L’Iraq, il pensiero magico, ‘La torta del Presidente’ di Hasan Hadi | Rolling Stone Italia
uova, zucchero e farina

L’Iraq, il pensiero magico, ‘La torta del Presidente’ di Hasan Hadi

Esce oggi in Italia uno dei film più sorprendenti della stagione, esordio di un regista iracheno infuso di realismo, incanto e un dolore profondissimo comunicato con pochi, ma precisissimi tocchi. La nostra intervista

'La torta del Presidente' di Hasan Hadi

'La torta del Presidente' di Hasan Hadi

Foto cortesia

Quasi un anno è passato dal Festival di Cannes. Quasi un anno dalla doppia vittoria di Hasan Hadi, budding regista iracheno, che con il suo La torta del Presidente si è portato a casa Caméra d’Or e premio del pubblico alla Quinzaine des Réalisateurs.

Prima, il viaggio di Hadi era passato da vari grant internazionali, dal Sundance Film Festival (era il 2022) e ancora prima era cominciato nell’Iraq degli anni Novanta, sotto la dittatura di Saddam Hussein e la guerra, e le sanzioni, e il contesto di povertà disperata e diffusa, controbilanciata dall’esaltazione malsana della persona (e personalità) del “salvatore”. È andato in America, poi, ha fatto il giornalista. Ma già con il suo cortometraggio d’esordio, Swimsuit (2020), era tornato chez lui: una piscina, una ragazza, e l’infinita paura di chi dovrebbe vestirsi (più) integralmente per nuotare in mezzo ad altra gente.

Il suo lungometraggio d’esordio, appunto La torta del Presidente, ha fatto anche di più. Portandoci in Iraq, ma non quello contemporaneo (dove, se ve lo steste chiedendo, non c’è più la dittatura): siamo sotto le sanzioni, sotto Saddam Hussein. Imposte dall’ONU dopo l’invasione del Kuwait, dal 1990 al 2003. Il Paese finisce in ginocchio, l’economia collassa e la povertà diventa endemica. Ma lo spirito della dittatura, naturalmente, non può piegarsi.

In un gioco al limite del sadismo (o forse ben oltre la linea di demarcazione), Saddam chiede alla popolazione in ginocchio, una volta l’anno, di preparare per lui una torta di compleanno. Lo richiede a ogni scuola del Paese. Lo dovrà fare un alunno sorteggiato casualmente (e uno dovrà portare le bibite, e così via). Il costo è incredibilmente oneroso, alcuni ingredienti sono virtualmente irrecuperabili. Ma, se il giovane dovesse fallire, frustate e grandi guai per la famiglia.

La sorte infausta tocca la protagonista de La torta del Presidente, la piccola Lamia, che vive in una capanna sul fiume (ci arriveremo) insieme all’anziana e acciaccata nonna Bibi. Per la loro piccola famiglia (che comprende anche l’irresistibile gallo Hindi, motore parziale della storia), è come una sentenza di morte. Bibi decide che è arrivato il momento di far “sparire” Lamia, affidandola ad amici della capitale, Baghdad, che si prenderanno cura di lei. Ma Lamia non ci sta: confusa per la decisione di Bibi, pensa che sia tutta colpa sua, che sia a causa della torta. Decide di mettere tutto a posto, procurandosi da sé tutti gli ingredienti per la torta del Presidente.

Una missione disperata che diventa una montagna russa anche per noi che già ci siamo affezionati a questa piccoletta, che ne ammiriamo la forza ma che vorremmo solo implorarla di fermarsi, di desistere. Perché non bisogna perdere tempo dietro i prepotenti. E Saddam era di sicuro un prepotente con i fiocchi.

Come avrete capito, per ora posso dirvi che La torta del Presidente esce oggi al cinema in Italia, e che bisogna andare a vederlo. Per il tutto il resto, lascio parlare la mia conversazione con Hasan Hadi, qui sotto.

La torta del Presidente di Hasan Hadi - Vincitore Caméra D'or a Cannes | Trailer ITA HD

Che cosa è successo tra il Festival di Cannes e oggi?
È successo che sono andato in giro, che sono stato ad altri festival, che ho incontrato persone di diversi Paesi e diversi background. E tutti sono entrati in relazione con il film. Questo mostra uno dei lati che definiscono il cinema: unificare l’esperienza umana, metterci in contatto. Siamo stati fortunati, in ogni caso, il pubblico ha risposto molto bene al film. Non era scontato, visto che La torta del Presidente parla di cose che possono essere molto diverse per diverse culture.

'La torta del Presidente' di Hasan Hadi

Foto cortesia

Questo è un punto importante. Ci arriviamo meglio partendo da un’altra parte: che cosa significa, “cultura del cinema” in Iraq? Che cinema si produce, nel Paese?
Ci stiamo ancora lavorando. Al momento stiamo come sviluppando un alfabeto per il cinema iracheno, stiamo capendo che cosa può significare avere un sistema di produzione cinematografico nostro, nazionale. Innanzitutto, per svilupparlo, servono molti, molti fondi statali, e la volontà di rischiare con gli artisti e con le storie, la volontà di dare la possibilità a qualcuno di creativo. Recentemente il Governo ha istituito un programma di fondi per artisti, ma la verità è che fino ai primi Duemila, di film in Iraq non se ne parlava proprio. Credo che, in questo senso, il supporto del Governo debba essere incondizionale, il cinema deve avere libertà totale. E poi, certo, sarebbe bello che intervenisse anche il privato.

Mi viene da pensare che siamo punti importanti anche per tutto il panorama internazionale del cinema, non solo quello iracheno…
Sì. È triste, ma ultimamente è diventato molto difficile fare film indipendenti. Ed è un peccato, perché è proprio con l’indipendenza che si fanno fiorire i diversi stili, gli approcci, lo storie uniche. Ma io credo molto nel pubblico. Credo che il pubblico possa correggere il tiro, e aiutare anche a rendere il cinema indipendente più sostenibile. Come può farlo? Andando in sala. Credo che si sia voglia di cinema indie. L’arte è essenziale per lo spirito umano. Ci rende ciò che siamo, ci fa crescere. Quindi sì, la mia scommessa è sul pubblico.

'La torta del Presidente' di Hasan Hadi

Foto cortesia

Arriviamo alla sostanza de La torta del Presidente. Mi sembra che sia un film che prende da molte tradizioni, che le usa senza paura e in modo personale. Chi sono i tuoi maestri, se ne hai, le tue ispirazioni?
Faccio un passo indietro: il mio rapporto con il cinema è iniziato con le videocassette. Le guardavo in modo serendipicamente causale: dalla versione giapponese di Godzilla ai film di Tarkovskij, Terminator, Bergman, … Di sicuro, in questo film emergono tante influenze. Ma la vera stella polare è stato il Neorealismo italiano. Ladri di biciclette, Germania Anno Zero, … film e registi che ti dicono: sì, puoi fare film con attori non professionisti, e puoi fare film che non abbiano un vero e proprio set. Ti danno una base da cui partire, ti danno forza. Ma poi potrei dirti Antonioni, e tantissimi altri nomi che mi hanno influenzato… Poi naturalmente come regista e come autore, desideri crearti un tuo stile e una tua voce. Di creare qualcosa di unico.

Vorrei chiederti una cosa su un aspetto che esce molto, nel film. Lo incontriamo fin dal titolo, La torta del Presidente. E durante il film, quando vediamo l’attore che interpreta Saddam Hussein, lo vediamo quasi sempre mangiare, o comunque relazionarsi con il cibo. Era un golosone, Saddam?
Era di sicuro uno a cui piaceva il lusso e il buon cibo. Chiedeva sempre che un certo tipo di carne fosse cotto in un certo modo, per esempio. Voleva che gli animali che avrebbe mangiato fossero allevati in un certo modo, così che la carne rimanesse tenera in modo naturale, per così dire. Credo però che la sua vera ossessione fosse prendersi gioco del popolo. Squadernare davanti a loro questa opulenza, e creare per loro delle sfide impossibili. Considera per esempio che il film è ambientato durante il periodo delle sanzioni all’Iraq, molto pesanti. La situazione era un disastro, non si potevano nemmeno vendere lo zucchero e la farina. Ecco, questa cosa della torta, Saddam aveva iniziato a pretenderla già da prima. Ma comunque, capisci che è una cattiveria gratuita. Era ossessionato dall’idea che qualcuno facesse qualcosa per lui. E adorava il buon cibo. Almeno, questo è quello che abbiamo capito di lui.

'La torta del Presidente' di Hasan Hadi

Lamia, la piccola protagonista, sembra soffrire di questa cattiveria. È forse troppo piccola per avere davvero una relazione con la dittatura di Saddam e la sua politica, quindi la sfida della torta la prende quasi come una cosa tra vita e morte, e in un certo senso è così, perché potrebbe passare grossi guai se non preparasse quella torta. Come hai lavorato sulla sua psicologia?
Penso che due cose contraddittorie possano essere vere allo stesso tempo. Lamia pensa che Bibi sia arrabbiata con lei per la storia della torta e che per questo la voglia mandare via, ma in realtà la torta è solo la goccia che fa traboccare il vaso di una situazione al collasso. Penso che la psicologia di Lamia voglia trovare un a sola causa unificante per tutte le cose brutte che le stanno capitando. Così, crede che, se riuscirà a preparare la torta, tutto andrà a posto. La torta è il centro della situazione, per lei. È un modo di pensare tipico dei bambini. “Se farò questo, i miei genitori non divorzieranno”, per esempio. È un pensiero magico con cui si cerca di governare un mondo che sfugge.

'La torta del Presidente' di Hasan Hadi

Foto cortesia

Ti chiedo una cosa sull’attualità. Avrai seguito il Wenders-gate alla Berlinale. Tu che cosa pensi del ruolo dell’arte, cinema compreso? Deve ingaggiarsi con la politica, e rimanere una cosa separata?
Anche qui, penso che due cose siano vere allo stesso tempo. L’arte può essere politica e può non essere politica. Dipende tutto dall’artista. Ma la libertà è l’essenza. Siamo liberi di fare quello che vogliamo, di scegliere. E questa scelta è il cuore dell’arte, è ciò che ossessiona i creativi, chi si vuole esprimere. Il problema arriva quando iniziamo a censurare le opinioni di qualcuno perché è o non è ingaggiato con la politica. È pericoloso, specie se capita nell’arte. Poi certo, capisco che i social media abbiano creato un ambiente diverso, le persone vogliono essere più caute. Ma non possiamo costringere qualcuno a seguire un’agenda politica o a esprimersi politicamente. E non possiamo costringere qualcuno a non farlo. Anche qui, dobbiamo fidarci del pubblico. Che è abbastanza intelligente da capire che cosa è politico, che cosa è propaganda, e che cosa non lo è.

'La torta del Presidente' di Hasan Hadi

Foto cortesia

Un’ultima cosa: La torta del Presidente si apre su una scena girata su una palude, e Lamia vive praticamente su un fiume. Si parla dell’antica Mesopotamia, qui, perciò non dovrebbe stupirci… Ma comunque, l’occhio occidentale si stupisce, su questa apertura di film.
La civiltà delle paludi… è una delle più antiche del mondo. Vivere a cavallo del fiume è qualcosa che le popolazioni dell’area hanno sempre fatto. Ci sono case, alcune sono anche sotto il livello del mare. Ho deciso di girare nella zona perché sono un luogo unico, che sarebbe servito per gettare il tono di realismo magico del film. Ma naturalmente, penso che l’immagine dell’Iraq che è stata comunicata negli ultimi decenni provenga dalle notizie, dall’attualità e dalla guerra. Stivali nel deserto, cose così. Eserciti. Qui mi ricollego a quello di cui parlavamo prima: non fare film politico, ma fare film in modo politico. Questo è quello che ha detto Godard, una volta. E questo è quello in cui mi riconosco, almeno per il lavoro che ho fatto con La torta del Presidente.