Sarah Toscano non ha bisogno di parole | Rolling Stone Italia
la prima volta

Sarah Toscano non ha bisogno di parole

La popstar è la protagonista del film Netflix che parla di come si cresce in una famiglia di sordi. Una sfida professionale ma anche umana. Ce lo siamo fatti raccontare da lei, che ha decisamente intenzione di ripetersi

Sarah Toscano non ha bisogno di parole

Sarah Toscano in 'Non abbiam bisogno di parole'. Foto: Netflix Italia

L’abbiamo vista vincere Amici da completa underdog, poi “sciogliersi le trecce” a Sanremo e ora in un film. Sarah Toscano sembra essere in una fase della sua (giovane) vita in cui prova tutto quello che le sembra giusto provare. Se fossimo nel 2003, passatemi il paragone, lei sarebbe la nostra Hilary Duff. Da “liceale a popstar” e ora da “popstar ad attrice”. E il suo debutto arriva non in un film a caso ma in un remake famoso. Quello de La famiglia Bélier, diventato poi il Premio Oscar CODA e ora Non abbiam bisogno di parole. Nuova versione in salsa monferrina della storia che ha emozionato mezzo mondo e che racconta di una ragazza figlia di due persone sorde. Con lei anche Serena Rossi nel ruolo dell’insegnante di musica.

Una produzione Netflix firmata Luca Ribuoli, regista alessandrino che, oltre ad aver portato sullo schermo una nuova versione della storia, ha fatto anche una cosa ancora più fantastica: ambientare un film ad Alessandria e provincia, non proprio Los Angeles. Parlando da local, un servizio di cui sono grato.

Tornando a Sarah, l’abbiamo raggiunta telefonicamente per farci raccontare come è stato girare il suo primo film, che poi è anche il primo da protagonista. «Abbiamo girato sei settimane. Era un mondo completamente nuovo, e devo dire che sono contenta di come è andata. Sono soddisfatta, avevo un po’ d’ansia. Avevo già visto La famiglia Bélier, quindi quando mi hanno proposto di fare questo remake sapevo benissimo cosa si stesse parlando. Ho poi visto anche CODA, per curiosità personale, anche se il regista mi aveva detto di stare attenta a non farmi influenzare troppo. Credo e spero di esserci riuscita».

La sua Eletta, sì, purtroppo senza R, è una ragazza di un piccolo paese tra le colline, Camagna, che ha la passione per il canto ed è figlia di genitori sordi. Un ruolo, il suo, piuttosto delicato. Un sorta di ponte tra due mondi. «Non conoscevo bene la comunità sorda, ma nonostante questo il ruolo non mi ha messo in particolare difficoltà. Sono stata fortunata perché circondata da persone che mi hanno spiegato cosa significasse essere una CODA (Child of Deaf Adults). Ho imparato tantissimo. Laura Santarelli, la mia insegnante LIS (Lingua dei Segni Italiana, nda), è stata incredibile».

Sarah Toscano, Carola Insolera e Serena Rossi in ‘Non abbiam bisogno di parole’. Foto: Netflix Italia

Una pellicola che racconta il sogno di una ragazza che abita lontano dalla città e con una famiglia non comune. «La missione di questo film era dire la verità, dare una giusta rappresentazione. Mi preoccupava essere credibile, non solo per persone che non hanno idea di che cosa sia la comunità dei sordi, ma per la comunità dei sordi stessa. Volevo che la mia LIS fosse vera, che i metodi di approccio fossero veri. E questa cosa l’ho imparata sul set, studiando e stando a contatto con gli attori sordi. Ci tenevo a conoscere un mondo che conoscevo poco». Nel ruolo dei genitori e del fratello ci sono Carola Insolera, Emilio Insolera e Antonio Iorillo.

«Spero che questo film lasci un messaggio: quello di inseguire i propri sogni. Che poi è quello il succo. Perché ci sono tante difficoltà nella vita, ma alla fine devi fare delle scelte e fare quello che ti fa stare bene. E poi, chiaramente, spero che abbia un ruolo nel rappresentare sempre la comunità sorda, affinché non se ne parli più con pietismo. Essere sordi vuol dire far parte di una comunità che in quanto comunità ha una propria lingua, una propria cultura, una propria tradizione. Spero che questo film aiuti in questo senso. Contro pietismi e menefreghismi della gente. Contro le limitazioni che la società impone».

Tornando alla recitazione, Sarah ci racconta la scena più difficile: «Ti dirò: quelle in cui dovevo cantare perché ho dovuto ricalibrare la voce. Lì non ero Sarah Toscano, ero Eletta. Una ragazza che non ha mai studiato, che ha paura di usare la sua voce. Su tutte il momento in cui canto il brano di Anna Oxa…». E il momento più emozionante sul set? «Una scena con mio padre… ma se te la dico poi la spoileri». Facciamo che guardate il film e la trovate voi.

Intanto, per tutti i fan, in Non c’è bisogno di parole c’è anche un nuovo brano di Sarah Toscano, Atlantide. «Sono contenta perché è un testo interamente mio», ci dice. Potete ascoltarlo qui.

Sarah Toscano - Atlantide (from the Netflix film “Non abbiam bisogno di parole”) [Official Audio]

E tra canzoni e film Sarah Toscano continua a fare quello che le piace fare. «Mi lascio assolutamente una porta aperta per quanto riguarda la recitazione. In Italia si tende a separare le carriere. Io vorrei fare tutto. Guarda in America, le cantanti recitano e viceversa. Lady Gaga lo fa, no? Però non scrivere Lady Gaga che poi sembra che mi paragono a lei!» (ride).