le persone… Però spesso sento che vengono chiamate antisemite persone che non lo sono, perché semplicemente criticano Israele e parlano di Palestina.

Cosa pensi della cancellazione delle date di Kanye West in Inghilterra per le accuse di antisemitismo?
Non credo siano accuse, è un fatto. È antisemita. Poi non credo che cancellare le date serva se non a estremizzare ancora di più la questione. Ma se uno come Kanye intitola una canzone Heil Hitler, allora è giusto che non suoni al festival, non c’è spazio per i nazisti. Dicono che è mentalmente malato? Altra ragione per non fare il festival.

Jonny Greenwood ha annullato alcuni concerti a causa di minacce legate alle polemiche sulla sua esibizione in Israele…
Non penso che ci siano minacce ovunque e non sono d’accordo che si vada a suonare in Israele. Il mondo sta urlando di non collaborare col governo israeliano ed è importante che gli artisti continuino a farlo.

Come e dove vi informate per scrivere i vostri testi?
Lavoro a stretto contatto con il nostro manager e altri miei amici che sono molto coinvolti nel movimento di solidarietà alla Palestina in Irlanda. Non ho i social, ho delle persone fidate che fanno da filtro alle notizie. Ma non ho bisogno di essere un esperto, un giornalista, sono un cantante che dice quello che pensa.

Però il tuo pubblico si affida a quello che dici.
Sì, ma non mi vedono come un esperto, solo come uno che cerca di fare la cosa giusta. Non parlo di geopolitica del Medio Oriente, ma cerco di utilizzare la mia fanbase per manifestare uno stop ai bombardamenti, soprattutto su civili innocenti.

KNEECAP - FENIAN (OFFICIAL VIDEO)

Quanto è difficile oggi restare radicali senza essere fraintesi o neutralizzati?
Non penso che sostenere la Palestina ed essere critico di Israele sia una posizione radicale: penso che sia un approccio molto umano. Non è controverso chiamare Netanyahu “criminale di guerra” o usare la parola “genocidio”.

Come giudicate il modo in cui i media si sono occupati di voi? Hanno amplificato o depotenziato il vostro messaggio?
Ogni minuto in cui parlavano di me era un minuto in meno dedicato a Gaza o alla Palestina. Ma ci sono persone che non avevano mai sentito parlare di me perché il movimento di solidarietà palestinese è enorme, è globale: anche persone di sinistra in America criticano Israele ora, non pensavo sarebbe mai arrivato questo giorno.

La scena rave ha influenzato profondamente la vostra estetica e musicalmente anche questo ultimo disco: cosa resta oggi di quello spirito libero e illegale?
Cosa c’è rimasto? Forse le droghe. La scena dei rave e le droghe hanno avuto un grande importanza nella politica a Belfast: qui negli anni ’90, quando arrivarono l’ecstasy e la musica techno, per la prima volta i cattolici e i protestanti ebbero modo di incontrarsi. Tutti andavano a ballare, prendevano l’ecstasy, non importava chi eri o da dove venivi.

Prima di salutarci, avete un messaggio per i fan italiani?
Scendete per strada e cantate Bella ciao (e mi saluta cantandola, nda).