Nella loro prima intervista congiunta, che risale al 2020, nel podcast Give Them Lala … With Randall, Megan Fox e Machine Gun Kelly (o MGK, più recentemente) si sono definiti reciprocamente come «twin flame» ovvero «fiamma gemella». L’attrice ha spiegato così la loro connessione: «Ho capito subito che lui era quello che io chiamo una fiamma gemella. A differenza di un’anima gemella, una fiamma gemella è un’unica anima che abita due corpi diversi contemporaneamente. Quindi, in realtà, siamo due metà della stessa anima».
Il concetto, come si può immaginare, non è un’invenzione dell’attrice, ma una teoria spiritualista che ha cominciato a diffondersi massicciamente negli Stati Uniti attorno alla metà degli anni Dieci del Duemila, trovando terreno fertile per una rapida espansione. In Italia, fatta eccezione per alcuni libri editi in autopubblicazione o qualche sporadico TikTok, ne siamo rimasti illesi, ma nel Nord America la teoria della fiamma gemella si è rivelata molto più devastante di una semplice fantasia romantica.
Legandosi al bisogno di spiritualità, all’insoddisfazione nelle relazioni eterosessuali, alla solitudine e alla vulnerabilità, in altre parole, a tutto ciò che contribuisce alla sensazione di non avere il controllo sulla propria vita, il concetto apparentemente innocuo delle twin flame ha spopolato, prendendo una piega decisamente più sinistra. Tanto da diventare il fulcro di quella che i media hanno definito, senza troppi giri di parole, una setta contemporanea: il Twin Flames Universe di Jeff e Shalea Ayan. Si tratta di una coppia del Michigan che, dal 2015, si è fatta promotrice della dottrina delle twin flame, tra benessere spirituale, ricerca dell’unione armoniosa con la propria fiamma gemella e una missione affidata loro da Dio in persona, da portare a termine attraverso un enorme gruppo Facebook, un sito e innumerevoli corsi online. Il tutto, ovviamente, dietro lauto pagamento da parte degli iscritti.
La prima testata a riportare questo caso fu Vice, nel 2020, grazie all’indagine della giornalista Sarah Berman, che raccolse numerose testimonianze di persone allontanatesi dalla community, con il titolo esplicativo Questa scuola su YouTube prometteva il vero amore. Gli studenti affermano di essere stati invece sfruttati. Ne sono seguiti due documentari: Escaping Twin Flames su Netflix e Desperately Seeking Soulmate su Amazon Prime Video, sempre incentrati sulle testimonianze delle vittime. Ma per capire la portata di ciò che è accaduto occorre fare un passo indietro e ricominciare dal concetto di twin flame.
Sembra che questa formula sia stata introdotta nel linguaggio comune dalla controversa leader spirituale statunitense Elizabeth Clare Prophet, nel libro Soul Mates And Twin Flames: The Spiritual Dimension of Love and Relationships, pubblicato nel 1999. La teoria in stile new age mescola diverse culture e credenze religiose, prendendo in prestito dal Simposio di Platone l’idea di un’anima scissa in due corpi per punizione divina. Ma, in questo caso, è il Dio della religione cattolica ad affidare a ognuno la missione di ricongiungersi con la propria fiamma gemella. A qualsiasi costo. E questo implica sopportare o perpetrare atteggiamenti abusivi nei confronti dell’altro, solo perché l’incontro con la twin flame è destinato a metterci in difficoltà per renderci migliori, a farci trovare, attraverso il dolore, la luce e l’armonia.
Questo pastiche spirituale ha attecchito con facilità nella cultura occidentale, dato che il concetto di anima gemella, seppure leggermente differente, così come il concetto patriarcale di famiglia o quello cattolico del sesso con fini riproduttivi, hanno reso il trovare la propria metà, e rimanerci per sempre, la missione di una vita.
Agli occhi di una persona che vive, respira e (si spera) ragiona, nel 2026, dovrebbe quantomeno risultare antipatico il concetto per cui la nostra identità acquista valore solo se in coppia, mentre la singletudine corrisponde a una sorta di incompletezza. Nell’era delle relazioni paritarie, del poliamore, dell’espressione non binaria e della consapevolezza riguardo ad abusi e relazioni tossiche, quando persino abbiamo imparato a etichettare come fantasia infantile quella dell’anima gemella, sembra assurdo che la teoria della fiamma gemella abbia potuto spopolare. L’idea di essere destinati a un’unica persona nell’arco della propria esistenza e che il legame con essa persista per tutta la vita (nonché in tutte quelle passate e nei possibili multiversi) suona quasi asfissiante, più che romantica. Eppure, a oggi il gruppo Facebook del Twin Flame Universe conta mezzo milione di partecipanti da tutto il mondo.
Il terreno fertile, come sottolineano Vanessa Grigoriadis, Gabriel Sherman e Natalie Robehmed nel podcast Infamous, è prodotto di un humus culturale in cui il malcontento verso le relazioni eterosessuali moderne la fa da padrone. Le infinite sessioni sulle dating app, la fatica nel mantenere una frequentazione stabile, i dati allarmanti sulla decrescita del sesso tra i giovani, il noto articolo pubblicato su Vogue secondo cui avere un fidanzato oggi è cringe. Nello spaesamento attuale, una teoria come quella della twin flame può essere confortante perché giustifica e romanticizza le dinamiche relazionali malsane. Ma fa di più: porta a negare il rifiuto. Nel mondo delle twin flame la fine di una relazione non esiste, è solo un ostacolo che la coppia supererà in nome di questa unione spirituale, indissolubile, voluta da Dio. Non c’è porta in faccia o chiusura che tenga: non a caso, molte delle persone che sono entrate a far parte del Twin Flames Universe di Jeff e Shalea Ayan sono state incoraggiate a non desistere e a rimanere in contatto con la propria twin flame, persino contro la sua volontà, finendo per far piovere denunce per stalking.
È come se, a una buona fetta della società, mancassero gli strumenti per creare connessioni umane significative. Invece di rivolgersi a un percorso di educazione sentimentale, condotto magari da personale sanitario specializzato come psicologi e psicologhe, scelgono una terza strada. Un fattore molto importante nel concetto di twin flame è infatti la fusione tra spiritualità e pseudo-psicologia. Tra new age e spiritismo, la twin flame si associa al mondo del positive thinking e ad alcune pratiche come il Mirror Exercise: quando qualcosa di negativo ci succede occorre spostare il focus su di noi. Un esempio: se la mia twin flame mi dice non mi ama più mi devo chiedere: perché non mi amo più? E lavorare sul ritrovare quel sentimento verso me stessa. Come se i problemi e le soluzioni esterne fossero sempre riconducibili a un controllo interno. Una teoria che ha dei limiti molto grossi, per esempio se la persona si trova in contesti abusanti, con il risultato di spostare la colpa sulla vittima.
Di violenza si parla anche all’interno del gruppo Twin Flame Universe, dato che Jeff e Shalea Ayan sono attualmente sotto indagine per la segnalazione di abusi all’interno della community. Tra quelli raccolti nelle testimonianze documentaristiche c’è la manipolazione psicologica dei membri: dall’allontanamento dalle famiglie di origine fino alla violenza verbale, passando per la transizione forzata. Quest’ultimo punto è particolarmente delicato: da qualche anno, Jeff e Shalea hanno cominciato a creare coppie all’interno del gruppo delle twin flame, ma hanno riscontrato un problema fondamentale. Ovvero, che la quasi totalità dei partecipanti è composta da donne eterosessuali. Dato che nella visione del Twin Flames Universe le relazioni possono essere solo eterosessuali e binarie, i due fondatori hanno intrapreso un percorso di manipolazione per spingere alla transizione forzata alcune delle partecipanti, come racconta con tanto di prove il documentario Netflix uscito nel 2023.
Quella delle twin flame si rivela così per ciò che è: non una semplice fantasia romantica, ma un’ideologia conservatrice e ultrareligiosa, che attecchisce e prolifera in situazioni di fragilità, giustificando relazioni tossiche. Non solo: è un’ideologia promossa da influencer e coach che si arricchiscono esponenzialmente grazie alla sua diffusione. Il motivo principale per la proliferazione di questo modello di intendere le relazioni da parte dei guru non è quindi una solida convinzione, ma un modo efficace per guadagnare. A metà tra le televendite di Vanna Marchi e gli influencer della manosfera, vedi alla voce Harrison Sullivan, chi diffonde ed estremizza concetti come la cura magica di sé, l’odio misogino in rete e la falsa speranza di incontrare l’amore spirituale, lo fa semplicemente perché è un modo ghiotto di accumulare ricchezza.
Quando qualcuno proverà a vendervi la fantasia di un amore romantico univoco, qualcuno che vi completa e il cui nome è scritto nel vostro destino, avere un brivido di paura lungo la schiena sarà una reazione più che legittima. Oggi che i problemi di autostima, rabbia e frustrazione sfociano in sottoculture violente, quella delle twin flame, con l’idea di vivere la propria esistenza in funzione di una fiamma gemella, ne è il controaltare romantico, ma non meno disfunzionale. Non fraintendiamoci: l’essere umano ha bisogno di creare connessioni profonde, di credere nell’amore e nell’empatia come valori fondamentali. Qui, però, non è in gioco la volontà di instaurare rapporti significativi, che siano di tipo romantico, famigliare o amicale; ma la capacità di convivere con se stessi in maniera complessa. Con la consapevolezza che non sarà la relazione con “la nostra fiamma gemella” a renderci migliori, né più felici.















