La luce. C’è chi non l’ha mai vista. O chi al suo cospetto, provando a impossessarsene, si è perso, come è successo Kanye West. In pochi sono riusciti a domarla, o meglio, a capire che l’unico modo per possederla è facendosi attraversare. “Attraverso il mio corpo puoi vedere la luce” canta Rosalía in Divinize, uno dei brani più in vista di Lux (luce, per l’appunto), il suo ultimo disco. E a vedere la prima data del nuovo tour che si è tenuta ieri sera a Lione, Rosalía e la luce sono oramai fatti della stessa materia.
La LDLC Arena di Lione è strapiena quando, poco prima delle 21, la selezione di musica flamenco si silenzia e il palco ci viene per la prima volta mostrato. Una scenografia minimale, ma funzionale, fatta di pochi elementi (due scale movibili, dei drappi dai color tenui, un sole sullo sfondo) che nelle due ore di concerto cambieranno forme, posizioni, utilizzo. Le tonalità sono quelle del bianco, del beige, del rosa antico, che torneranno continuamente anche nei look della musicista e del suo corpo di ballo.
Rosalía però sul palco non c’è. Ci arriverà estratta da una grande scatola che, aprendosi a terra come un fiore sfiorito, svelerà la sagoma di una croce cattolica, tema ricorrente in questa divinizzazione a cui siamo chiamati a testimoniare. In fondo, la questione è dichiarata: Rosalía sta avendo un dialogo intimo con la luce, con qualcosa che sta dentro, sopra, intorno a noi.
La prima parte del concerto è fedele alla tracklist di Lux – dall’opening di Sexo, violencia y llantas fino a Mio Cristo piange diamanti – con Rosalía in abiti da ballerina di musica classica che, quasi come una bambola, o un carillon, viene spostata in lungo e il largo del palco dal corpo di ballo maschile. La piccola orchestra – composta da archi, fiati, tamburi, musicisti di flamenco, pianoforte e coriste – è posizionata in mezzo al pubblico, in una buca da teatro ancora più sfacciata, ovviamente a forma di croce. Ogni movimento in scena è dosato, elegante, e i brani si susseguono con una precisione incredibile, con la voce di Rosalía chiamata subito a grandi salti e momenti di profonda intensità canora.

Foto: Gareth Cattermole/Getty Images for Live Nation. Courtesy of Live Nation France
Il secondo atto riparte da Berghain. È il ponte che dalla nuova veste classica ci riporta al dancefloor, visto che qui, come ai Brit Awards, il finale diventa un viaggio techno rave. È la scusa per spostarsi su alcune hit del repertorio che hanno un contatto diretto con il mondo del club: Saoko, La fama, La combi Versace. Il palco si riempie di ballerini e ballerine che non si limitano a essere individui in movimento, ma estensioni del corpo di Rosalía. È quello che accade nelle intime coreografie collettive di Berghain e de La perla, quest’ultima cuore pulsante del terzo atto dello show insieme alla versione piano e voce di Sauvignon blanc e La yugular. Nel mezzo c’è spazio una cover piuttosto inaspettata di Can’t Take My Eyes Off You (non l’unica cover, ci sarà anche un’interpolazione di Thank You di Dido), eseguita all’interno di una cornice mentre una serie di fan scelti salgono sul palco per poter osservare da vicino, come in un museo, la nostra Monna Lisa.
In questo live composto da tutte scene separate, come fossimo davvero in un’opera teatrale, la nostra raggiunge i suoi musicisti in centro sala per evidenziare le radici flamenco di brani come Dio es un stalker e La rumba del perdón. Ma è presto tempo di tornare nel club: una cassa da rave volteggia sopra le teste del pubblico, rilasciando scie di fumo e luci intermittenti. È una scena al limite degli spettacoli di arte performativa che qui sembrano aver dato molti spunti a Rosalía. Se in questa particolare scelta per CUUUUUuuuuuute possiamo vedere un richiamo ai Motus, la spagnola Candela Capitán torna nell’utilizzo dei telefoni in scena in La perla mentre la compagnia di danza de La Horde è presente direttamente sul campo. Inoltre, sempre a un richiamo del teatro più contemporaneo, i testi delle canzoni, tradotti in lingua francese, vengono utilizzati come soprattitoli proiettati sopra la cornice del palco.
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Le citazioni comunque si susseguono come omaggi. Perché come diceva Picasso, conterraneo della cantante, «i bravi copiano, i geni rubano». E allora ecco gli elementi più sfacciati, come la Gioconda di Can’t Take My Eyes Off You, e quelli meno evidenti come i Talking Heads di Stop Making Sense a inizio show (il palco viene difatti costruito durante il live e il lavoro dei tecnici esplicitato) o Lady Gaga nell’utilizzo del corpo di ballo in Berghain. Per non parlare di riferimenti più ampi come al balletto, al teatro (e all’opera) all’italiana, al musical della vecchia Broadway, ma anche alle scenografia che abbiamo incrociato nell’ultimo tour dei Khruangbin. Volute, o giunte inconsciamente, poco importa: questo tour di Rosalía ha talmente così tante idee, scene, visioni che il pubblico non può che rimanere affascinato, stimolato, eccitato. Tutto ciò che dovrebbe accadere a ogni concerto pop.
Durante il concerto Rosalía si dà tutta. Non sarà una santa, canta, ma pur sempre benedetta è. Sul palco vive, piange, muore, rinasce. La luce la percorre; trova casa nel suo corpo, nella sua voce. E il suo corpo è sempre proiettato verso l’alto. Sale scalinate, viene innalzata dai ballerini, prova a volare con le ali dell’oufit che, completato da un reggiseno color tenue e dei pantaloncini da boxe, ci consegnano l’ultimo e azzeccato look di serata. Perché c’è la luce, certo, c’è la spiritualità, l’intelletto, ma anche tanta terra, tanta vita. Tanto sudore.
Mischiando alto e basso – dalla musica classica al reggaeton, dal balletto al rave, dall’operistica Mio Cristo piange diamanti alla sfacciata Bizcochito – Rosalía è il filtro con cui noi ci relazioniamo alla luce. Non la vediamo diretta, perché potrebbe accecarci, ma attraverso il suo corpo, qui posto a martire della musica pop. Rosalía, infatti, è una delle poche ad avere capito che nel postmoderno del pop c’è spazio per essere divinità ed essere umano, angelo e demone. Artista d’avanguardia e popstar.

Foto: Gareth Cattermole/Getty Images for Live Nation. Courtesy of Live Nation France
Il finale dunque non poteva che mettere in scena una morte, e il suo personale funerale. Dopo essersi lasciata cadere a corpo morto nella chiusa di Focu ’ranni, la canzone con un passaggio in siciliano che si trova solo nella versione fisica dell’album, è tempo di un ultimo canto, con il saluto lasciato alla spiritualità funerea di Magnolias, uno dei brani migliori di Lux, con quel coro finale che innalza il corpo verso il cielo, una volta per tutte.
Rosalía, oggi, è l’unica vera luce del pop mondiale.
Set list:
Sexo, violencia y llantas
Reliquía
Porcelana
Divinize
Mio Cristo piange diamanti
Berghain
Saoko
La fama
La combi Versace
De madrugà
El redendor
Can’t Take My Eyes Off You
La perla
Sauvignon blanc
La yugular
Dio es un stalker
La rumba del perdón
CUUUUuuuuuute
La noche de anoche
Bizochito
Despechá
Novia robot
Focu ’ranni
Magnolias














