Sei decenni, innumerevoli generi musicali, centinaia di canzoni pubblicate a suo nome e con vari pseudonimi. La discografia di Prince rischia di travolgere anche il fan accanito. Ecco allora 16 album essenziali per cominciare a orientarsi nella sua produzione.

Gli imperdibili
Dirty Mind (1980)Prince vuole che il terzo album, nonché suo primo capolavoro, gli somigli in tutto e per tutto. Per farlo, riduce all’essenziale il sound e si piazza mezzo nudo in copertina. Registrato a casa sul Lake Minnetonka, fuori Minneapolis (dove ha composto varie canzoni in una sola notte), Dirty Mind è pensato tanto per gli amanti della new wave quanto per i funkettari con quel suo suono al tempo stesso frenetico e arioso, e le canzoni che ne riflettono l’ossessione per il sesso. È il disco in cui Prince canta con euforia di vari tabù: un ménage a trois in When You Were Mine, l’incesto in Sister, un’orgia interrazziale in Uptown e Head, con un titolo non ha bisogno di spiegazioni e in testo in cui una sposa vergine gli fa un pompino mentre è diretta al suo matrimonio. È un’utopia orgiastica accogliente: alla fine il cantante sposa la ragazza. La festa è appena cominciata.

Gli imperdibili
1999 (1983)Accreditato a Prince & The Revolution, è in realtà un album registrato ancora sostanzialmente da one man band. «Non voleva una semplice band, voleva un movimento», ha detto il chitarrista Dez Dickerson. Lo ha avuto. Prince balla sull’orlo del baratro in 1999, trasforma la vulnerabilità in vanto sessuale in Little Red Corvette, paga le sue scelte con le lacrime in Lady Cab Driver, rende moderno il rockabilly in Delirious. E perfezionava un suono di drum machine che fa di questo disco uno dei più influenti dell’epoca.

Gli imperdibili
Purple Rain (1984)Dopo avere centrato due hit tratte da 1999, Prince ne vuole ancora e così, per la colonna sonora del suo primo film semi-autobiografico alza il volume della chitarra e porta due singoli al numero uno della classifica americana: prima la danza misteriosa e freudiana di When Doves Cry e poi il glam-garage Let’s Go Crazy. Purple Rain è anche il suo primo vero album inciso con un gruppo (la title track in particolare dal vivo al First Avenue di Minneapolis). Dalla predica gospel che apre l’LP (“Siamo riuniti qui oggi per affrontare questa cosa chiamata vita”) alle benedizioni battesimali di Purple Rain, è il massimo della fusione di spiritualità ed erotismo.

Gli imperdibili
Sign ‘O’ the Times (1987)Un doppio caleidoscopico, in cui quasi ogni canzone è un mutaforma, dove la provocante Hot Thing si apre grazie a melodie psichedeliche di fiati e synth, mentre la dichiarazione d’amore garage rock I Could Never Take the Place of Your Man si trasforma in un viaggio chitarristico mistico. La spoglia title track mette assieme titoli di giornale (Aids, droga, gang) e arriva al numero tre in classifica, mentre U Got the Look è puro virtuosismo pop. Ma anche piccole gemme come il gospel modello call-and-response di Forever in My Life fanno sembrare il suo genio inesauribile. Uno dei migliori album degli anni ’80.

I classici
Parade (1986)Prince ingaggia un arrangiatore orchestrale con un background jazz per la colonna sonora del suo secondo film Under the Cherry Moon, ma anche nelle canzoni in cui gli archi non ci sono il passo veloce del new funk ha un respiro cinematografico. Kiss è secca e minimalista, mentre la ballad finale Sometimes It Snows in April è stata «scritta sul momento», come ha raccontato la chitarrista Wendy Melvoin.

I classici
The Black Album (1987)Prince ha ritirato dal mercato questo disco nel 1987 perché, parole sue, era «evil», malvagio. Sapeva però che questi groove funk erano (come recita il titolo di un pezzo) Superfunkycalifragisexy. Tolto il cupo monologo da magnaccia Bob George, resta un album pieno di movimenti, musica, sesso e, in When 2 R in Love, perfino un tocco di romanticismo.

I classici
Love Symbol (1992)Una sorta di soap opera rock, un concept album su un uomo il cui nome è Prince ed è era ancora funky. Sexy M.F. inizia là dove finiva Hot Pants di James Brown, The Morning Papers è pop barocco con una chitarra sospesa tra le nuvole, 7 mescola The Humpty Dance e misticismo biblico.

I classici
The Gold Experience (1995)La ballata sensuale The Most Beautiful Girl in the World è il suo ultimo grande successo. Sono gli anni in cui rompe i legami con la sua etichetta e con tutto ciò che ne ostacola la visione, ma non importa. P. Control rappresenta la sua incursione più interessante nel rap, Shhh è una slow jam e allo stesso tempo una scusa per far suonare la chitarra come un rocker in un palazzetto, Shy è una fantasia noir con un riff alla Sly Stone innestato su un pop californiano.

I classici
3121 (2006)La prova che anche negli anni 2000 Prince può riaccendersi quando vuole e tirare fuori un pezzo come Black Sweat. Anche se, rispetto al passato, consiglia di tenere i vestiti addosso, tre canzoni come Incense and Candles, Love e Satisfied sono classici a luci rosse.

Per approfondire
Controversy (1981)Prince ha detto che non era sicuro in quale direzione volesse andare quando ha iniziato a lavorare al seguito di Dirty Mind. Non ha ancora abbandonato la disco, ma pezzi come Sexuality e Jack U Off sono imprescindibili. Ascoltata oggi, la title track (“Sono nero o bianco? Sono etero o gay?”) ricorda che gran provocatore era. E pensare che sarebbe solo migliorato…

Per approfondire
Around the World in a Day (1985)Un passo indietro dopo il trionfo mondiale di Purple Rain. Nonostante Raspberry Beret e Pop Life, è un disco debole e il dialogo con Dio in Temptation è il suo primo vero scivolone.

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Lovesexy (1988)Il groove spigoloso di Alphabet St. non perde mai colpi anche a riascoltarlo più volte, ma l’idea che Dio-è-amore interferisce con il sesso che, per una volta, non è del tutto soddisfacente.

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Diamonds and Pearls (1991)Il suo primo album con i New Power Generation contiene la lussuriosa Cream, numero uno in classifica, e la ballata d’amore che dà il titolo al disco, numero tre. Risultato: il suo album di maggior successo dai tempi di Purple Rain.

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Musicology (2004)Lo pubblica subito dopo l’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame, con un suono fresco e asciutto. Tra i momenti migliori Musicology (un’altra reinvenzione di James Brown) e On the Couch (dove si rifiuta di dormire).

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Art Official Age (2014)Il funk liquido di Breakfast Can Wait è il suo pezzo più divertente da molti anni. Niente pancake col miele a colazione: “Credo di volere un altro morso di te”.

Per approfondire
HitnRun Phase Two (2015)Il movimento Black Lives Matter ispira Baltimore, la sua dichiarazione politica più incisiva, con una sezione fiati che fa sembrare che Prince possa andare avanti per sempre. Se nel suo archivio c’è ancora musica del genere, non è detto che non possa succedere.















