Nel documentario sui primi anni dei Red Hot Chili Peppers la voce del chitarrista Hillel Slovak, morto nel 1988, è riprodotta con l’AI. Il motivo è semplice: il regista Ben Feldman e i produttori del documentario disponibile su Netflix hanno voluto fare leggere i suoi diari direttamente a Slovak, o meglio alla sua voce «ricostruita digitalmente» come avverte la scritta che appare sullo schermo.
Oltre al fratello del chitarrista, James, e alla fidanzata Addie Brik, ad Alain Johannes e altri, hanno contribuito con interviste al documentario anche i membri dei Red Hot come il cantante Anthony Kiedis, il bassista Flea, il batterista dell’epoca Jack Irons e John Frusciante, che ha sostituto Slovak. Ma la band ha fatto capire che non si tratta di un film ufficiale, su cui hanno il controllo creativo.
«Circa un anno fa ci hanno chiesto di essere intervistati per un documentario su Hillel Slovak. Era uno dei membri fondatori del nostro gruppo, era un grande chitarrista, era un amico. Abbiamo accettato di essere intervistati per onorare la memoria di Hillel e per l’amore e il rispetto che gli portiamo».
Eppure, continuano, «stanno pubblicizzando questo documentario come se fosse dei Red Hot Chili Peppers, il che è falso. Non abbiamo avuto nulla a che fare dal punto di vista creativo. Dobbiamo ancora fare un documentario sui Red Hot Chili Peppers. Il soggetto di questo speciale Netflix è Hillel Slovak. Speriamo che possa generare interesse sul suo lavoro».















