Kanye West ha finalmente pubblicato Bully. Attesissimo, segna il ritorno alla musica dopo rinvii e controversie. Prima ancora di pubblicarlo, lo ha presentato in anteprima venerdì 27 marzo durante un listening party online. Ye non faceva uscire un disco solista completo a suo nome dai tempi di Donda 2 del 2022. Il titolo è stato ispirato da suo figlio Saint West e vede la partecipazione tra gli altri di Travis Scott e Nine Vicious.
Bully arriva dopo una tempesta di polemiche legate ai deliri antisemiti e alle battaglie legali tuttora in corso. Negli ultimi mesi Ye si è scusato per quelle dichiarazioni forse per cercare di espiare la colpa e riportare l’attenzione sulla musica. Nel frattempo non è rimasto inattivo avendo pubblicando alcuni singoli e collaborato con Ty Dolla $ign ai vari Vultures.
Dopo avere ascoltato Bully, ecco le sei canzoni di cui non riusciamo a fare a meno.
6 Sisters and Brothers
Consapevolezza sociale e spavalderia si intrecciano su una base dura e trascinante – “sono tornato con la roba che ti stende e ti fa girare la testa” – dove Ye riflette e intanto flexa. Versi come “sta per diventare molto più pericoloso” lasciano intravedere un senso di inquietudine, mentre il passaggio “dicono che sto andando in blackout come Akon, io mi sento più Khan, tipo Gengis” mette assieme vulnerabilità e sfrontatezza. Il riferimento al fatto che è rimasto per un po’ lontano dalle scene serve per dire che è stato presente anche nell’assenza.
5 Father (feat. Travis Scott)
Con la sua irrequietezza, è uno dei pezzi più coinvolgenti di Bully. Costruito attorno a un campionamento vocale di Johnnie Frierson, abbina echi gospel a un impatto ritmico bello deciso. La reunion con Travis Scott suona naturale e conferma che l’intensa tra i due è consolidata. Si scambiano barre taglienti con Ye che imposta il ritmo e Scott che ne eguaglia l’intensità con la sua tipica cadenza. Il breakdown richiama lo spirito del classico Otis, dai tempi di Watch the Throne, rielaborato però con un tocco moderno. È uno dei momenti più potenti del disco.
4 King
Tra urgenza e auto-mitizzazione, è uno dei testi più impressionanti di Ye tra quelli contenuti in Bully. Sostenuta da un sample vocale di Duke Edwards & The Young Ones, la canzone colloca Ye al centro di un racconto di trionfo e riflessione. Il rapper bilancia spavalderia e introspezione, e in versi come “L’odio mi ha portato più amore” e “Alcune delle persone che amo sono sparite” mescola storie di perdita personale, autoindulgenza e commento di tipo sociale. I riferimenti a Daddy Warbucks, alle auto di lusso e a Martin Luther King Jr. servono a inquadrare il suo percorso in una cornice che è assieme culturale e quasi mitica, creando un brano cupo che contiene egocentrismo, sentimento e intelligenza.
3 Preacher Man
Aperto da un campionamento di To You With Love dei Moments, Preacher Man cattura dal primo istante. Su una base morbida, Ye ha un’aria di sfida, ma si concede anche riflessioni sul tradimento e versi come “Nessuno mi può ricattare / anche se mi filmano, io resto sempre più G” e “Cambiano schieramento, lo avevo visto arrivare / Il colpo di scena… proprio quello che faceva comodo”. In equilibrio tra tensione e sicurezza di sé, Preacher Man è al tempo stesso coinvolgente e facile da ascoltare. E dimostra quanto talento ha Ye nel mettere dell’ironia nelle sue storie, il tutto su un ritmo irresistibile.
2 All the Love (feat. André Troutman)
Un pezzo sorprendentemente contagioso che rivela nuovi dettagli a ogni ascolto. Sostenuta da batterie martellanti e synth brillanti, la canzone si apre con un canto elettronico – “We left all the pain behind”, ci siamo messo il dolore alle spalle – che stabilisce subito i temi della canzone: liberazione e rinascita. È uno dei pezzi più melodici in cui versi come “Ora hai tutto l’amore e tutto lo splendore” sono cantati con un senso di vulnerabilità che richiama 808s & Heartbreak, laddove l’asprezza meccanica della musica rimanda invece a Yeezus. Il risultato è una fusione a combustione lenta di epoche diverse.
1 I Can’t Wait
In I Can’t Wait Ye abbraccia una sensibilità vintage piena di sfumature con richiami ai pezzi migliori del suo catalogo. È costruito su un campionamento intelligente di You Can’t Hurry Love nella versione del 1982 di Phil Collins, tra suoni caldi di organo e percussioni belle presenti. Ye la interpreta in un modo che è allo stesso tempo urgente e riflessivo, soprattutto in versi intensi e lucidi come “Sono morto e mi sono riallineato”. I passaggi più diretti, in cui rifiuta i conflitti per abbracciare l’amore, hanno una forza particolare. I Can’t Wait è un pezzo soul che suona allo stesso tempo nostalgico e rivitalizzato, ovvero una delle versioni di Ye che i fan apprezzano da tempo.
Da Rolling Stone US, pubblicato originariamente su Vibe.














