Abbiamo ancora bisogno degli Strokes | Rolling Stone Italia
Casablancas Files

Abbiamo ancora bisogno degli Strokes

‘Going Shopping’ è carina e niente più, ma al Coachella hanno spaccato dimostrando che col loro mix di dedizione alla musica e cinismo hanno ancora qualcosa da dire. Motivi per essere ottimisti in attesa di ‘Reality Awaits’

Abbiamo ancora bisogno degli Strokes

Julian Casablancas con gli Strokes al Coachella 2026

Foto: Kevin Mazur/Getty Images for Coachella

Alle 17 ora locale del 28 aprile 2002, gli Strokes salgono sul palco del Coachella, all’epoca festival indipendente alla sua terza edizione, per quello che viene considerato come il momento in cui la band, che già arrivava dall’esordio epocale di Is This It?, smetteva di essere culto per pochi appassionati che ne avevano garantito l’hype e l’ascesa grazie al passaparola online (una vita fa), per diventare un vero e proprio fenomeno generazionale. Forse uno degli ultimi dell’era “tradizionale” dell’industria musicale.

Sabato 11 aprile 2026, ore 21, gli Strokes tornano a Indio nella giornata in cui è headliner Justin Bieber. Sono passati 24 anni. Il mondo è un posto radicalmente peggiorato rispetto a quello di inizio secolo (nonostante la stessa band sia nata in un clima apocalittico segnato dagli attacchi dell’11 settembre), l’industria musicale si è trasformata in modo irreparabile e quella che ai tempi era una pratica dal basso per garantire l’emersione di band e artisti di culto adesso è una prassi che di spontaneo ha poco e di calcolato ha molto. Lo stesso Coachella non è più il luogo della protesta dell’indipendenza, ma della speculazione e della conferma: the place to be, dove la musica è una parte grossa ma deve dialogare con il nuovo ecosistema mediatico, economico ed esperienziale dell’intrattenimento contemporaneo.

The Strokes - Reptilia - Live at Coachella 2026

Eppure il set degli Strokes ha spaccato. Rispetto alle prove un po’ stanche a supporto dell’ormai penultimo disco The New Abnormal (eravamo nella coda lunga del lockdown), sentire l’attacco di Reptilia suonato con quella potenza, quel vigore e quella precisione è stato un tuffo in una tempolinea diversa. Poi certo, l’attualità indie rock parla la lingua dei Geese e dei Turnstile e gli Strokes hanno oggi lo status che avevano le band dell’epoca storica delle reunion quando abbiamo iniziato ad andare ai festival, proprio negli anni dell’esordio di Casablancas & co. Ma proprio questa energia mi fa pensare che i newyorchesi, resuscitati dopo averne passate un bel po’ (solo per citarne alcune di recenti: Albert Hammond Jr. e i problemi di sexual misconduct e la presenza di John Casablancas, padre di Julian, negli Epstein Files), possano ancora dire molto con il loro nuovo disco Reality Awaits.

In questo periodo sono abbastanza ossessionato dalla nostalgia. Non tanto per lamentarmi verso la musica dei giovani e dire che si stava meglio quando avevo 20 anni, quanto per cercare come dentro un sentimento sostanzialmente negativo ci possano essere germi di qualcosa di buono. Faccio un esempio che c’entra anche con gli Strokes. L’epoca d’oro delle reunion aveva permesso a centinaia di migliaia di appassionati di musica di fare esperienza di un tempo di cui avevano solo sentito parlare dai più anziani che, bontà loro, si facevano forti di una posizione di potere immateriale facendo gatekeeping con la propria competenza musicale grazie all’unico valore dell’anagrafica.

Gli stessi Strokes si affacciavano in quegli anni come degli alieni: passatisti ma con uno certo slancio futuribile che li faceva sembrare arrivare da un’altra linea temporale. Erano giovani, erano sfacciati, incarnavano la coolness di una città, New York, che per i teenager di inizio secolo appassionati di musica rappresentava la città delle alternative pericolose, sexy e inevitabili. Grazie a loro non si aveva solo una band che parlava una chiara lingua adatta allo spirito del tempo, ma che permetteva di accedere a tutta una competenza pregressa che in tempi pre-connessioni rapide e accesso perenne era lungi dall’essere scontata: Television, Lou Reed, Velvet Underground, Blondie, Cars, Sonic Youth… insomma, guardiamo più o meno consapevolmente al passato per scrivere il futuro.

The Strokes - Going Shopping (Audio)

Oggi forse gli Strokes non possono più – né interessa loro – scrivere il futuro e probabilmente l’estetica passatista di Reality Awaits (la copertina del disco dedicata al Marlboro Man, il teaser con la Nissan 300 ZX e il singolo Going Shopping inviato via cassetta ai fortunati 100 fan che si erano iscritti via sms) segnala la volontà di ritornare a una certa fisicità in questo new abnormal fatto di AI slop e musica prodotta sulla base delle tendenze algoritmiche. Per questo, ascoltando un singolo carino ma niente di più come Going Shopping mi viene la speranza un po’ irrazionale e molto legata all’appartenere alla stessa generazione di Casablancas e soci di poterci riappropriare di un piccolo spazio di sincera dedizione a una musica che sia passione materiale, canzoni che hanno ancora qualcosa da dire, riff che ti restano in testa e quella sana dose di cinismo e disincanto che da sempre ha permesso alla gioventù-anche-quando-non-è-più-gioventù di attraversare i momenti più bui.

Se nel 2001 gli Strokes toglievano dall’edizione americana di Is This It? una canzone sarcastica verso la polizia di New York, oggi salgono sul palco e chiedono altrettanto sarcasticamente se le decine di migliaia di persone che stanno filmando il concerto dal pubblico sono pronte ed elettrizzate dalla prospettiva di arruolarsi nell’esercito visti i tempi che corrono. Ecco, forse il ritorno di una musica che risponde con questo sberleffo a un potere sempre più opprimente (ricordiamoci che oltre a essere negli Epstein Files, Casablancas padre era anche amico di Trump) mi fa pensare che certe forme “datate” abbiano ancora molto da dire, e da dare.