Mercoledì 15 aprile 2026, a Genova, è stato il turno di Rolling Stone (e della musica). Durante un incontro a più voci a Palazzo Ducale, moderato da Carlo Antonelli, si è parlato di futuro, di eredità e dell’ultimo numero cartaceo della rivista, che porta in copertina Gino Paoli. E che contiene la sua ultima intervista.
Quello che trovate di seguito è l’intervento della Sindaca di Genova, Silvia Salis, in apertura dell’incontro. In cui, dialogando con le domande di Antonelli, si è discusso di ciò che attende la città e i giovani che scelgono di abitarla e di rimanere ad abitarla. Tra le “minacce” della gentrificazione e l’anima combattiva dei suoi abitanti, che assicura: alta velocità o no, Genova non diventerà mai il dormitorio di Milano.
In apertura, una riflessione di Carlo Antonelli.
Silvia Salis è indubitabilmente una presenza forte. Riempe la stanza, in modo naturale e in qualche modo nuovo. Potrebbe andare da qualunque parte e tenerle tutte quante insieme. Sono certo che non sia solo una lanciatrice di martello o peso, ma una penta-atleta in tal senso. Il “rave” legale di sabato scorso è diventato delirio dentro gli smartphone. Si è trasformato in un meme, con la bambina di Disaster Girl e il ghigno uguale a quello della Sindaca. È diventato la Meloni che, montata al suo posto con l’intelligenza artificiale, spegne la festa (perché il ballo è politica che Giorgia vietò subito). Ha riempito gli account più sofisticati di musica elettronica con collegamenti lucidissimi appunto sulla nascita di una nuova forza, ancora in formazione.
Salis – vista dal vivo – è bella. E infatti Marina Berlusconi la nota, dicono. Così come altrove altre donne (si dice sia pronta a partire la figlia di Soru, a Cagliari, per dirne una). Anche in negativo, vedi la sassata della senior blonde Lucarelli arrivata ieri sera. E tutto questo in una settimana. In altre parole – come è già accaduto agli uomini molte volte negli ultimi anni, e a qualche città con donne, vedi Barcellona – con Salis e con i mezzi sociali il mestiere di sindaca per una ragazza è diventato una possibilità prima non chiara. Ora sì. Fare la regina di una città è di nuovo una traiettoria rock’n’roll, mamma mia.
C’è qualcosa che rende Genova una specie di corpo che si è lasciato andare, in una sorta di depressione lunghissima, e che uno vuole scuotere in questo momento. E, a sorpresa, vede delle reazioni, insperate.
Chi conosce Genova – e i genovesi e le genovesi – sa che siamo persone che reagiscono. E che, se siamo sollecitati, come dire, ci facciamo anche trovare.
Questo si è visto anche durante l’autunno, con le manifestazioni per la Flotilla, no? Si è sentita questa scossa, fortissima.
È una città che ha una grande personalità. Però non è una città che questa personalità la impone. Quando c’è da dimostrarla, la dimostra. Ha anche una personalità politica, ma non legata ai partiti. Si tratta di un’individualità molto forte. Lei ha ricordato il sostegno alla Flotilla, ma c’è anche il risultato del referendum, con una media molto più alta di quella nazionale. Genova è una città che ha una forte identità ed è una città che ha bisogno – come posso dire – di investimenti, ovvero di fiducia in queste grande potenzialità. Ci sono una serie di elementi infrastrutturali in fase avanzata di realizzazione: il Terzo Valico che riconnette il porto, le merci e le persone verso il Nord, l’aeroporto in ampliamento, per dirne solo alcune. Questo è il posto dove, se sei intelligente, investi ora. Perché fra qualche anno costerà molto di più.
È chiaro a tutti i rampolli delle grandi famiglie milanesi che hanno comprato casa.
Sì, ma attenzione: parlo di chi desidera venire qui a investire per farci crescere. Quindi non di chi vuole investire, come dire, seguendo l’idea sbagliata che l’Alta Velocità ferroviaria tra Milano e Genova possa far diventare questa città il dormitorio di Milano. La traiettoria corretta è quella di un investimento sulla città perché sta ripartendo sempre di più, e perché ha di fronte delle scadenze – e consegne di grandi lavori – che faranno cambiare il suo volto. Però queste sono questioni più tecniche. Genova è una città che ha bisogno di eventi coraggiosi. Vedete cosa è successo sabato scorso, con il DJ set di Charlotte de Witte di fronte a Palazzo Ducale. Abbiamo avuto una grande, grandissima risonanza in tutto il mondo. Con un evento semplice di per sé, ma che aveva degli elementi innovativi. Mi è stato proposto dal mio consigliere delegato Garzarelli, e la sua proposta aveva degli elementi di coraggio. Ecco, questa città risponde al coraggio quando vede qualcosa di veramente dirompente. È una forte personalità, che anche ha espresso negli ultimi decenni con il cantautorato e con gli artisti e le artiste dello spettacolo, in senso più allargato.
Pensa di far parte di una generazione – che è quella dei 30-40enni, suoi coetanei locali – che fortunatamente ha lasciato da parte l’eredità asfissiante della famiglia genovese tradizionale, immobile, che è stata capace di impedire qualunque gesto di cambiamento da secoli?
Siamo una generazione che – anche qui, la parola coraggio è fondamentale – deve avere forza di reazione, e deve averne tanta per investire in Italia e nella città dove siamo nati. E questo è qualcosa che – rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto – prima alle altre non era richiesto. Quindi un ragazzo e una ragazza di Genova – per rimanere qua, studiare qua e puntare su questa città – devono avere il coraggio di immaginarsi un futuro che arriverà, ma che in questo momento stiamo costruendo. Quindi, in questo senso, sì, credo che ci sia una generazione della quale si abbia tremendamente bisogno.
Che si è vista anche in piazza sabato, eccome.
Sì, si è vista. Ho un grande amore per i giovani. In Italia vengo considerata giovane io, ma i giovani non hanno 40 anni, i giovani ne hanno 20. È un grande amore e una grande fiducia nei loro confronti e nella loro vicinanza ai temi importanti per questo Paese. Che non vuol dire la vicinanza alla politica. Ma come vedete, quando c’è qualcosa per cui lottare, i giovani ci sono sempre. Ma ci sono in tutto il mondo. E combatto il racconto che le nuove generazioni siano sempre peggiori di quelle che le hanno precedute. Lo combatto profondamente. Perché invece vedo intorno a me ragazzi e ragazze di 15, 20, 25, 30 anni che hanno veramente una struttura molto solida. E ce la devono avere, perché devono combattere molto di più rispetto a quello che era richiesto 20, 30 anni fa.
È una traiettoria da cogliere anche legandosi al fatto che, negli ultimi tre o quattro anni, Genova è emersa come città musicale. Star che riempiono lo stadio De Ferraris quest’estate, per dire, ma mille altre energie.
Anche qui è un livello incredibile quello che sta esprimendo Genova. E non bisogna fare un paragone con quello che c’è stato in passato, che ha segnato la storia musicale dell’Italia, per sempre. Bisogna capire questo linguaggio nuovo e dargli spazio, ed esserne orgogliosi. Credo che la città questo lo inizi a sentire, con entusiasmo. E la cosa che noi dobbiamo proporre è la possibilità per i nostri talenti di crescere a Genova, senza doversi sempre spostare a Milano o altrove. Ecco, in questo i grandi nomi dovranno servire per dare delle possibilità per sviluppare i talenti qui. E permettere di continuare a vivere in questo posto.
Senta, ma ne farà un’altra di bomba come quella di sabato?
Ci dobbiamo ancora riprendere! Ci sono tanti sindaci in Italia, oggi ne abbiamo ospitati alcuni proprio in questa sala. Be’, credo che sia anche un po’ il loro momento di ospitare degli eventi di questo tipo. Noi abbiamo fatto questo esordio e anche qui la cultura va vista a 360 gradi, senza preconcetti, senza pensare che una sia meglio di un’altra, ecco. E credo che abbia pagato in positivo. Vedere ogni elemento culturale per quello che è: un’espressione. E valorizzarla per quello che serve in quel momento. Io penso che un’amministrazione debba dare spazio a tutti i tipi di cultura, non averne paura, e soprattutto penso che la politica non debba controllare la cultura. Questo è un altro elemento importante.
Le faccio un’ultima domanda, perché è inevitabile. Ogni tanto si vanno a vedere le immagini in cui lei gira naturalmente il peso da lanciare alle Olimpiadi, perché non è irrilevante lo sport che lei ha praticato, e nemmeno i risultati. È anche una capacità di liberarsi dei pesi, da un certo punto di vista banalmente metaforico. Mi riferisco alla candidatura annunciata a inizio settimana per le Olimpiadi del 2036 o del 2040, con il ritorno del triangolo Genova-Milano-Torino. La cosa bella è che lei non si è fermata mai in settimana…
Sì, sono un po’ stanchina, devo dire. Il bello del mestiere del sindaco è che devi unire l’ordinario e lo straordinario tutti i giorni. Perché le cose che ha detto lei sono molto importanti e sono elementi anche di grande sviluppo per la città. Poi c’è la città appunto. Ci sono cantieri della metro che sono stati fatti ripartire, ci sono i progetti del PNRR da portare a termine, c’è l’azienda dei trasporti pubblici da mettere in sesto, c’è la raccolta dei rifiuti che è materia bollente. Quindi diciamo che quelli che si vedono e quelli che emergono all’esterno ovviamente sono gli elementi altisonanti: il grande evento di sabato, la possibilità di poter partecipare a una candidatura olimpica, ma la quotidianità di una città è molto altro rispetto a questo. È molto complessa da gestire, e non credo che però sia una scelta tra uno e l’altro aspetto. Un buon amministratore deve avere una buona squadra, perché l’idea dell’uomo e della donna che fanno tutto produce dei danni enormi. Io penso di averla e cerco sempre di scegliere persone molto competenti, che hanno bisogno dei loro spazi ed è giusto che li abbiano. Però sono una grande garanzia, perché appunto per gestire una città devi unire questi due elementi. E anche, ovviamente, avere dei progetti ambiziosi in mente. Le Olimpiadi lo sono.










