Il titolo dice: “Donald Trump ha firmato la legge per mettere la sua firma su tutte le banconote prodotte negli Stati Uniti”. È successo giovedì. E si tratta, per la politica statunitense, di un gesto piuttosto irrituale. Solitamente, sta infatti al Segretario del Tesoro e al Tesoriere apporre le proprie firme sulle banconote dello Stato federale, non al Presidente.
Jack White, quindi, non è rimasto a guardare. E ieri ha pubblicato un post sul suo profilo Instagram in cui la dice chiara sulla questione, come sempre.
«Oh, che umiltà! Ma perché fermarsi qui, Donnie? Perché non usi le tue piccole mani per rendere legge anche il fatto che la tua faccia arancione, oh, sempre così seria, appaia sulla banconota da cento dollari? Potresti farlo benissimo, visto che il Congresso e il popolo americano (e, in un certo modo, anche il resto del mondo) ti stanno semplicemente lasciando fare tutto quello che vuoi. Quindi, su! Perché non invadere Cuba, la prossima volta? Certo! Continua pure, nessuno ti fermerà».
L’inglese in cui l’artista ha scelto di scrivere il post, almeno in alcuni passaggi, è ironicamente altisonante, come a replicare il tono che si sarebbe usato in una corte rinascimentale (se l’America avesse avuto l’esperienza di una monarchia, a cui White sembra paragonare il “regno” di Donald Trump). La captino continua:
«L’America ha dato il ruolo più potente al mondo a un furfante manipolatore, a un egomaniaco, a uno che cerca sempre di trovare il modo per farla franca. E perché l’America l’avrebbe fatto, chiedete? Perché lui è davvero il migliore? Be’, perché… sì, lui è davvero il migliore! E MERITA di essere trattato come un re. È mai stato sindaco, senatore, o anche solo un accalappiacani? No, ma… è proprio il migliore! Voglio dire, guardate com’è orgoglioso mentre firma le sue leggiuccole… awww».
E qui, il tono vira su un vezzeggiativo satirico e di sberleffo. Per poi tornare a parlare di realtà dura e cruda.
«Gli agenti del TSO (Transportation and Security Office, nda) devono vendere il propio plasma per pagare l’affitto mentre lui si prende un giorno di vacanza, imbroglia a golf, e bombarda altri Paesi giusto per divertirsi. I prezzi della benzina schizzano verso l’alto per una crisi mondiale che LUI stesso ha causato in Medio Oriente. È il momento perfetto per mettersi a scherzare su Fox “news”, per visitare Graceland, e firmare una legge per far sì che la tua firma gonfiata e da spaccone arrivi su tutte le banconote americane! Congratulazioni, Donnie! te lo sei meritato!».
Per concludere con un post scriptum: «PS. La mia Bibbia Trump, le mie scarpe da tennis, le mie monete commemorative il mio telefono d’oro non mi sono ancora arrivati, hai per casoun’idea di quando potrei riceverli? (sono sicuro che il Congresso stia provvedendo anche a tutto questo, e che non stia solamente lasciando Trump libero di infrangere la legge e approfittare del suo ruolo. Siamo in buone mani). Non sarebbe divertente se qualcuno cominciasse una campagna per coprire con un pennarello indelebile la sua firma ogni volta che si prende in mano una nuova banconota? Penso che sia illegale imbrattare il denaro degli Stati Uniti, perciò non suggerirei mai di renderla una protesta nazionale… Ma voglio capire, è permesso a tutti di infrangere la legge quando vogliono, o vale solo per Donnie?».
Non è la prima volta che White si dimostra particolarmente critico di Trump e della sua Amministrazione, tutt’altro. Già all’inizio dell’attacco statunitense all’Iran, il 28 febbraio, aveva scritto sul suo profilo Instagram: «Guardatelo, il leader del “Board of Peace”. Per la prossima dichiarazione di guerra, Donny, posso suggerire di mostrarti con i piedi sulla tua scrivania Risoluta, mentre mangi un Big Mac e indossi una tuta di velluto? Venezuela, Groenlandia, Iran, Cuba, che differenza fa, giusto?».














