Dave Grohl: «Dopo la morte di Taylor Hawkins ho usato la musica come una stampella» | Rolling Stone Italia
Un vuoto da riempire

Dave Grohl: «Dopo la morte di Taylor Hawkins ho usato la musica come una stampella»

«Faccio ancora fatica a dare un senso» alla scomparsa dell’amico. «Mi ha fatto mettere in discussione tutto della vita. Avevo paura del silenzio». Ora però molte cose sono cambiate

Dave Grohl: «Dopo la morte di Taylor Hawkins ho usato la musica come una stampella»

Foo Fighters

Foto: Elizabeth Miranda

La morte di Taylor Hawkins «mi ha fatto mettere in discussione tutto della vita, è stato così… ingiusto. Faccio ancora fatica a darle un senso». Intervistato da Mojo per l’uscita del nuovo album dei Foo Fighters Your Favorite Toy, Dave Grohl ha parlato della scomparsa del suo amico e partner musicale nei Foos. Fra i due, spiega nello stesso articolo il chitarrista Pat Smear, c’era un rapporto simile a quello tra Mick Jagger e Keith Richards. «Si scontravano, ma era un tipo di tensione positiva».

Dopo la morte del batterista avvenuta nel 2022 al Four Seasons Casa Medina di Bogotà dove la band alloggiava per il concerto al festival Estéreo Picnic, la band si è riunita nella stanza del cantante per piangere l’amico e raccontarsi storie su di lui.

Grohl si è poi buttato a capofitto nel lavoro. Tre mesi dopo è stato ospite di Paul McCartney a Glastonbury dove si è sentito come «cerbiatto che cerca di trovare l’equilibrio camminando su un lago ghiacciato». Ha anche organizzato i due concerti-tributo a Hawkins che si sono tenuti a settembre e che sono stati «come se lui vi avesse dato un mixtape» coi suoi pezzi preferiti.

«Credo avessi paura del silenzio, paura di provare delle emozioni», dice Grohl. «Un po’ di silenzio, un po’ più di introspezione mi avrebbero fatto bene. Non voglio dire che la musica sia stata una distrazione, ma la stavo usando come stampella per sorreggermi con un arto spezzato».

Nel frattempo ad agosto è morta la madre Virginia. «Ho avuto la sensazione che facesse di tutto per restare in vita. Temevo che perdere Taylor le avrebbe tolto un po’ di speranza» visto che per la donna Hawkins «era come un altro figlio». In quanto ai Foo Fighters, c’è stata una riunione in cui ha chiesto a ogni membro se sentiva di avere finito col gruppo «e nessuno ha detto di sì». Smear, che oltre a quella di Cobain ha vissuto la morte di Darby Crash quando era nei Germs, riassume così la differenza tra lui e Grohl: «Quando un caro amico, il cuore e il capo della band muore, io dico: vaffanculo, non lo voglio più fare. Dave dice: questo non mi fermerà».

Your Favorite Toy uscirà il 24 aprile e dura 37 minuti. Il precedente But Here We Are, che prende titolo da una frase detta dal cantante sull’aereo che li riportava a casa dalla Colombia dopo la morte di Hawkins, era stato registrato dal gruppo con la parte di batteria (suonata da Grohl) che usciva da un ampli, quasi una metafora dell’assenza. «Suonavamo con quella batteria, ma non c’era nessuno» in stanza con loro. «C’era solo questo vuoto che cercavano disperatamente di riempire».

Il nuovo album è stato invece prodotto almeno nella prima fase in modo simile al primo dei Foo Fighters, partendo da demo fatti dal solo Grohl nel suo studio casalingo sopra il garage, come se fosse una veglia funebre. Gli altri hanno poi via via aggiunto i loro contributi. Per il chitarrista Chris Shiflett, «alcune di queste canzoni non sarebbero state fuori posto nel primo album».

Nell’intervista Grohl non affronta direttamente il fatto di essere diventato padre fuori dal matrimonio, notizia che ha contribuito a farlo sparire della circolazione per un po’. Dice che fa terapia sei giorni alla settimana da un anno e mezzo circa.

Negli ultimi quattro anni, dice Grohl, «ho dovuto riesaminare ambizioni e intenzioni. Molti progetti sono stati un modo per dimostrare che potevo farli, non che avevo bisogno di farli. Sono sempre stato il tipo di persona che non riesce a stare ferma, che non riesce neanche ad andare in vacanza. Per addormentarmi avevo bisogno di tenere la tv accesa. A spaventarmi erano il silenzio e l’immobilità». Ora il suo orizzonte è cambiato. «Faremo ancora cose nei prossimi anni che ricorderanno a tutti che ai Foo Fighters piace andare in giro per il mondo a suonare». La differenza: prima andava a benzina, «ora sono un diesel».