Peter Gabriel, Roger Waters e altri 1000 artisti chiedono di boicottare Eurovision | Rolling Stone Italia
No Music for Genocide

Peter Gabriel, Roger Waters e altri 1000 artisti chiedono di boicottare Eurovision

«Hanno detto che la presenza della Russia avrebbe “screditato la competizione”. Eppure oltre 30 mesi di genocidio a Gaza non sono considerati sufficienti per applicare la stessa politica a Israele»

Peter Gabriel, Roger Waters e altri 1000 artisti chiedono di boicottare Eurovision

Peter Gabriel

Foto: York Tillyer/Universal

«A maggio, milioni di persone assisteranno al 70° Eurovision Song Contest. Per il terzo anno consecutivo, Israele sarà celebrato sul palco, nonostante il genocidio in corso a Gaza, mentre la Russia rimane al bando per la sua invasione illegale dell’Ucraina. Come musicisti e operatori culturali che vivono e lavorano nell’ambito d’azione dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU), rifiutiamo che l’Eurovision venga utilizzato per insabbiare e normalizzare il genocidio, l’assedio e la brutale occupazione militare di Israele contro i palestinesi».

Con una lettera aperta mille artisti non solo musicali, tra cui Roger Waters, Massive Attack, Idles, Kneecap, Peter Gabriel, Brian Eno, Paul Weller, Primal Scream, Sigur Rós, Macklemore e Mogwai, chiedono di boicottare Eurovision Song Contest finché Israele non verrà esclusa dalla manifestazione che si terrà a maggio a Vienna. È una iniziativa di No Music for Genocide.

«Siamo solidali con le richieste palestinesi alle emittenti pubbliche, agli artisti, agli organizzatori di proiezioni, alle troupe e ai fan di boicottare l’Eurovision fino a quando l’EBU non metterà al bando l’emittente israeliana complice KAN. Applaudiamo il ritiro, basato su solidi principi, delle emittenti spagnole, irlandesi, islandesi, slovene e olandesi, e i numerosi finalisti delle selezioni nazionali che si sono impegnati a rifiutare di partecipare all’Eurovision. Proprio come gli artisti si sono uniti per opporsi all’oppressione in Sudafrica, noi siamo uniti ora. Il presidente dell’Israele dell’apartheid, Isaac Herzog – citato nella denuncia presentata dal Sudafrica alla Corte Internazionale di Giustizia per istigazione al genocidio – ha svolto un ruolo di primo piano nel fare pressione sulle emittenti radiotelevisive affinché non escludessero Israele dal concorso, l’evento musicale dal vivo più seguito al mondo».

La lettera affronta il tema del doppio standard riservato a Russia e Israele. «Le risposte ipocrite dell’EBU ai crimini di Russia e Israele hanno cancellato ogni illusione sulla presunta neutralità di Eurovision. Nel 2022, l’EBU ha affermato che la presenza della Russia avrebbe “screditato la competizione”. Eppure, oltre 30 mesi di genocidio a Gaza – insieme alla pulizia etnica e al furto di terre nella Cisgiordania assediata – non sono considerati sufficienti per applicare la stessa politica a Israele».

«Come può un artista o un fan dell’Eurovision, in buona coscienza, partecipare alla prossima edizione del concorso in Austria, nel mezzo dei piani israelo-americani per campi di concentramento iper-sorvegliati nella “Nuova Gaza”? Ci sono momenti in cui il silenzio passivo non è un’opzione. Ci rifiutiamo di tacere quando la violenza genocida di Israele fa da colonna sonora e riduce al silenzio le vite dei palestinesi. Quando i bambini nelle carceri israeliane subiscono percosse solo per aver canticchiato una melodia. Quando di quasi ogni palco, studio, libreria e università di Gaza restano cumuli di macerie, sotto i quali corpi massacrati attendono ancora il recupero e una degna sepoltura».

«Come artisti, riconosciamo la nostra capacità di agire collettivamente ed il potere del rifiuto. Ci rifiutiamo di tacere. Ci rifiutiamo di essere complici. Invitiamo gli altri nel nostro settore a unirsi a noi. E siamo solidali con tutti gli sforzi di principio per porre fine alla complicità in ogni settore. Nessun palcoscenico al Genocidio. #BoycottEurovision».

Tra gli altri firmatari, Erika De Casier, Nadine Shah, Fru Cleaning, Hot Chip, Ólafur Arnalds, Paolo Faith, Young Fathers, Of Monsters and Men, Black Country New Road.