È un lunedì sera qualunque nel Theater District di New York. Sull’Ottava Avenue il cielo è grigio e il vento gelido, dentro l’Al Hirschfield Theatre dove va in scena il musical Moulin Rouge! l’atmosfera invece è caldissima. Prima ancora che si alzi il sipario al pubblico non mancano cose da guardare: contorsionisti sfilano sul palco e sui palchetti, ballerini posano attorno a gabbie dorate per uccelli, mangiatori di spade si piegano su sbarre di cuoio. Le luci si abbassano, l’insegna al neon si solleva e un quartetto in lingerie attacca Lady Marmalade. L’eccitazione è tutta per un volto famigliare che viene illuminato da un riflettore: è Megan Thee Stallion, l’ultimo acquisto del musical di Broadway. La gente inizia a urlare e non smetterà fino alla fine. “Qualunque sia il tuo peccato, qui sei il benvenuto”, canta Megan con voce suadente, “qualunque sia il tuo desiderio, qui sei il benvenuto. Perché questo è più di un nightclub. Il Moulin Rouge è uno stato mentale”.
Broadway non è esattamente il posto dove t’aspetti di vedere una rapper come Megan Thee Stallion, eppure sta attirando un sacco di gente. Come Simone Sanborn, che ha 27 anni e non aveva mai visto prima in vita sua uno spettacolo a Broadway. Quando ha letto che nel cast c’era Megan, ha deciso che doveva esserci ed è venuta a New York dal Texas. «Mi ha molto colpita», dice. «So che gli spettacoli di Broadway non sono uno scherzo dal punto di vista della resistenza fisica». Lola Kelly, Keena Ranero e Janel Accor, tre amiche del New Jersey, hanno approfittato della trasferta per vedere lo show e farsi una serata tra ragazze. «Viviamo per lei», dice Ranero. «Sostenere le altre donne nere è un dovere. Dovevamo esserci». Secondo Accor, la rapper «sta uscendo dalla sua comfort zone. Ha la stoffa della star. È la It Girl».
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Basato sul film di Baz Luhrmann, premiato con un Tony Award, il musical racconta le vicende di bohémien parigini devoti agli ideali di libertà, bellezza, verità e amore. È un jukebox musical dove gran parte della colonna sonora del film è sostituita da hit più recenti di Rihanna, Beyoncé, Katy Perry. Il ruolo di Zidler, proprietario del Moulin Rouge, è stato interpretato da tanti, da Bob the Drag Queen a Titus Burgess, mai da una donna. Ok, la cosa non ha alcun senso se si pensa alla possibilità che nella Francia dei primi del Novecento una donna nera potesse possedere un nightclub, ma non importa. C’è qualcosa di giocoso e di delizioso nel vederla in scena in un club pieno di sex worker e performer di cabaret strizzata in bustier scintillanti e col cilindro in testa, il tutto mentre tira la lingua e il suo “ah” ogni volta che il momento lo richiede.
Broadway non è stata per Megan Thee Stallion tutta rose e standing ovation. È stata costretta a interrompere a metà la rappresentazione lo scorso 31 marzo ed è finita in ospedale. Ha poi detto che si è trattato di un campanello d’allarme e che sono stati i ritmi di lavoro serrati a crearle problemi. «Mi sono spinta oltre i limiti», ha scritto, «e il mio corpo alla fine ha detto basta. Mi ha spaventata questa cosa. Giovedì sarò di nuovo sul palco più forte, più lucida e pronta a darvi il 100% che meritate. Grazie per starmi sempre accanto e per amarmi in ogni cosa». La comunicazione trasparente ha reso i fan ancora più impazienti di vederla a Broadway. «Sono orgogliosa di lei», dice Imani Eddins, 28 anni. «Ne ha passate tanti in questi anni».
Lo show si basa anche sullo star power e sul fandom che la rapper si porta dietro ovunque vada. Si può acquistare merchandise a tema Stallion d’oggi genere: poster, portachiavi, tazze, shopper, t-shirt. E per non essere da meno, lo show si chiude con un medley delle hit di Megan Thee Stallion Body, Savage e la sua strofa in WAP. «La mia ragazza dà il massimo!», dice la rapper in costume di scena mentre il cast balla attorno a lei sulle note di Body. L’aria diventa elettrica: spettatori che fino a un momento prima sedevano composti saltano, urlano, ballano sulle sedie. «Su le mani, Moulin Rouge!».
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La festa non finisce quando si riaccendono le luci. La gente si precipita fuori per accalcarsi intorno all’uscita artisti, bloccando il passaggio sul marciapiede. Ci sono passanti che si uniscono alla folla, uno grida «Ti amo Megan!» mentre va oltre. Passa più di mezz’ora prima che Megan si faccia vedere accolta da un boato assordante. È il caos: gente che strilla e agita i Playbill in aria. Un fan con coroncina e fascia da compleanno si arrampica su un albero per cercare di vedere meglio, ignorando la security e un agente di polizia visibilmente irritato che prova a farlo scendere da lì. Una decina di minuti dopo, sceso dall’albero, il tizio corre giù per la strada con altri, urlando e mostrando foto e fogli autografati con fare trionfante. È euforico: «Ne è valsa assolutamente la pena, lo rifarei altre cento volte».
Mentre la gente continua a esultare, la luce proveniente dall’uscita artisti dell’Al Hirschfield Theatre illumina gli schermi dei telefoni alzati per catturare anche solo un’immagine della hottie di Houston. Non importa che il teatro sia chiuso, che i ballerini siano tornati a casa, che la musica sia finita. È come se Megan Thee Stallion fosse di nuovo sul palco, per qualche istante ancora il diamante del Moulin Rouge.















