Tutti i dischi di Michael Jackson, dal peggiore al migliore | Rolling Stone Italia
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Tutti i dischi di Michael Jackson, dal peggiore al migliore

Al numero uno c’è l’album più venduto di tutti i tempi a livello globale, ma gli altri? Meglio ‘Off the Wall’ o ‘Bad’? ‘Dangerous’ o ‘HIStory’? E i dischi pubblicati da adolescente? Viaggio nella discografia di un performer totale

Tutti i dischi di Michael Jackson, dal peggiore al migliore

Michael Jackson nel 1982

Foto press

Mettere ordine nella discografia di Michael Jackson è un esercizio meno semplice di quanto possa sembrare. Non si tratta solo di stabilire una classifica o di individuare i dischi migliori, ma di decidere dove comincia davvero la sua storia da solista. Da una parte c’è infatti il bambino prodigio che è cresciuto sotto l’ala protettrice della Motown e che già pubblica dischi a proprio nome, dall’altra l’artista che a partire dalla fine degli anni ’70 riscrive le regole del pop contemporaneo.

I primi album solisti nascono in un contesto molto specifico: Jackson è poco più che un ragazzino, ancora profondamente inserito nella dinamica dei Jackson 5, e la sua identità artistica è inevitabilmente guidata dal sistema produttivo rigidamente strutturato della Motown. Sono dischi che restituiscono una voce straordinaria, già riconoscibile, ma ancora in via di formazione e incanalata in un linguaggio soul-pop pensato più per valorizzare un talento precoce che per esprimere una visione. Poi succede qualcosa. Con Off the Wall e ancora di più con Thriller Jackson diventa un autore, un architetto del suono, un performer totale. È lì che prende forma l’artista che tutti conosciamo, quello che controlla ogni aspetto della musica, che fonde generi, che trasforma ogni uscita discografica in un evento culturale globale.

Per questo, quando si prova a rileggere la sua discografia, gli album pubblicati dalla Motown finiscono inevitabilmente in fondo alla classifica. Non tanto per una questione di qualità, sarebbe una semplificazione ingiusta, ma per una logica evolutiva. Sono l’origine, il punto di partenza, il laboratorio in cui si intravede già qualcosa di enorme, ma che troverà piena espressione solo più tardi. Metterli in coda significa riconoscere che appartengono a un’altra fase della sua vita: quella in cui l’artista era già straordinario, ma non era ancora davvero Michael Jackson.

A margine, vale la pena chiarire anche un’altra scelta fatta: escludere i due album postumi Michael e Xscape. Si tratta di pubblicazioni che, per loro natura, sono estranee alla discografia così come è stata pensata e costruita dall’artista in vita. Al di là delle differenze qualitative, con Xscape più solido e rispettoso del materiale originale rispetto a Michael, il primo dei due è stato segnato da polemiche legate alle tracce vocali. Motivi più che sufficienti per considerarli oggetti a parte, appendici discografiche interessanti, ma esterne al vero percorso artistico di Michael Jackson.

  • 10

    Forever, Michael

    1975

    Il quarto album solista in tre anni non è perfettamente a fuoco, ma paga soprattutto il disinteresse del boss della Motown, Berry Gordy, impegnato nei progetti cinematografici e con sempre meno tempo da dedicare alla musica. Forse mancano vere hit, anche se ormai la voce di Michael è quella che il mondo imparerà a conoscere da lì a poco e non più quella fanciullesca. Con i Jackson 5 ancora sulla cresta dell’onda, è uno dei pochi flop commerciali della sua carriera.

  • 9

    Music & Me

    1973

    Col successo globale di Ben, cantata da Jackson alla cerimonia degli Oscar 1973, la Motown spinge per avere un nuovo album, sempre composto da cover e brani scritti da autori dell’etichetta. Le vendite calano, segno che una parte del pubblico comincia  a stancarsi dell’immagine del Michael bambino prodigio, la cui voce si sta trasformando entrando nell’adolescenza. Il ragazzo, poi, ha le idee molto chiare e inizia a capire alcuni meccanismi del music business, mostrandosi non sempre soddisfatto dei brani che gli propongono.

  • 8

    Got to Be There

    1972

    Jackson debutta in solitaria a poco più di 13 anni sull’onda del successo planetario dei Jackson 5. Tutti capiscono che è lui il cavallo vincente e non sbagliano. Il ragazzino canta con una consapevolezza che fa paura, su tutti i registri, anche quelli che la voce di un adolescente normale non potrebbe sostenere. La title track arriva da Elliot A. Willensky e diventa subito un successo capace di trainare il disco al milione di copie vendute a un anno dall’uscita. Notevole anche l’interpretazione di You’ve Got a Friend di Carole King.

  • 7

    Ben

    1972

    Pubblicato pochi mesi dopo il disco d’esordio, Ben ne ripercorre sostanzialmente la strada con cover e brani scritti da autori Motown per il giovane interprete. A fare la differenza è la title track, che diventa la prima canzone di Jackson solista a raggiungere la posizione numero uno della classifica statunitense dei singoli. Il brano vince anche un Golden Globe come migliore canzone originale tratta da un film e viene candidato a un Oscar nella stessa categoria. Non vince, ma l’esibizione alla consegna delle statuette fa comunque il giro del mondo: è nata una stella.

  • 6

    Invincible

    2001

    Uscito una settimana dopo la tragedia dell’11 settembre, Invincible avrebbe dovuto essere il disco della rivalsa per Jackson, che non pubblicava un album da sei anni. Non sarà così, complice una promozione sostanzialmente inesistente e una confusione generale all’interno del disco. Peccato, perché con una produzione meno frammentata e magari con meno persone coinvolte, Invincible avrebbe potuto avere ben altra importanza. Ne è dimostrazione la sostanziale rivalutazione nel tempo, oltre che una serie di soluzioni musicali che verranno riprese un po’ da tutto l’R&B di successo del nuovo millennio.

  • 5

    Dangerous

    1991

    Pomposo, esagerato, iperprodotto (non da Quincy Jones). Tutto questo e molto di più è Dangerous, ultima vera testimonianza della Jacksonmania che da un decennio aveva colpito il mondo e per la quale sembrava non esistere antidoto efficace. Deciso a virare verso quel New Jack Swing che già la sorella Janet aveva abbracciato da tempo, Jackson affida la produzione a Teddy Riley, dando di fatto vita a una nuova fase della sua carriera. Non manca la continuità col passato, ma i suoni si fanno più attuali e in alcuni casi si avvicinano al rock più che in passato. Star e musicisti di ogni estrazione continuano a fare la fila per collaborare con lui, su tutti Michael Jordan, Eddie Murphy e Macaulay Culkin. Il guitar hero questa volta è Slash. L’ondata grunge e i primi guai giudiziari, però, sono dietro l’angolo.

  • 4

    HIStory

    1995

    Negli ultimi anni Jackson ha presenziato più in aule di tribunale che in studi di registrazione, ma non ha perso la grandeur che l’ha sempre contraddistinto, né la voglia di tornare in vetta alle classifiche. L’idea è quella di un greatest hits unito a un album nuovo di zecca, uno per raccontare la sua storia e uno per farla proseguire o, se vogliamo, ricominciare da capo. È un progetto ambizioso e probabilmente con qualche riempitivo evitabile, ma dimostra ancora una volta il talento melodico e la capacità di Michael di padroneggiare ogni lato del music biz. Le hit sono tantissime, da Scream con la sorella Janet a Earth Song, passando per la classica ballad You Are Not Alone e They Don’t Care About Us, con video di Spike Lee. Qualuno ne parla come di un artista finito, ma HISstory: Past, Present and Future – Book I è uno dei doppii più venduti della storia. Che fosse in un ottimo momento lo confermano anche gli inediti del disco appendice Blood on the Dancefloor (HISstory in the Mix).

  • 3

    Bad

    1987

    Come si fa a superare il disco più venduto della storia della musica, ancora in classifica quando ti accingi a pubblicare quello successivo? Jackson è diventato la più grande star al mondo, probabilmente la più grande di sempre e la cosa ha avuto ripercussioni non da poco sul suo stato mentale. I comportamenti bizzarri, stigmatizzati puntualmente dalla stampa scandalistica, aumentano a dismisura, ma non minano l’ispirazione di Jackson, che addirittura pensa a un album triplo. Quincy Jones lo placa e fa bene: tolto il duetto con Stevie Wonder Just Good Friends, tutti gli altri brani del disco usciranno come singoli e cinque direttamente al numero uno in classifica. Una cosa mai vista. Tanti i duetti e le collaborazioni mancate, Whitney Houston, Diana Ross, Barbra Streisand e persino il “nemico” Prince, ma è prezioso quello con Steve Stevens su Dirty Diana, con cui si prova a replicare l’esperimento di Beat It insieme a Van Halen. È il suo secondo album più venduto.

  • 2

    Off The Wall

    1979

    Passano quattro anni tra l’ultimo album solista di Jackson e Off the Wall. Nel mezzo, stufi del disinteresse della Motown, i Jackson firmano un contratto d’oro con la Epic, che si accaparra anche Michael e, di fatto, fa l’affare della vita. Quincy Jones conosce Jackson a 12 anni, ma è solo dopo aver lavorato con lui a The Wiz che scatta l’intesa. Jackson ora scrive, compone e riesce a svincolarsi dalla band di famiglia. Il successo è smisurato e Jackson diventa il primo artista nella storia della musica a piazzare nella Top 10 della Billboard Hot 100 quattro singoli provenienti dallo stesso album (due dei quali direttamente alla numero uno): Don’t Stop ’Til You Get Enough, Rock With You, Off the Wall e She’s Out of My Life. Secondo la leggenda, una volta scoperto di aver ricevuto un solo Grammy, Jackson è scoppiato in lacrime, promettendo a sé stesso che con l’album successivo sarebbe diventato il più grande performer di sempre…

  • 1

    Thriller

    1982

    «Se prendi un’opera come la suite de Lo schiaccianoci, ogni pezzo è micidiale, ognuno. Quindi mi sono detto: perché non può esserci un album pop in cui ogni canzone è una hit?». Con questo intento il team che ha lavorato a Off the Wall si rimette al lavoro nell’aprile del 1982. La backing band è praticamente quella dei Toto, quasi al completo. La maniacalità di Jackson, che questa volta vuole affiancare Quincy Jones alla produzione, fa se possibile ancora un balzo in avanti: è il primo ad arrivare in studio e passa le notti a imparare i brani a memoria per registrarli rigorosamente al buio e senza distrazioni. Difficile dire cosa renda Thriller quello che è diventato, di certo è l’unione di più fattori: un’ulteriore evoluzione sonora, che parte ancora dal funk e dall’R&B, ma che tocca un po’ tutti i generi, una squadra di lavoro che rasenta la perfezione e una manciata di hit che segnano il decennio. Sette singoli in classifica, otto Grammy, otto American Music Awards e il video di Thriller che, di fatto, dà il la al decennio di MTV. Con Jackson ancora in vita, l’album diventa il più venduto di sempre nel mondo.