Martha Kelly inizia la maggior parte dei suoi video su TikTok, girati con una ripresa ravvicinata sul suo viso, con un semplice saluto: «Bentornati a Forehead Corner».
Questa introduzione ironica è emblematica dello stile di humour asciutto e tagliente di questa comica di lunga data. «Non avevo mai notato la mia fronte così tanto come quando la guardo su TikTok», dice Kelly. Siamo sedute al Groundwork Coffee Roasters a North Hollywood, a pochi minuti di macchina da casa sua a Burbank, dove vive dal 2019. Si stringe addosso un cardigan nero tra un sorso e l’altro di acqua minerale. «Vivo da sola, quindi [TikTok] per me è una vera e propria occasione di socializzazione. Devo organizzare e pianificare un sacco di cose per incontrare gli amici, cosa che adoro fare, ma è anche molto più facile fare semplicemente un TikTok e sentirmi in contatto con le persone».
È facile capire perché i fan – circa 160mila, e in aumento da quando ha iniziato a postare nel 2024 – continuino a tornare su Forehead Corner. I video di Kelly, presentati con la sua voce distintiva e stridula, sono sia personali che intessuti di gag ricorrenti. Indossa spesso il vistoso filtro “Republican Makeup” mentre si lancia in monologhi in stile flusso di coscienza che spaziano da ciò che ha fatto quel giorno agli sviluppi politici fino all’ultima stagione di Love Is Blind. Di tanto in tanto, Kelly si interrompe per rimproverare uno dei suoi due gatti (quello bianco e nero, Barry, ama arrampicarsi sulle sue gambe o infilarsi nel forno).
Il suo seguito sull’app è però recentemente esploso grazie al suo ruolo in Euphoria (disponibile in Italia su HBO Max, Sky e NOW, ndt), dove interpreta la boss della droga Laurie. Kelly è entrata a far parte del cast nella seconda stagione, nel 2022, ed è stata nominata agli Emmy come Outstanding Guest Actor. Quando a gennaio è uscito il tanto atteso teaser della terza stagione, in cui Laurie minacciava Rue (interpretata da Zendaya), il profilo di Kelly è andato in tilt. I suoi commenti sono stati inondati da adolescenti e ventenni che la chiamano “diva”, “regina” e “cattiva”. Altri fingevano di avere paura mentre le ripetevano la frase agghiacciante di Laurie nel trailer: “Ciao, Rue. Mi devi dei soldi”.
Kelly, 58 anni, è divertita dalla sua nuova fama sui social, in parte perché significa che riesce a sembrare “cool” agli occhi di sua nipote, una studentessa universitaria che le ha mandato una serie di punti esclamativi via SMS dopo l’uscita del trailer. «Finalmente posso impressionarla. Ci provo da 19 anni», scherza Kelly.

Martha Kelly in ‘Fallout’. Foto: Lorenzo Sisti/Prime Video
Da quando ha ottenuto il ruolo che l’ha lanciata, quello del gentile e timido perito assicurativo Martha Brooks nella serie Baskets, Kelly ha lavorato con costanza, aggiudicandosi piccole parti in Spider-Man: Homecoming (2017), Storia di un matrimonio (2019), Grace and Frankie, Hacks, What We Do in the Shadows e Fallout. I casting director dell’animazione per adulti sembrano apprezzare il suo tono di voce particolare: nel 2023 ha interpretato una segretaria di scuola media poco entusiasta di fronte a un’apocalisse planetaria in Carol e la fine del mondo di Netflix; l’anno successivo ha prestato la voce a un’agente della DEA nella serie Common Side Effects. Ma le ci sono voluti decenni per trovare una certa stabilità nella sua carriera (non riusciva nemmeno a ottenere una carta di credito prima di essere scritturata per Baskets), e ancora oggi non capisce bene perché qualcuno si senta in dovere di scritturarla per un ruolo. «Con le mie origini irlandesi cattoliche, non so se sono fisicamente in grado di rispondere a una domanda sul perché sono brava in qualcosa, o su cosa penso ci sia di buono in quello che faccio», dice.
A prescindere da come sia arrivata a questo successo, Kelly è profondamente consapevole che per lei ora significa qualcosa di molto diverso rispetto a vent’anni fa. «Quando ero più giovane, era sempre una questione di “Voglio ottenere questa cosa”», dice. Ma ogni volta che raggiungeva un gradino di quella scala, come la sua prima esibizione di stand-up al Late Night with Conan O’Brien, minava la propria sicurezza. «Ero così presa dai miei pensieri», dice di quella grande occasione. «Non me la sono goduta affatto, in realtà, tranne che per quanto fosse gentile Conan. E ora, quando lavoro a Euphoria, penso: “Come ci sono arrivata?”».
Originaria di Torrance, un sobborgo di Los Angeles, Kelly è cresciuta con un fratello maggiore, una sorella gemella eterozigota e un fratellastro dal primo matrimonio di suo padre. Suo padre era preside di una scuola elementare e sua madre era maestra d’asilo. «Non mi è piaciuta la mia infanzia sotto molti aspetti, ma sono stata anche fortunata sotto molti altri», dice Kelly. «I miei genitori sono nati entrambi negli anni ’30 e hanno avuto un’infanzia in cui la gente non pensava davvero che i bambini avessero dei sentimenti… Hanno cercato con tutte le loro forze di distinguersi da come erano stati cresciuti, e ci sono riusciti, ma appartenevano anche a una generazione in cui nessuno andava in terapia per i traumi subiti».
Kelly descrive la dinamica della sua famiglia come litigiosa; la consapevolezza di sapersi difendere ha contribuito a farle scoprire presto l’interesse per la commedia. «Il [nostro] senso dell’umorismo era spesso a spese degli altri», racconta. «Quindi avevo quella voglia di, tipo, scontrarmi con le persone, o prenderle in giro e ridere della sincerità». Al liceo, alla fine degli anni ’80, è stata particolarmente ispirata da comiche come Roseanne Barr e Janeane Garofalo. «Vedere comiche che facevano sketch che non erano del tipo: “Ho bisogno di un uomo perbene. Perché sono ancora single?”, oppure: “Mio marito mi odia”… quanto erano intelligenti, divertenti e uniche. Mi hanno fatto venire voglia di farlo».
Qualche anno più tardi, Kelly ha fatto di tutto, dalla dog-sitter alla cameriera, passando per la scrittura di testi pubblicitari e la consegna di pizze. A 25 anni ha fatto il suo primo open mic al Laugh Factory di Los Angeles. È stato un fiasco. Si è presa lunghe pause per riprendersi e ci ha riprovato. Un altro fiasco. Ha iniziato a bere prima di salire sul palco per rafforzare la sua sicurezza. Non ha funzionato granché. «Non stavo migliorando affatto nella stand-up», ricorda.

Martha Kelly in ‘Baskets’. Foto: FX Networks/Courtesy Everett Collection
La fortuna di Kelly ha avuto una svolta poco prima dei trent’anni, quando ha iniziato a frequentare una caffetteria nel quartiere Palms di Los Angeles dove lavorava sua sorella. «Una sera ho sentito che facevano un open mic e ho iniziato ad andare a guardare», racconta Kelly. «C’era Zach Galifianakis, insieme a Maria Bamford e Tig Notaro. Un gruppo di comici fantastici, insomma». Ha trovato il coraggio di partecipare. «Dato che il pubblico era composto solo da altri comici che volevano vedere gente cimentarsi con materiale diverso, a loro non importava se non eri sicuro di te. Era davvero dinamico, divertente e spiritoso».
Il locale più informale si rivelò vantaggioso per Kelly, anche se continuò a usare l’alcol come sostegno prima di salire sul palco. Nel 2002 ci furono alcuni momenti positivi. Ha vinto il concorso Laugh Riots di Comedy Central ed è stata invitata al Montreal Just For Laughs Comedy Festival, dove ha partecipato allo spettacolo New Faces. Ha anche fatto quell’apparizione da Conan – il suo debutto in Tv in seconda serata – dove ha condiviso battute su come si preparava a iniziare un nuovo lavoro temporaneo facendosi legare da un amico in un sacco di iuta, affondare sul fondo di una piscina e tirare su per la pausa pranzo.
Tuttavia, andava avanti a singhiozzo, dividendosi tra Austin, dove era più facile ottenere un posto nei festival di stand-up, e Torrance. Anche dopo aver smesso di bere nel 2003, Kelly ha lottato contro periodi di depressione e un disturbo alimentare. La sua auto è stata pignorata ed è stata quasi sfrattata. Nel 2012 era tornata definitivamente in California, sentendosi alla deriva.
Poi, nel 2014, Zach Galifianakis, ormai una vecchia conoscenza di Kelly, le lasciò un messaggio vocale che le cambiò la vita. Le stava proponendo un nuovo episodio pilota su un clown che viveva in un motel: le sarebbe piaciuto interpretare la sua assistente personale? Kelly disse a Galifianakis che non pensava di saper recitare. A Galifianakis non importava; voleva solo che lei si mostrasse come sé stessa. Il salto di qualità ha dato i suoi frutti. «Sapevo di potermi fidare di Zach e del nostro showrunner, Jonathan [Krisel], che non mi avrebbero sgridata se avessi fatto qualcosa di sbagliato», dice Kelly della sua esperienza in Baskets. «Erano le persone più gentili e rassicuranti con cui una nuova attrice alle prime armi potesse lavorare».
Un livello completamente nuovo di trepidazione si è fatto strada quando Kelly è stata contattata per Euphoria. Per cominciare, non era sicura di voler interpretare una cattiva. «Sono un’attrice comica, il che significa che devi piacere alla gente perché voglia guardarti», ricorda di aver pensato. «Non posso interpretare questo orribile mostro che fa del male ai bambini». Si è tranquillizzata dopo aver incontrato il creatore della serie, Sam Levinson, che lei definisce «molto dolce, rassicurante e con i piedi per terra». Ma c’era un altro ostacolo: «Ero fuori di testa dalla paura all’idea di lavorare con Zendaya, perché è un’attrice di grande talento, e pensavo: “Andrò lì e rovinerò la loro bellissima serie e tutti mi odieranno”».
Kelly era così nervosa che il primo giorno ha dimenticato le battute, ma i suoi nuovi colleghi l’hanno accolta con calore («[Zendaya] mi ha detto: “Va benissimo, qui siamo tutti molto alla mano”») e lei ha presto trovato il suo ritmo, fondendo il modo di presentarsi senza pretese di Laurie con le vibrazioni più sinistre del personaggio. È difficile individuare cosa renda esattamente Laurie così spaventosa, ma probabilmente ha a che fare con il fatto che la sua voce da ragazzina e le magliette rosa shocking la fanno sembrare accessibile, persino amichevole. Allo stesso tempo, è sempre circondata da un entourage di scagnozzi tatuati e armati di pistola che le obbediscono senza discutere.
La seconda stagione non rivela mai cosa abbia dovuto fare Laurie per conquistare il suo posto al vertice della piramide dello spaccio, ma la mente dello spettatore non può fare a meno di riempire quel vuoto con scenari immaginari. Si pensi alla sua minaccia disinvolta di rapire Rue, e venderla «a gente davvero malata» se non le restituisce i soldi di un affare di droga. «Ho sempre interpretato tutte le battute [di Laurie] come quelle di una sociopatica subdola», dice Kelly. «Quelle sono le persone più spaventose: persone dai modi gentili che non hanno coscienza e non si fermano davanti a nulla per ottenere ciò che vogliono».
Kelly afferma che la terza stagione approfondirà il passato di Laurie: «Un aspetto diverso della sua vita con una nemica giurata». A parte questo, non sa con certezza in quanti episodi apparirà, perché le riprese sono state effettuate in ordine sparso.
Nonostante il suo lungo percorso verso il riconoscimento come attrice, Kelly, sempre autoironica, definisce la sua esperienza agli Emmy del 2022 «stressante e spiacevole». Ci sono stati però alcuni aspetti positivi. «Uno era il tavolo a cui ero seduta [durante] la cerimonia», dice Kelly. «C’erano gli attori nominati per le loro apparizioni come guest in Hacks, poi Bill Burr e sua moglie, e infine Colman [Domingo]. Era un tavolo divertente e simpatico, con persone che, dal punto di vista professionale, erano decisamente fuori dalla mia portata, ma mi hanno fatto sentire parte del gruppo».
La parte migliore è stata comunque il viaggio in auto verso casa, che Kelly ha fatto con sua nipote, che quella sera era stata la sua accompagnatrice. «Mi ha parlato senza sosta», dice Kelly. «Erano anni che non mi parlava così tanto della sua vita… L’emozione di tutto questo – stare seduta a quel tavolo divertente e poi semplicemente ascoltare mia nipote che mi raccontava della sua vita – mi ha fatto pensare: “Questa è una delle serate più belle della mia vita”».










