Arlo Parks: uscire, ballare, guarire | Rolling Stone Italia
Musica per ricentrarsi

Arlo Parks: uscire, ballare, guarire

Un tour dietro l’altro, poi la sindrome da burnout. Per uscirne si è fermata, si è trasferita a Los Angeles, ha costruito una piccola comunità di amici, si è buttata nella vita notturna. Il risultato è ‘Ambiguous Desire’

Arlo Parks: uscire, ballare, guarire

Arlo Parks

Foto: Sacha Lecca per Rolling Stone US

Arlo Parks non teme cambiamenti e incertezze. Ci diamo appuntamento in un ristorante di Brooklyn, ma è chiuso. Ci spostiamo in un bar accanto illuminato da una dozzina di flipper vintage. S’accomoda a un tavolino all’angolo con un seltzer ghiacciato e riprende la conversazione che abbiamo iniziato fuori, sotto la pioggia. Tra poche ore andrà a vedere a teatro You Got Older, una commedia esistenziale dark che va in scena al Cherry Lane Theatre. «Tenera e meravigliosa», dice citando lo slogan usato da Time Out per descriverla. Ci va senza saperne granché, come fa spesso quando va a teatro o al cinema. Ha semplicemente letto quella definizione e le è sembrata promettente. In scena ci sono solo sette personaggi. Ce ne sono molti di più nel suo nuovo album Ambiguous Desire.

Crash, Ames e il cugino di Aleda sono nella traccia di apertura Blue Disco. In Jetta lei viaggia sulla sua Volkswagen con qualcuno sul sedile del passeggero. Stanno andando a trovare Conor, e più tardi incontrano Cindy. Maria, che compare in Get Go, sta ancora cercando di smaltire lo shock per aver visto il suo ex con un’altra ragazza. Più avanti, nella Senses realizzata con Sampha, Lae offre conforto a Parks. Kelly fa la dj in Heaven, Joey beve birra in 2Sided e la voce di Danyiel vibra attraverso l’altoparlante di un telefono in Floette. Ovviamente il personaggio principale di tutte le canzoni è Parks.

«Alcune sono persone reali o comunque sono tipi di persona che sono entrate e uscite dalla mia vita», spiega. «A volte sembra che esistano solo in quel piccolo mondo, in certe serate che avvengono una volta al mese. Esistono e poi spariscono».

Ambiguous Desire nasce proprio dall’immersione di Parks profonda nella vita notturna, nella comunità che ha incontrato, nelle lezioni su vita e amore che ha imparato. In un certo senso, la cantante ha recuperato il tempo perduto in anni passato in tour e in una fase di burnout che ha attraversato. Nel 2022, mentre portava in tour Collapsed in Sunbeams, il suo album premiato con un Mercury Prize, ha cancellato una serie di date negli Stati Uniti per tornare a Londra e cercare di riprendersi. «Il burnout è peggio di quello che potrebbe essere perché metti tanta energia nel cercare di non crollare, energia che invece potresti spendere per stare meglio».

Arlo Parks - 2SIDED (Official Video)

All’epoca i concerti erano aperti da Del Water Gap ed era esausto pure lui. «Mentivamo l’uno con l’altro cercando di sembrare coraggiosi», ha detto il cantante a proposito del tour. La decisione di smettere di fingere ha rafforzato l’amicizia tra i due, così come hanno fatto bene a Parks le parole di Lucy Dacus. «Mi ha detto: “Ti vedo. Hai fatto la cosa giusta. Hai scelto te stessa”. Sentirselo dire è stato terapeutico. È così che siamo diventate amiche». Al processo di guarigione ha contribuito anche la decisione di trasferirsi da Londra a Los Angeles. «Stare ferma in un posto per la prima volta in vita mia mi ha permesso di costruire relazioni solide. Ero sempre l’amica che non c’era, quella che viaggiava».

Ambiguous Desire permette di entrare nella sua testa. «Ho scritto una frase, desire is an engine, il desiderio è un motore, pensando a cosa significa davvero essere vivi e a cosa ci fa andare avanti», racconta. «Puoi capire tante cose di una persona dai suoi amici, dal modo in cui parla, dalle cose a cui tiene». I nomi che cita nei testi contribuiscono a creare una sensazione di famigliarità, ma sono secondari rispetto alle confessioni che fa. «Si passa da momenti di estasi ad altri bui e credo sia un dovere, o giù di lì, raccontarli esattamente come li ho vissuti. È il mio mantra».

C’è una canzone in particolare che è brevissima, nemmeno due minuti, in cui racconta che per aprirsi e innamorarsi è necessario affrontare incertezza e vulnerabilità. “Mi attraversi e non è una cosa negativa,” canta. “Odi quel che vedi?”. La canzone si intitola South Seconds e prende il nome dal vecchio indirizzo di Brooklyn dell’attuale partner di Parks. Nella sua testa non esistono amori buoni e cattivi, tutto contribuisce a quel che stiamo. La paura e le lezioni l’hanno portata dove – e a chi – è oggi. «Sento di aver trovato l’amore della mia vita». La relazione è ancora fresca, ma Parks ha già scoperto che «mi permette di crescere e di sapere che c’è una parte del mio nucleo che rimane sempre uguale e che sarà sempre amata».

Quando Parks ha definito gli obiettivi dell’album col produttore e caro amico Baird aveva le idee chiare: «Voglio sfidare me stessa. Voglio essere più che mai fan della musica. Voglio studiare. Voglio essere onesta con me stessa nei testi ed essere onesta riguardo alla musica in cui mi sono immersa negli ultimi anni». Ha pensato non solo a cosa si prova a ballare al buio stretta in una massa di corpi, ma anche cosa rende quell’esperienza elettrica. Ha cominciato a studiare perché certi dj hanno scelto il loro nome e l’attrezzatura che utilizzano, oppure «come cambia l’esperienza della musica se la consolle è al centro della sala o se è rialzata». Ha comprato vinili nei mercatini delle pulci, ha campionato le pubblicità delle radio pirata londinesi che trovava su quei dischi, ha iniziato a fare la dj e tutto questo ha aggiunto un «contesto culturale» all’album. La sua ragazza – una scrittrice che sa come la creatività ha bisogno di essere alimentata – ne condivide gli interessi. A casa hanno un sacco di libri sull’argomento e collezionano dischi insieme. «C’è uno scambio creativo continuo. Torni a casa e trovi un ambiente fertile».

Nulla però è paragonabile all’esperienza diretta della pista da ballo o al fare nuove amicizie nell’area fumatori. Parks ha passato molte notti nei locali simbolo di New York come Basement, Nowadays e il defunto Black Flamingo. Altre volte andava in un dive bar. «Ricordo una sera in cui mi sono detta: come sono finita in questo bar metal? E com’è che sto parlando con un metallaro di quando si è innamorato di un ragazzo per la prima volta?».

Parks fa risalire le sue origini nella vita notturna ad Auntie, un party underground a cui ha partecipato a Los Angeles qualche anno fa con un amico dj. «Ho passato tanto tempo sui palchi, spazi bui, musica, magia. Ho sentito subito una strana affinità tra l’andare ai concerti e nei club. C’era qualcosa di familiare».

Arlo Parks - Heaven (Official Music Video)

Qualche anno fa Parks è andata a vivere in una casa in stile bungalow a Silver Lake. Non viveva con altri, ma raramente era sola. Ogni poche settimane invitava gli amici più stretti e li incoraggiava a portare altri amici in cerca di una comunità di cui far parte. «A Los Angeles ci si può sentire molto soli. È diventata una bella esperienza comunitaria, la mia. Qualcuno veniva una sola volta quando era in città, altri tornavano spesso. È diventata una enclave di persone fidate che volevano incontrare altre belle persone».

Padrona di casa attenta, Parks spesso creava l’atmosfera con lumini e candele lasciando in tv i programmi di Criterion senza audio. Gli altri suoni che riempivano la stanza, oltre alle chiacchiere degli ospiti, venivano dal DDJ-200 su cui Parks e i suoi amici mettevano musica. Serviva vino e metteva dischi di Donna Summer, Blood Orange e Solange prima di andare a ballare. Nelle serate migliori, finivano per vedere set di Honey Dijon, Eris Drew e Octo Octa. «Vedere le persone ballare, connettersi e muoversi – ed essere la persona che cura i suoni in quegli spazi – ha significato tantissimo». Voleva che Ambiguous Desire trasmettesse la stessa sensazione. «Il mio primo disco era molto intimo: ti siedi al tavolo della cucina con il caffè del mattino e lo ascolti tutta sola. Questo invece ti dice: ok, adesso tutti fuori».

I vecchi dischi, dice, sono macchine del tempo che rappresentano chi è stata, ma sono anche la prova che alcune cose non cambiano mai. «Mi sento la stessa di quando avevo 15 anni e facevo musica da sola a casa. Penso a quei dischi con affetto. Quello era il mio gusto, quelle erano le persone che amavo o che avevo intorno». Anche questo periodo in futuro le farà capire chi era. «A 60 anni avrò la documentazione di tutta la mia vita… e anche allora continuerò a far dischi».

Arlo Parks - Get Go (Official Music Video)

Da Rolling Stone US.